Marc Raabe.
.
PRIMA DI UCCIDERE.
.
Parte 2.
.
Titolo originale: Der Schock.
Traduzione di: Angela Ricci.
2014 Newton Compton Editori, Roma.
...
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
...
.
Capitolo 27.
.
Berlino, 20 ottobre, 22,13.
Laura ud dei passi e si riscosse dal dormiveglia. Qualcuno infil la
chiave nella serratura e la gir, poi abbass la maniglia. Sulla soglia
c'era un uomo con una maschera da saldatore e un trapano elettrico.
Buck, pens.
Indossava dei logori pantaloni larghi color ocra con le tasche sformate,
e una camicia di flanella a quadri verdi e blu che gli stava piccola.
La stoffa era tesa sulla pancia. Tra la cintura e la camicia spuntava
una striscia di pelle ricoperta di peli.
Laura era confusa. Quell'abbigliamento le sembrava ridicolo, ma
la maschera da saldatore e il trapano lo rendevano un'apparizione
che incuteva timore.
Pi tardi non avrebbe saputo spiegare perch aveva fatto ci che
fece. Era stato puro istinto, dettato dalla disperazione e dall'adrenalina.
Si scagli contro di lui.
Buck non era molto pi alto di lei e grid furioso. Il trapano cadde
sul pavimento, Laura lott con lui. Sotto la camicia di flanella le
sue braccia erano sorprendentemente sottili. Prese la mira e alz il
ginocchio per colpirlo tra le gambe. Ma ci riusc solo in parte. Buck
gemette, si contorse, ma le afferr comunque le braccia e le tenne
strette. Nel corso della colluttazione, Laura mise le mani sulla maschera
da saldatore e gliela strapp dal viso. Due occhi neri e profondi
la fulminarono. La sua bocca era distorta per lo sforzo. Laura
tent di liberarsi della presa, ma all'improvviso le loro teste entrarono in collisione e la fronte di Buck colp la sua, proprio nel punto
in cui poche ore prima aveva sbattuto contro lo stipite della porta.
Laura grid e immediatamente vide delle luci danzarle davanti agli
occhi. Buck la spinse indietro sul materasso, tir fuori un rotolo di
nastro adesivo da una tasca dei pantaloni e le leg braccia e gambe.
Poi la tir in piedi ansimando. Maledetta carogna. Frug nella
tasca e tir fuori una punta per il trapano, cavicchi e due robusti
occhielli, poi raccolse uno sgabello dal pavimento della cantina
e con il trapano pratic un buco nel soffitto al centro della stanza,
proprio sopra di lei. La polvere le cadde sul viso e la fece tossire.
Buck avvit il primo occhiello al soffitto, fece un altro buco accanto
alla porta e avvit il secondo. Non disse una parola, si limit
a fischiettare sommessamente una canzone di Janis Joplin, Oh
Lord, Won't You Buy Me a Mercedes Benz... Poi le infil delle manette
sopra il nastro adesivo, fece scorrere un filo di nylon nell'anello
centrale della catenella, lo pass attraverso il primo occhiello
e poi attraverso quello vicino alla porta.
Rimase l accanto, la fronte e le tempie con il principio di calvizie
erano madide di sudore. Laura ipotizz che fosse sulla cinquantina.
Aveva un aspetto piuttosto provato dalla vita, come aveva lasciato
intuire anche la sua voce durante il colloquio con sua madre. Bene,
tesoro, disse. Le cose stanno cos: ti alzerai in piedi ogni volta
che entro. Chiaro?.
Laura serr le labbra, furiosa. La fronte le faceva ancora male per
la botta in testa e alzarsi di sua spontanea volont era l'ultima cosa
che aveva voglia di fare per quel tizio. A parte il fatto che da sola
non ci sarebbe neanche riuscita.
Buck annu, come se non si fosse aspettato altro. Prese il filo che
scorreva attraverso l'occhiello vicino alla porta e lo tir. Laura sent
le braccia sollevarsi. Il suo corpo legato mani e piedi fu issato come
un sacco e si distese. Le manette le tagliavano dolorosamente i
polsi. Soltanto quando fu dritta in piedi, con le braccia quasi completamente
tese verso il soffitto, Buck smise di tirare e agganci il
filo all'occhiello.
Tua madre ha detto che devo prendermi cura di te.
Ha anche detto di appendermi qui cos?.
Lui fece spallucce, ma sulle sue labbra si disegn un sorriso. Questa
te la sei cercata. Poteva anche andarti diversamente.
Non credo a una sola parola di quello che dice.
Buck alz di nuovo le spalle. Il suo sguardo scivol su e gi lungo
il suo corpo. Laura si chiese se lui l'avrebbe portata via subito, nella
casa, ovunque fosse, ma decise di non fare domande. Era meglio
che lui non sapesse che li aveva sentiti. Che cosa vuole da me?,
chiese invece.
Cosa voglio io?. Parve riflettere per un istante, come se non ci
avesse ancora mai pensato. Be', come ti ho detto, tua madre dice
che devo prendermi cura di te.
Lasciandomi appesa qui? Non credo che intendesse questo. Perci
fammi scendere.
Buck si accigli. Guarda guarda. Lo stesso tono di tua madre.
Dev'essere una cosa di famiglia. Rise. Un latrato secco.
Laura tacque.
Adesso che ci penso meglio, tua madre non ha detto granch riguardo
al come. Quindi la decisione sta a me. E poi non puoi certo
aspettarti aiuto da parte sua, qui sotto, disse a bassa voce.
Fino a quel momento Laura era stata soltanto furiosa per sua madre
e per il fatto di essere rinchiusa l, ma adesso cominciava a insinuarsi
in lei un'altra sensazione, piuttosto sgradevole. All'improvviso
realizz che Buck era del tutto imprevedibile. Perch sono
qui?, chiese. Cosa vuole mia madre da me?.
Ho io una domanda per te, disse Buck.
Laura sapeva di che si trattava. Non avrebbe mai lasciato Berlino
volontariamente, ma se le cose stavano cos, non aveva altra scelta.
E che succede se rispondo di s?.
Buck socchiuse gli occhi e la guard critico. Non sono sicuro,
disse lentamente, di volerti fare la mia domanda adesso.  stato
tutto troppo veloce.
All'inizio Laura pens di aver capito male. Mia madre vuole una
risposta e la vuole il prima possibile, lo so bene. Perci ecco la mia
risposta: s, lo far.
Buck le si avvicin a passi lenti. Un s per una domanda che ancora
non ti ho fatto?
Me l'ha gi chiesto mia madre di persona. Dico di s. E adesso
mi lasci andare.
Ed eccola di nuovo, la figlioletta di Ava, disse Buck girandole
intorno. La padrona della tenuta, dalla testa ai piedi. Sai, non ho
mai potuto soffrire questo aspetto di lei.
Ma lei chi ? E perch conosce mia madre?
Ah!, fece Buck. Questo  proprio da lei. Non ti ha raccontato
nulla di me, vero? Be', saprai tutto fin troppo presto.
Fin troppo presto? Deglut. Quanto doveva andare avanti quella
storia? Chiunque lei sia, adesso mi liberi. Come ho detto: la mia
risposta  s. Glielo dica.
Buck si asciug il naso con la mano, le pass accanto sfiorandola
e fece scivolare lo sguardo sul suo seno. Sai, non  mai un bene
quando Ava ottiene troppo in fretta quello che vuole. Per ora le dir
che hai detto di no.
Laura raggel. Era in bala di quell'uomo e dell'odio che a quanto
pareva covava da tempo verso sua madre. Prima o poi scoprir
che le ha mentito.
Buck sbuff. E allora? Un patto  un patto. Non sto certo cercando
di guadagnarmi le sue simpatie. Rest in piedi dietro di lei.
E pi a lungo dura, pi sar sicuro di ricevere quello che voglio io.
Improvvisamente sent le sue mani sui fianchi. Si irrigid mentre
le dita sudate di Buck si stringevano intorno alla cintura dei suoi
pantaloni. Con un colpo solo le abbass calzoni e mutande fino alle
caviglie legate con il nastro adesivo. Laura trattenne il respiro.
Serr labbra e gambe. Voleva gridare, sperava che magari sua madre
l'avrebbe sentita. E allo stesso tempo si rendeva conto di quanto
fosse assurdo aspettarsi un aiuto proprio da lei.
Hai paura?. Buck era in piedi proprio dietro di lei, il suo respiro
le accarezzava la nuca. Sent il tintinnio della fibbia della sua
cintura. Il metallo le tocc il sedere e lei trasal. Si irrigid cos tanto
da provare dolore, poi all'improvviso sent qualcosa di caldo e
carnoso spingersi tra le sue natiche.
Hai un sederino delizioso. Comportati bene, o lo zio scender
qui sotto ogni due ore. E la prossima cosa che ti infiler l dentro
non sar un dito.

Capitolo 28.

Berlino, 20 ottobre, 22,34.
Jan aveva spento subito la luce non appena era stato in grado di
orientarsi nella stanza. Gli pareva di essere da solo nell'appartamento,
a parte i topolini. Quello bianco si era rifugiato insieme ai suoi
compagni grigi sotto un grosso mucchio di trucioli.
Era uscito nel minuscolo ingresso e aveva acceso la luce per un
attimo, notando un bagno e una cucina lunga e stretta. Alla finestra
della cucina era appesa un'appariscente decorazione luminosa
fatta di cuoricini. In lontananza si udiva il suono di una sirena.
Frug rapidamente nell'armadio. I capi pi utili che riusc a trovare
erano un cappotto blu da donna e un berretto di tweed, che
Jan si calc bene sulla fronte. Infil in fretta il suo Belstaff in una
busta di plastica.
Usc in strada con il cuore che galoppava. La nebbia lo avvolse e
quando poco dopo una volante gli sfrecci accanto, rivolse un muto
ringraziamento all'uomo che aveva avvisato la polizia. L'assassino di
Gandalf non avrebbe di certo rinunciato di sua spontanea volont.
Poi telefon a Katy.
Qualche minuto dopo era di fronte al portone di Greg. gregor
WILKe, c'era scritto a mano in stampatello su una strisciolina di carta
applicata sul citofono con il nastro adesivo. Jan si guard intorno
un'ultima volta prima di premere il campanello.
Nell'atrio si respirava l'atmosfera tipica degli edifici di recente costruzione.
Tutto fresco e pulito, perfetto per un All-American-Surfer-Boy,
pens Jan mentre saliva le scale fino al secondo piano.
Katy apr la porta a piedi nudi, con indosso dei boxer troppo grandi
e una maglietta della Hollister di Greg.
Lo invit a entrare con un cenno del capo. Una volta nell'ingresso
lo abbracci. Era una bella sensazione. L'ultima volta che lo aveva
fatto risaliva a molto tempo prima. Stai tremando, constat lei.
Jan fece una smorfia.
Ti ha visto qualcuno?
Credo di no. E tu sei sicura che non ti abbiano messo sotto sorveglianza?
Sicurissima, disse Katy guidandolo verso la cucina. L'appartamento
era spoglio. Greg si era trasferito l sei settimane prima e nel
corridoio c'erano ancora pile di scatoloni. Solo la cucina era quasi
sistemata, con un robusto tavolo di pino al centro.
Come fai a saperlo?
Greg, disse Katy, un po' ne capisce di queste cose.
Jan inarc le sopracciglia, dubbioso.
Non guardarmi cos. Greg  a posto.
Jan non replic. Di colpo sent le gambe cedere. Si sostenne al
bordo del tavolo e si lasci cadere su una sedia.
Katy lo osservava preoccupata. Davvero. Non stare ad arrovellarti.
La polizia pu mettere sotto sorveglianza me o il mio cellulare
soltanto se sono in - come si dice? - stato d'accusa. Il fatto che tu
sia mio fratello non basta. Per il tuo cellulare ovviamente  diverso.
Ho buttato via la sim card.
Katy annu e prese una bottiglia d'acqua dal frigorifero. Con la
mano sinistra si sistem meglio i boxer di Greg. Adesso raccontami.
O vuoi aspettare che torni Greg?
Dov' andato?
A prendere della birra alla stazione di servizio.
Jan si blocc. Ah. Sei sicura?.
Katy gli lanci una lunga occhiata. Senti, questa  davvero un'idiozia.
Pos la bottiglia d'acqua sul tavolo davanti a Jan. Pensi
davvero che sia andato a denunciarti?.
Jan alz le spalle. Gli doleva la fronte, e anche le braccia, le spalle
e le ginocchia. Adesso che il picco dell'adrenalina stava calando,
facevano capolino i dolori. Non so pi cosa credere.
Sta tornando dal lavoro. L'ho chiamato e gli ho chiesto di prendere
della birra. Per questo non c' ancora.
Jan annu e si guard intorno. Bene. Quando ti ho chiamata pensavo
che fossi... a casa.
Jan, per favore!.
Cosa, per favore?, chiese lui sgarbato.
Smettila di comportarti come se io ti dovessi delle spiegazioni
per il solo fatto di essere qui. Soprattutto visto che sei tu quello che
mi deve spiegazioni. Ho mentito alla polizia per te.
Mi preoccupo per le ragazze. E un casino per loro, brontol.
Katy trattenne a lungo il respiro, come se avesse una gran quantit
di cose da dire in proposito e stesse tentando di reprimerle. Non
posso averle vicino a me in questo momento.
Che vuoi dire? Che tu ti prendi una vacanza e le tue figlie devono
cavarsela come meglio possono? Non voglio immischiarmi, ma....
Ma lo stai facendo. Katy assunse un'espressione ostile in volto.
Hai dimenticato com' stato? O  stata solo mia madre ad andarsene?.
Katy si morse le labbra. Tutta l'ostilit spar di colpo. Non posso
averle vicine adesso, disse a bassa voce, perch mi ricordano lui.
Jan ebbe bisogno di un momento per capire cosa intendesse. Va
cos male?.
Katy non riusciva a guardarlo negli occhi. Il suo sguardo restava
fisso sul pavimento mentre gli occhi le si riempivano di lacrime.
Sren non  quello giusto per me. Semplicemente non 
quello giusto, Jan. Non posso spiegarti adesso, ma.... Si interruppe
e tacque.
Jan si sent improvvisamente meschino. Mi dispiace, io....
Va bene, disse Katy. Va tutto bene. Si asciug le lacrime con
il dorso della mano. Non sei qui per questo per, giusto?
No.
La porta d'ingresso si apr e un istante dopo Greg era in
cucina, con indosso una giacca di velluto a coste, jeans e delle scarpe
marrone scuro. Aveva le occhiaie e sembrava rilassato. Pos sul
tavolo una confezione da sei di birra. Il tintinnio fu strano in quel
silenzio. Jan realizz all'improvviso che non aveva idea di che lavoro
facesse Greg.
Ecco qua il fuggitivo, disse lui senza alcuna ironia. Porse una
lattina a Jan e a Katy e ne apr una per s. Adesso racconta.
Jan si schiar la gola. E raccont. Gli occhi di Katy si facevano
sempre pi grandi. Quando ebbe finito, si rese conto di non aver
bevuto neanche un sorso. Apr la lattina e l'aria usc fuori con un
sibilo acuto. La birra fredda gli fece bene.
Ma che senso ha rapire qualcuno e poi lasciarlo andare?, chiese
Katy.
A dir la verit, non ne ho la pi pallida idea. E poi che l'abbia lasciata
andare  solo un'ipotesi. Forse qualcuno l'ha aiutata a scappare.
Anche questo sembra piuttosto improbabile, mormor Greg.
Katy annu. Credi che la stia cercando?
Uno cos non ti cerca. Ti d la caccia, disse Jan.
E soprattutto ora d la caccia anche a te, constat Katy.
Per un momento regn il silenzio.
Ma si tratta di Laura, non di me, disse infine Jan. Vuole che
io stia lontano da lei.
Cosa che non stai facendo.
Che vuoi dire?
Hai pensato a costituirti?
E Laura?
Adesso non mi interessa di Laura, disse Katy.
A me s.
Se tuo fratello si costituisce, si inser Greg, si ritrover a breve
con due omicidi sulle spalle. Prima la vicina e poi questo Gandalf.
Ci saranno le sue impronte sulla griglia e sulla bottiglia. Non
ci vorr molto alla polizia per confrontarle.
E basta come prova?, chiese Katy. Voglio dire, la polizia
dovr almeno riflettere un po' sulla vicenda. Insomma, Laura  scomparsa
e sulla fronte di questa... come si chiamava?
Nikki.
Sulla fronte di questa Nikki c'era scritto: non laura. E poi c'
il video sul cellulare e noi come testimoni. Alla polizia ci sar qualcuno
di intelligente che ti ascolter.
Greg si strinse nelle spalle. Sono elementi molto fragili. Per adesso
tutti i fatti rilevanti sono contro Jan. Ora come ora non so se correrei
il rischio.
Katy tacque imbarazzata.
Prima di tutto devo trovare Laura, disse Jan. E non posso farlo se la polizia mi arresta. Per come stanno le cose, sicuramente finirei
in detenzione preventiva. E se sono dentro, quello psicopatico
pu fare di Laura ci che vuole.
Ma chi  questo tizio? Cosa credi che voglia da Laura?, chiese
Katy.
Non lo so. Jan tacque per un momento e riflett. Per credo
che la conosca, forse anche da parecchio.  una faccenda personale.
Qualcosa che ha a che fare con il passato di Laura. Solo non so
che cosa.
Non capisco perch Laura non vada alla polizia, disse Katy.
A quanto pare non si fida di loro. Almeno, questo  quello che
sosteneva Gandalf. Ha vissuto per anni sulla strada. Chiss cosa le
 capitato. E poi c' anche quella storia del collegio. Jan scosse la
testa. Non riesco a liberarmi dalla sensazione che sia tutto collegato.
Port la lattina alle labbra e la scol fino all'ultima goccia. La
stanchezza attravers i suoi occhi e Jan li socchiuse.
Questo tizio albino, disse Katy, dev'essere completamente fuori
di testa, o non se ne andrebbe in giro cos.
Jan annu in silenzio. C'era un pensiero che non riusciva ad allontanare
dalla mente. Sapete cosa mi ha detto sotto il ponte? Dimentica
Laura, non ti apparterr mai.
E quindi?
Prima di tutto  strano che abbia detto appartenere. E non
l'ha detto cos per dire. Parlava sul serio. Per lui  del tutto normale
possedere un'altra persona. Crede che Laura gli appartenga.
Ecco perch  cos furioso con me, perch pensa che anche io voglia
possederla.
Katy tacque pensierosa.
E poi che altro?, chiese Greg.
Poi sappiamo bene che Laura  particolarmente allergica alle
pretese di possesso. E troppo testarda perch qualcuno possa pensare
anche solo cinque minuti che lei gli appartenga.
Greg fece una smorfia. Vorrei solo ricordarvi la mezz'ora nel bagno
del supermarket senza dire nulla a nessuno.
Il punto, prosegu Jan,  che se lui la conosce da parecchio, e
ne sono abbastanza certo, dovrebbe saperlo. Ma non gli interessa.
Se ne infischia tranquillamente. Vuole Laura per s. Lei gli appartiene.
Anche se dovrebbe sapere benissimo che lei non lo vuole.
Ok. Ma non vedo come questa considerazione possa aiutarci,
disse Katy.
Non ci aiuta direttamente, ammise Jan. Ma ci dice qualcosa
di lui.  una personalit estremamente dominante. Gli sembra normale
possedere qualcun altro e avere pieni poteri su di lui. Questo
rivela un eccessivo desiderio di dominio e controllo. Forse persino
una compulsione al controllo. Anche il suo aspetto lo conferma. E
non appena il controllo minaccia di sfuggirgli  persino disposto a
uccidere. E una patologia.
Patologia?. Greg aggrott la fronte.
Una malattia, tradusse Katy. Una delle parole preferite di Jan
dai tempi dell'universit.
Per un attimo tacquero tutti e tre. Dimmi un po', chiese lei infine,
sei proprio sicuro che si tratti di un albino?
S. Cio, relativamente sicuro. Ma gli occhi rossi sono una caratteristica
esclusiva dell'albinismo.
Non hai detto di avere visto i suoi occhi rossi solo per un attimo?
Normalmente nessuno ha gli occhi di quel colore. Neanche gli
albini, per quanto ne so. Agli albini manca un pigmento dell'iride,
il che vuol dire che quando la luce li colpisce direttamente penetra
senza alcun filtro nell'orbita e genera un riflesso rosso.  come l'effetto
del flash, solo pi intenso. E poi, per un momento, mi  sembrato
di vedere un tremolio nelle sue pupille.
Un tremolio?
Hai un computer?, chiese Jan rivolgendosi a Greg.
Greg annu e and nella camera accanto. Quando torn porse a
Jan un iPad. Immagino che vada bene anche questo.
Jan annu, apr il browser, digit albinismo e cominci a cliccare
i risultati. Ecco qua, disse infine. Tremolio degli occhi. Il
termine medico  nistagmo oculare. Ne soffre la maggior parte delle
persone affette da albinismo grave. Pu essere pi o meno violento.
A causa del pigmento mancante, l'occhio riceve troppa luce
e non riesce pi a mettere bene a fuoco. Perci la pupilla comincia
a vibrare cercando senza sosta di focalizzare.
Vuol dire che ci vede male, quindi?
Qui dice che in genere l'acutezza della vista va solo dallo 0,1 allo 0,5.  comunque sufficiente per andare in bicicletta, per esempio.
Per si rischia di non vedere pali e frecce. E guidare la macchina
 fuori questione.
Ma in Francia guidava un'auto... pensa al video di Laura, obiett
Greg.
Jan ci pens su un attimo. In effetti anche a me  sembrato che ci
vedesse bene. Scorse la pagina dell'iPad verso il basso. Dice anche
che ci sono forme molto diverse di albinismo e che hanno effetto
sull'acutezza della vista e sul nistagmo. Ma in un modo o nell'altro
qualche problema alla vista deve averlo.
Mmm. Katy spost lo sguardo da Greg a Jan. Se  davvero un
albino, questo potrebbe aiutarci a trovarlo pi velocemente. Ha anche
quei tatuaggi molto vistosi, o qualsiasi cosa siano.
E come pensi di fare?. Greg apr una seconda lattina di birra.
Non esiste una banca dati degli albini.
Forse in qualche universit? Qualcuno che ha condotto degli
studi?.
Jan sbadigli e scosse la testa. Troppo complicato. Primo, c'
il problema della riservatezza dei dati; secondo, dovremmo prima
capire quale universit potrebbe essere; terzo, il nostro uomo potrebbe
anche non aver mai partecipato a uno studio. Prese anche
lui una seconda lattina, la apr e bevve. Se davvero, come credo,
ha una compulsione al controllo, non si sar mai prestato a qualcosa
di cos incerto e dubbio come uno studio. Al suo posto avrei
piuttosto scelto una vita ritirata, in un contesto sicuro, plasmato a
mio piacimento.
Bah, fece Katy guardandolo.
Bah cosa?
A volte sei un po' inquietante.
Perch?
Tutto questo fare da Sherlock Holmes.
Jan si strinse nelle spalle. La psicologia clinica mi piaceva, almeno
all'universit. Per non ce la facevo a lavorare in una clinica.
Non potrebbe essere un'idea?, disse Greg. Cercare nelle cliniche
psichiatriche?
Non arriveremmo mai ai dati dei pazienti. E poi chiss da quale
angolo della Germania proviene.
E quindi?, chiese Greg.
Jan sbadigli di nuovo e tent di sistemarsi meglio sulla sedia. Ma
comunque si sedesse, sentiva dolore in ogni parte del corpo.
Adesso Jan se ne va a letto, disse Katy. Sei completamente sfinito.
Ecco di nuovo la sorella maggiore, pens Jan. Ma a differenza
delle altre volte fu un pensiero gradevole. Prima voglio scoprire
come si chiamava il collegio dove stava Laura. Prese l'iPad, torn
su Google e digit le parole Nord e collegio nella maschera di
ricerca. Questa storia del morto in collegio mi tormenta, mormor.
Credo che domani torner da lei.
Da lei? Di chi parli?, chiese Katy.
Ava Bjely, disse Jan. Non appena ebbe pronunciato il nome
sbadigli di nuovo. Si accorse improvvisamente di avere freddo, e
non era solo per la stanchezza.

Capitolo 29.

Berlino, 21 ottobre, 02,03.
Maledetto caos! Con la punta delle dita Fjodor pesc una matita
nera per il trucco dal bicchiere di vetro. Il suo viso non aveva mai
avuto quell'aspetto prima d'ora, n gli aveva mai provocato quella
sensazione al tatto. Era gonfio, con i denti doloranti, coperto di
sudiciume nero e con le strisce rovinate! Quella notte avrebbe dovuto
mettere le cose a posto. Poi si sarebbe lavato e avrebbe celebrato
la sua scintillante vittoria. E invece questo! La cosa lo rendeva
quasi indemoniato.
Il detergente bruciava sulla pelle ferita. Aveva lavato via le macchie
sbavate sul mento e con la matita ridisegn le linee sulla pelle
pulita. Che senso aveva lavarsi se prima non rimetteva ogni cosa in
ordine e ogni linea al suo posto?
Un rituale era un rituale.
Come odiava quel codardo!
E ancora peggio, Laura non spuntava fuori. Aveva contato sul fatto
che lei sarebbe tornata nel suo appartamento. Ma per qualche
motivo non l'aveva fatto. Era andato a controllare due volte, aveva
telefonato sulla linea fissa a intervalli regolari e ogni volta aveva
aspettato, aspettato e aspettato che lei sollevasse la cornetta. Solo
che la sollevasse. Gli sarebbe bastato.
Ma lei non c'era.
Doveva aver capito che non correva pi alcun pericolo. Il portafogli
doveva essere un indizio pi che chiaro da quel punto di
vista.
Allora era andato al canale di Teltow. E l, all'improvviso si era
trovato davanti lui.
Che occasione.
Per prima cosa si era liberato dell'immondizia. Come si aspettava,
il codardo era rimasto seduto, incredulo, a fissare il sangue.
Un vero e proprio vigliacco. Incapace di agire.
E poi?
Poteva dirsi fortunato che la bottiglia non si fosse rotta. Avrebbe
potuto tagliargli la gola. Si era quasi staccato la lingua con un morso.
La mascella gli doleva ancora per l'urto tra le arcate dei denti.
A posteriori si era chiesto se era accaduto perch non aveva visto
bene tutto. Ma la sua vista era eccellente. Molto migliore di quella di
tutti quegli altri a cui i dottori avevano sempre voluto paragonarlo.
Si ricordava ancora della visita dall'oculista, anche se all'epoca
non poteva avere avuto pi di otto o nove anni. Prima le visite mediche
erano sempre state occasioni particolari. I medici portavano
camici bianchi. E dal medico doveva andare senza truccarsi. Per
riceveva comunque sguardi in tralice per via dei capelli tinti di nero.
Sua madre faceva spallucce: Al ragazzo piace cos.
L'oculista era un uomo allampanato, con i capelli radi e occhiali
con la montatura di corno. All'epoca si era chiesto se qualcuno con
degli occhiali del genere potesse davvero fare l'oculista. Come poteva
visitare gli occhi degli altri se ci vedeva cos male? I medici gli
stavano sempre pi antipatici. Nonostante il loro bel camice bianco.
Durante la visita, il dottore continuava a mormorare tra s: Non
 possibile. Non pu essere. Oppure: Davvero inconsueto.
Alla fine si era tolto gli occhiali e si era sfregato gli occhi con le dita
sottili. Sa, suo figlio  fortunato.  certamente affetto da albinismo,
ma non trovo traccia dei tipici difetti della vista che si accompagnano
alla sua condizione, o per meglio dire, li riscontro soltanto
in misura marginale. Questo... be'... s, un danno cos scarso  ben
pi che fuori dal comune. Come le dicevo, suo figlio  fortunato.
Fortunato? Si era chiesto in che senso. Casomai era l'opposto. Aveva
avuto sfortuna. La sfortuna di venire al mondo in modo
sbagliato. Il fatto che fosse in grado di vedere decentemente, soprattutto
a una certa distanza, non cambiava nulla.
Bene. Solo pi tardi aveva capito cosa intendesse l'oculista. Gli
occhi gli tremavano soltanto raramente e comunque in misura minima.
E i problemi alla vista periferica? Anche quelli erano rari. L'acutezza
della sua vista era oltre il settantacinque per cento.
E al restante venticinque per cento provvedeva da s. Compensazione.
Anticipazione.
Ma perch diavolo non si era accorto della bottiglia? Era colpa
del suo venticinque per cento mancante?
Sent l'odio crescere di minuto in minuto. Quel miserabile parassita!
Osserv allo specchio il gonfiore sotto il mento.
Era assolutamente necessario mettere le cose a posto.
Troppo a lungo aveva lasciato che gli altri decidessero per lui, prima
di prendere in mano la situazione. Si ricordava ancora bene di
quando era sgattaiolato di nuovo in casa, dopo la faccenda di Jenny.
Si era chiuso in bagno ed era rimasto in piedi di fronte allo specchio,
con indosso i pantaloni bianchi di suo padre, la camicia bianca
e i disegni neri sul volto. L, davanti allo specchio, si era entusiasmato
per la sua erezione, finch non si era vuotato. Poi si era tolto
di dosso quell'altro, e Froggy era spuntato di nuovo. E insieme a
lui il dubbio, la paura, la vergogna, l'ansia.
La mattina dopo sua madre aveva trovato delle striature nere sul
lavandino e gli aveva chiesto del suo eyeliner nero. Lui non aveva risposte
da darle, non le aveva avute neanche quando lei aveva trovato
i pantaloni bianchi di suo padre e la camicia tra i panni da lavare.
Il nero nel lavandino non era cos grave. Anche quando si faceva
la tinta restavano sempre strisce nere. E la tinta era una cosa che
andava bene.
I vestiti bianchi invece erano terribili. Sua madre odiava i vestiti
bianchi. Da piccolo una volta si era messo un camice da dottore
che aveva trovato in un set da medico giocattolo. Si sentiva felice
e rinfrancato al pensiero che qualcuno di cos importante come
un medico si vestisse di bianco. Per molto tempo aveva giocato al
dottore ogni pomeriggio. Il camice era diventato una seconda pelle.
Ma quando sua madre l'aveva scoperto, aveva ridotto il camice
a brandelli e l'aveva lasciato due giorni senza mangiare.
Anche la questione cibo si era fatta sempre pi complicata, perch
cibo e trucco non andavano molto d'accordo. Almeno non per i
bambini. A quattro anni, quando aveva cominciato ad andare all'asilo,
sua madre aveva iniziato a truccarlo. Doveva sembrare normale.
Doveva sentirsi come gli altri, aveva detto lei.
Ma quando correva, mangiava o beveva, e poi si asciugava il viso
con la manica o con le dita, rovinava sempre il trucco. Lui non se
ne accorgeva, ma sua madre aveva l'occhio lungo per quelle cose.
Perci non aveva pi avuto il permesso di bere o di mangiare
quando era all'asilo. Anche correre o giocare nel cassone della sabbia
era troppo rischioso. Se tornava a casa con il trucco rovinato,
non mangiava fino al giorno successivo.
Soltanto la sera poteva farsi la doccia e lavarsi fino a tornare bianco.
Dopo gli era proibito uscire di casa. E aveva imparato presto
che era meglio non uscire neanche dalla sua stanza. A sua madre
non piaceva trovarselo davanti agli occhi. Per molto tempo aveva
guardato la televisione di nascosto, sulla scala. Fino al 26 dicembre
1969, quando suo padre l'aveva scoperto.
Dopo quella volta, la sera avevano cominciato a chiuderlo a chiave
in camera, dove non aveva altro da fare se non fissare le pareti
spoglie. Solo tre anni dopo aveva scoperto le riviste in cantina, nascoste
dentro un grosso cartone. La maggior parte delle ragazze l
era nuda. Gli piacevano soprattutto le bionde pallide. Cominci a
ritagliare le pagine una per volta, poi di notte le appendeva alle pareti
della sua stanza e le illuminava con la lampada da tavolo, per
farle scintillare nell'oscurit.
Scintillanti come lui.
In quel modo si sentiva meno solo.
Era giunto il momento di liberarsi di Jan, una volta per tutte. Doveva
riflettere accuratamente ed elaborare un piano. E poteva farlo
al meglio soltanto ritirandosi in solitudine, nella cerchia ristretta
della sua famiglia.
Si affrett. Quando apr la porta il suo cuore fu invaso da un sentimento
di pace e tranquillit. O comunque qualcosa che vi si avvicinava
molto. Entr nella galleria muovendosi lieve come un sussurro.
Rispettoso. Timoroso. Accese la luce e tutte loro emersero
letteralmente dalle pareti. Bianche e bionde. Docili e ubbidienti.
Le sue donne galleggiavano tutte intorno a lui.

Capitolo 30.

Berlino, 21 ottobre, 09,47.
Era una mattinata piacevole, il sole era alto nel cielo azzurro,
come se la nebbia notturna avesse portato via tutto il male. Persino
la villa gelida sembrava un piccolo castello splendente. La
luce filtrava tra le sbarre del cancello e proiettava ombre aguzze
sulla strada.
Jan apr la portiera del passeggero, scese dalla Cherokee e rivolse
un cenno a Katy, seduta al volante. Greg le aveva lasciato la macchina.
Hai alzato la suoneria del cellulare?, chiese Katy.
Jan annu. Pensa un po',  il cellulare di Laura.
E sei sempre sicuro di voler rischiare?
Katy, ne abbiamo gi parlato. Finch non c' un mandato di cattura
pubblico, non pu sapere che sono un ricercato. Perch mai
dovrebbe chiamare la polizia?.
Katy si strinse nelle spalle. Sono solo prudente.
Va tutto bene, sorellona. Jan sorrise, anche se non era troppo sicuro
di s. Chiamami se ti sembra che ci sia qualcosa di sospetto.
I grandi devono tenere d'occhio i piccoli, non  cos?
Io sono grande, replic Jan. Richiuse la portiera, un po' pi bruscamente
del necessario, e guard la villa. Ava Bjely e la sua freddezza
gli incutevano un senso di repulsione. Ma valeva la pena tentare.
Si avvicin al cancello e suon il campanello.
Dopo un po' il citofono gracchi: S, prego?. Non era la voce
di Ava Bjely. La domestica, pens Jan.
Buongiorno. Jan Floss. Vorrei parlare con Ava Bjely. Sono gi
stato qui qualche giorno fa. Si tratta di sua figlia Laura.
Un momento.
Clic. Poi silenzio. Una brezza lieve soffiava tra le sbarre, trascinando
con s qualche foglia avvizzita.
La signora Bjely non  disponibile, si rifece viva la voce.
Le dica che ci sono altri morti.
Come prego?
Le dica che so di quel morto, anni fa, al collegio. Adesso ce ne
sono altri.
Silenzio.
Poi di nuovo un clic.
Laura era contenta che la notte fosse passata. Era distesa sul materasso
al centro della stanza, in cantina. La luce soffusa dell'alba penetrava
attraverso i mattoni in vetrocemento. Avrebbe voluto muoversi
un po', ma Buck aveva lasciato la corda libera solo quel tanto
che bastava a farla stendere. Non ce n'era abbastanza per raggiungere
la parete o la porta. Il suo raggio d'azione si limitava a un piccolo
cerchio al centro della stanza.
Non aveva chiuso occhio per tutta la notte. I suoi pensieri erano
concentrati su come liberarsi e avvertire Jan. Poi sopraggiunse il
desiderio di un drink, che continuava puntualmente ad affacciarsi.
Ogni tanto era quasi sollevata di essere rinchiusa l dentro. Altrimenti,
chi poteva sapere cosa avrebbe fatto?
Poco dopo l'alba aveva cominciato a sentire il tormento della
fame. Aveva provato ad avvicinarsi ai biscotti e all'acqua, ma la corda
era troppo corta anche per quello. Ci riusc soltanto usando i piedi.
Alla fine l'unica cosa che non era riuscita a raggiungere era il secchio
per i suoi bisogni. Era stata lei stessa ad allontanarlo, posizionandolo
accanto al tubo di scarico. Buck si era limitato a lasciarlo l.
Perci beveva il meno possibile, anche se aveva una sete tremenda.
Stava proprio guardando il secchio con desiderio, quando all'improvviso
ud delle voci che parlavano in lontananza.
No. Deve togliersi dai piedi. Non voglio vederlo. Quella era
sua madre. Inconfondibile. Doveva aver gridato, altrimenti la sua
voce non sarebbe mai arrivata fin laggi. Le sarebbe piaciuto poter
svitare il coperchio del tubo per sentire meglio, ma con quella
corda era impossibile. Perci trattenne il respiro e si mise in
ascolto.
Per un bel po' ci fu silenzio.
Poi sent una seconda voce, un mormorio lontano e incomprensibile.
Cosa ha detto?, grid sua madre.
Di nuovo l'altra voce. Laura si chiese da dove arrivasse. Forse dalla
porta d'ingresso?
Va bene, rispose sua madre. Apri e di' a questo Floss che deve....
Il resto della frase risult incomprensibile, ma quel nome
colp Laura come una scarica elettrica. Jan era l! Si avvicin il pi
possibile al tubo, per quanto la corda glielo consentisse.
Il portone si apr ronzando e Jan entr nella tenuta. Davanti alla
porta d'ingresso lo aspettava Ava Bjely sulla sua sedia a rotelle, dritta
come un fuso, come le colonne che la circondavano a destra e a
sinistra. Era vestita di nero, come in occasione della sua visita precedente,
con gli stessi bracciali al polso e la stessa pettinatura severa.
Quella casa era una specie di museo. Dietro di lei c'era la domestica.
Fanny, se Jan ricordava bene.
Questo devo concederglielo, giovanotto. Lei sa premere i tasti
giusti, disse Ava Bjely.
Lei non mi lascia altra scelta, replic Jan.
Secondo alcuni  una cosa in cui sono piuttosto brava. Mi segua.
Fanny si accinse a spingere Ava Bjely nel salotto, ma lei scosse la
testa e si fece strada da sola. Vai. Puoi occuparti del piano di mio
marito. Non ho bisogno di te qui.
Fanny annu e spar senza dire una parola.
Andiamo di l, disse Ava a Jan, che la seguiva. Indic l'estremit
opposta della stanza, dove c'era un divano angolare grigio. Jan
si sedette. Alcantara, pens. Lavabile e morbido come la pelle di
camoscio.
Ava ferm la sedia accanto a un tavolino basso. Di che morti parla?,
chiese senza preamboli.
L'ho spaventata?.
La donna sbuff sprezzante. Le sembro il tipo che si spaventa?
Allora: di che morti parla?
Mi chiedo perch le interessi.
Giovanotto,, se ha intenzione di continuare a rispondere alle mie
domande con altre domande, allora  meglio che se ne vada subito
da casa mia.
Laura quasi non osava respirare. Perch non sentiva pi nulla?
Dov'era Jan? E sua madre? Forse stavano solo parlando a bassa
voce. O erano ancora davanti alla porta. Era come elettrizzata. La
corda era tesa come quella di un violino e lei era il pi vicino possibile
al tubo di scarico. Riflett se mettersi a gridare, nella speranza
che Jan la sentisse. Giusto in tempo si rese conto che anche Buck
avrebbe sentito le urla, se era nei paraggi. E se Buck la sentiva prima
di Jan sarebbe venuto a farla tacere.
Serr le labbra. No. Doveva aspettare finch non sentiva la voce
di Jan. Allora avrebbe avuto una chance che anche la sua voce giungesse
fino a lui. Prima non poteva gridare.
Trattenne il respiro e si mise in ascolto. Ma sentiva soltanto il pulsare
sordo del proprio battito nelle orecchie.
Che ne pensa, propose Jan, se ci rispondiamo a vicenda a qualche
domanda? Prima lei e poi io?.
Ava Bjely lo squadr con disprezzo. Quella situazione non le piaceva,
ma Jan percepiva la sua curiosit, forse mista a un po' di inquietudine.
Chieda, allora.
Perch mand Laura in collegio?.
Ava pass la lingua sugli incisivi, come se vi fosse rimasto
qualche resto di cibo. Secondo lei? Perch i genitori mandano i figli in
collegio? Perch sono difficili. Laura era difficile. Lo  sempre stata.
Ma quando entr nella fase dell'adolescenza non riuscivo pi a
tenerla sotto controllo. Saltava le lezioni, vagabondava in giro, ed
ero sicura che si drogasse. Stava deragliando, come si suol dire.
Per questo l'ha spedita a Nordholm? Per un paio di lezioni saltate
e un po' di droga?
La mette come se Nordholm fosse una prigione. C' mai stato?
Ho visto le foto della tenuta, su internet. Ma non  questo il punto.
Anche se fosse stato il collegio pi bello del mondo, Laura non
voleva andarci.
A volte bisogna costringere i figli a fare ci che  meglio per loro.
Meglio? Lo sa cosa dice Laura a riguardo? Mia madre mi ha
rovinato la vita.
Chi gliel'ha detto? Laura?
Un amico.
Non deve credere a tutto quello che le dicono. La maggior parte
delle persone si rovina la vita da sola. Ognuno di noi  il suo
proprio diavolo e noi facciamo di questo mondo il nostro inferno.
Oscar Wilde. Ma  sempre comodo addossare le responsabilit
a qualcun altro. La decisione di mandare Laura in collegio era
inevitabile.
E perch cos all'improvviso?, chiese Jan.
Che intende?
Normalmente si cambia scuola alla fine dell'anno, o alla fine del
primo semestre. Ma Laura ha cambiato scuola nel novembre del
1992, a met dell'anno scolastico. Perch?.
Ava Bjely fiss lo sguardo nel vuoto alle spalle di Jan, come se vi
stesse cercando una risposta.
Il silenzio ronzava nelle orecchie di Laura. Jan, dove sei?, supplicava.
Le manette le tagliavano la pelle. Il grido era sempre incastrato
nella sua gola. Maledisse l'istante in cui aveva riavvitato il
coperchio del tubo. Forse Jan era in casa da un bel pezzo, ma lei
non lo sentiva. Lo sguardo le cadde sulla bottiglia d'acqua. Poteva
essere un'idea? La raccolse, si gir verso il tubo di scarico, mir al
coperchio e lanci.
La bottiglia manc il coperchio di pochissimo e sbatt contro il
tubo. In tutta la stanza risuon un tonfo cupo e sordo.
Lo sguardo di Jan si spost sulla cucina, da dove era arrivato un
rumore. Ava Bjely, che sedeva dando le spalle alla cucina a vista,
non fece una piega. Solo i suoi occhi tradivano il fatto che aveva
sentito anche lei.
Alla fine si strinse nelle spalle e mormor: Fanny non  pi una
ragazzina. Ogni tanto rompe qualcosa.
Jan inarc le sopracciglia e per un attimo si chiese in che modo
Ava Bjely trattasse i suoi domestici in quelle situazioni. Forse tratteneva
loro qualcosa dallo stipendio? Novembre 1992, le ramment
di nuovo, riprendendo il discorso. Perch fece cambiare scuola
a Laura a met dell'anno scolastico?
Mi sembr il momento giusto. Non ci fu alcuna causa particolare,
che io ricordi.
Jan tacque. Era chiaro che stava mentendo. Doveva essere successo
qualcosa. E perch non un collegio a Berlino? Nordholm 
a pi di trecento chilometri.
Volevo che cominciasse una nuova vita, credo. Che conoscesse
persone nuove. E poi vicino a Berlino non c'erano collegi adatti.
Era il 1992, il muro era caduto relativamente da poco.
Jan annu. Suonava plausibile, ma era sicuro che lei stesse omettendo
qualcosa. L'ultima volta ha detto che Laura  una malattia
e che se sparisse a lei non interesserebbe.
Ava lo guard inespressiva. Non ho detto che non mi interesserebbe.
Ho detto che se non spuntasse fuori mai pi sarebbe
meglio.
A Jan serv un momento per digerire quella risposta. Ma che aveva
quella donna? Non riesco a capire perch odia Laura cos tanto.
Odiarla? No. Non odio mia figlia.
E allora?
Non sarebbe in grado di capire. Ava Bjely fissava il tavolino.
L'espressione del suo viso si era fatta dura.
Se non la odia, allora perch la tratta cos?
Lei odia il suo nevo vinoso?.
Jan esit per un istante. No.
Ma se ne libererebbe volentieri.
Jan tacque.
Perch  come se fosse una macchia che le ha appiccicato addosso
il diavolo e tutto quello che  andato storto nella sua vita vi
rimane attaccato, non  cos?.
Jan deglut. Di colpo capiva. Forse la causa dell'amarezza di Ava
Bjely non era affatto Laura. Gli venne in mente Katy, che non voleva
avere vicino le sue figlie perch le ricordavano troppo Sren.
Squadr la donna mentre se ne stava l seduta, con le labbra serrate.
Di chi si tratta veramente? Di suo marito?.
Improvvisamente nella stanza cal il silenzio.
Sopra di loro si ud qualche lieve rumore, poi Jan sent il suono
attutito dell'aspirapolvere.
Lasci il mio matrimonio fuori da questa storia, rispose fredda
Ava.
Perch punisce Laura se ce l'ha con suo marito per qualcosa?
Santo cielo, quanto  presuntuoso, sibil lei. E i suoi genitori,
allora? Perch crede che sua madre se ne sia andata?.
Jan rimase inchiodato, come colpito da un fulmine.
Perch suo padre era uno stronzo? Crede che sia cos semplice?
Lasci la mia famiglia fuori da questa storia, mormor Jan.
 lei che ha cominciato a girare il dito nella piaga. Allora, secondo
lei perch se ne  andata? E stato per la morte di suo fratello?
La smetta.
Perch lei non aveva legato la cintura di sicurezza? O  pi complicato
di cos?
Basta!, ringhi Jan.
Non era la voce di Jan, quella? Laura trattenne il respiro.
Sto cercando di salvare il culo a sua figlia, maledizione! Come
fa a non capirlo?.
S! Era Jan. Non c'era alcun dubbio.
Jan, grid. Jaaaan! Sono qui! Aiuto!.
Sono in grado di prendermi cura da sola di mia figlia, sent la
voce alta e stridula di sua madre. Non ho bisogno di uno stronzo
che venga a farmi da apostolo della morale e mi dica cosa....
Jaaaaan!, grid di nuovo con tutte le sue forze.
Sua figlia  stata rapita e a lei non frega un cazzo?
Jaaaan! aiuto! sono qui!.
Non  stata rapita. Lei non sa nulla di mia figlia.
Una cosa la so! Una persona come lei non avrebbe mai dovuto
avere figli. Cos' successo? Era troppo tardi per abortire?
Fuori!.
Jaaan! Aiuto!.
Sparisca immediatamente!.
No!, pens Laura. No, per favore. Non andartene adesso.
Jaaan!. Tir la corda. Strisci per riprendere la bottiglia e la
lanci con tutte le sue forze contro il tubo, jaaaan!. Aveva il cuore
al galoppo. Le corde vocali le bruciavano. Ma non aveva scelta,
era la sua unica possibilit, jaaaan!. La sua voce si fece pi acuta.
Poi si spense.
Tese l'orecchio nel silenzio.
Sper in una risposta.
Ma non sent nulla. Neanche un suono. Solo il battito del proprio
cuore.
JAAAAAAN.
Poi fu colta dal panico che lui se ne andasse senza sentirla. Continu
a gridare finch le corde vocali non le fecero male. Alla fine
si accasci sul pavimento e cominci a piangere senza riuscire
a fermarsi.
Jan, singhiozz abbracciando le ginocchia e seppellendo il viso
tra le mani.
All'improvviso sent il rumore della serratura. Alz lo sguardo
colmo di speranza.
La porta si apr.
Sulla soglia c'era Buck.
L'uomo tir la corda. Lei non aveva la forza di opporsi. Rimase
l, con le braccia tese al limite del dolore, indifesa e abbandonata.
Che stai facendo? Perch urli?, chiese Buck.
Laura si impose di smettere di singhiozzare, ma le riusc appena.
Gli avrebbe volentieri urlato contro per insultarlo, ma non le bastavano
le forze.
Non ti avevo avvertita?.
Non replic: tutto ci che percepiva era un'immensa disperazione.

Capitolo 31.

Berlino, 21 ottobre, 10,19.
Jan risal sulla Cherokee e sbatt la portiera. Andiamocene, per
favore. Subito!.
Katy gli lanci un'occhiata preoccupata e premette l'acceleratore.
Il motore diesel rugg e la macchina balz in avanti. Cos' successo?
Ha chiamato la polizia?
No, non l'ha chiamata.
E allora, perch questa fretta?
Voglio solo andarmene di qui, ok?.
Katy emise un profondo sospiro, ma non aggiunse altro. Jan fissava
i muri, le recinzioni e le case che sfrecciavano nel finestrino.
Ogni tanto si inseriva il ticchettio monotono delle frecce. Jan not
a malapena che Katy non stava tornando verso casa di Greg,
ma non disse nulla. Ava Bjely occupava tutti i suoi pensieri e lui si
chiedeva cosa potesse essere accaduto per far diventare una persona
cos.
Fammi un favore, vuoi?, disse infine. Fatti viva con Anna e
Nele. Va' a trovarle.
Jan, ti ho gi detto ieri che....
Risparmiamelo, ti prego. Facciamola semplice, ok?.
Con la coda dell'occhio vide la mascella di lei contrarsi. Katy avvinghi
le mani al volante e i suoi occhi si riempirono di lacrime. A
Jan non importava.
Non riusciva a immaginare come avesse fatto Laura a sopravvivere
a una madre del genere. Gli psichiatri erano pieni di pazienti
che avevano sofferto a causa dei loro genitori. Alcuni meno di Laura,
altri anche peggio.
Laura ne era uscita, in qualche modo, e a quanto pareva anche
con una psiche tutto sommato sana. Altri ne sarebbero stati distrutti.
Solo qualche tempo prima aveva letto un articolo in proposito su
Psicologia oggi. Il titolo era Immuni dal destino?, e parlava della
resilienza, una sorta di forza interiore che avevano alcune persone
e che permetteva loro di superare anche le situazioni peggiori. Evidentemente
Laura era una di quelle. Si ripromise di rileggere l'articolo.
Ma prima di tutto doveva scoprire qualcosa di pi sul suo
passato e sul periodo che aveva trascorso al collegio.
La Cherokee fece un brusco scatto e distolse Jan dai suoi pensieri.
Katy aveva parcheggiato l'auto accanto al marciapiede, poi apr
la portiera e scese.
Che fai?, chiese Jan.
Devo comprare del fondotinta. E poi mi serve una boccata d'aria.
Fondotinta? Adesso? Ma prima che potesse protestare, Katy sbatt
la portiera. Lui la guard arrabbiato. Dopo un quarto d'ora non
era ancora tornata. Jan decise perci di impiegare il tempo facendo
una telefonata. Ci volle un attimo per trovare il numero e stabilire
la connessione. La conversazione dur meno di cinque minuti.
Infine prov a chiamare Katy. Senza successo.
Solo un altro quarto d'ora dopo lei riemerse dal negozio con una
busta bianca e lucida che portava la scritta azzurrina Douglas.
Jan chiuse gli occhi e cont lentamente fino a tre per dominare la
sua irritazione.
Allora?, chiese Katy puntigliosa. Si era seduta di nuovo al posto
di guida. Adesso vuoi spiegarmi cos' successo? Ci sono novit?.
Jan fece una smorfia. Te lo racconto durante il viaggio.
Che viaggio?
Dobbiamo andare nello Schleswig-Holstein.
Dove?
Lo Schleswig-Holstein, sul mar Baltico, vicino Flensburg.
Saranno almeno cinquecento chilometri!.
Trecento, la corresse Jan. Se non ti va puoi anche scendere.
E rinunciare al piacere della tua compagnia? Scordatelo. E poi
questa  la macchina di Greg. L'ha prestata a me, non a te. Perci
o andiamo insieme o niente.
Jan sorrise, anche se non era dell'umore adatto.
Presumo che tu voglia andare al collegio?, chiese Katy.
 questo l'amore fraterno, vero?
Cosa?
Il fatto che a volte non c' bisogno di tante parole.
Katy lo guard a lungo, con un'espressione che lui non riusc a
decifrare.
Perch hai comprato il fondotinta?, chiese Jan.
Per te.
Per me?, disse lui, confuso.
Katy sospir. Questa cosa dell'amore fraterno a volte funziona
solo in un senso, mi sa.
Non capisco.
Guardati allo specchio, Jan. Se dovessimo incrociare per caso
un controllo della polizia, cosa credi che noteranno pi di ogni altra
cosa?.
Cercarono il primo grande bar nelle vicinanze e andarono nella
toilette degli uomini. Lo sguardo sorpreso e insieme invidioso di un
signore sulla cinquantina indugi su di loro mentre sparivano insieme
nel cubicolo del wc. Jan si sedette sul coperchio del water e
gett la testa all'indietro. Katy gli leg i capelli liberando la fronte
e cominci ad armeggiare con trucco e fissante. Era una sensazione
irritante sulla pelle e per Jan era difficile restare seduto e fermo.
A questo si aggiungeva poi l'odore di ammoniaca e di tavolette per
il wc che gli penetrava nel naso.
Quando Jan si avvicin allo specchio davanti al lavandino vide
un'altra persona di fronte a s. Il nevo vinoso era sparito, facendo
risaltare i suoi occhi e la simmetria dei suoi lineamenti. A volte quella
macchia sul viso gli era sembrata una fastidiosa calamita.
Durante le conversazioni le pupille del suo interlocutore scattavano spesso
verso il basso. Ma adesso non c'era nulla verso cui far guizzare
lo sguardo. Il colorito uniforme del viso gli dava un aspetto levigato.
Per la prima volta in vita sua il suo volto era libero dal nevo... e
si sentiva un estraneo.
Inoltre la pelle tirava ed era appiccicaticcia. Avrebbe voluto grattarsi.
Ma toccarsi la faccia era fuori questione. Ripens alle strisce
nere dell'albino e si chiese se gli provocassero la stessa sensazione,
a meno che non fossero tatuaggi.
E che succede se sudo?, chiese.
La signora della profumeria ha detto che la combinazione di
trucco e fissante  resistente all'acqua. Ma magari non mi ci farei
la doccia.
Jan annu. Grazie.
Pochi minuti pi tardi procedevano verso nord e poi verso ovest,
sull'A10. Jan raccont del suo incontro con Ava Bjely.
Dopo circa tre ore, poco dopo Kiel, imboccarono un'autostrada
federale. Il paesaggio era piatto e i raggi del sole facevano splendere
il fogliame d'autunno. Nella baia di Eckernfrde il mar Baltico
se ne stava tranquillo, sotto un cielo appena annuvolato. Un tempo
da cartolina. Dopo Eckernfrde si tennero sulla sinistra. Al termine
di un breve tratto di bosco videro un cartello verde con un simbolo
dorato e la scritta nordholm, che indicava a sinistra.
La stretta strada privata proseguiva in direzione del Baltico. A
sinistra e a destra era fiancheggiata dagli alberi. Di tanto in tanto
compariva qualche campo sportivo, una dpendance, un campo
da tennis. Il passaggio della Cherokee fece vorticare il fogliame
dorato.
Quando sulla destra apparve il castello con la sua facciata neoclassica,
Katy si lasci sfuggire un fischio: Roba di lusso questa.
E uno dei collegi pi rinomati di tutta la Germania, disse Jan.
E anche uno dei pi costosi. Ho fatto qualche ricerca su internet.
Quanto costa sistemare qui il proprio rampollo?
Tra i 40.000 e i 45.000 all'anno, a testa, disse Jan.
Katy inarc le sopracciglia. I genitori di Laura hanno dovuto
sborsare parecchio.
I soldi non erano un problema, disse Jan con amarezza. Di
quelli ne avevano pi che a sufficienza.
La ghiaia chiara scricchiol sotto le ruote mentre Katy accostava
la Cherokee al parcheggio e si fermava. E adesso?.
Jan guard l'orologio. Manca poco alle tre. Tra circa mezz'ora
abbiamo un appuntamento con il dottor Breitner, il direttore di
Nordholm.
Katy lo fiss stupita. Hai un appuntamento? E quando l'hai
preso?
Prima, mentre tu compravi il fondotinta.
E l'hai ottenuto subito?.
Jan sorrise. Gli ho detto che stavamo riflettendo se iscrivere qui
le nostre figlie, ma che volevamo prima farci un'idea di persona. E
che visto che domani mattina dovevo partire per l'estero per un po',
rimaneva solo oggi.
Non sapevo che avessi delle figlie.
Io no, ma tu s. Mi sono presentato a nome tuo. Spero che non
ti dispiaccia.
Katy rimase a bocca aperta. Il mio fratellino, mormor lanciandogli
un'occhiata in cui non era chiaro se predominasse l'irritazione
o il rispetto.
Il dottor Peer Breitner era un uomo alto con le dita curate, un colorito
signorile e un mento severo ed energico. Jan stim che avesse
circa cinquant'anni. Dalla postura sembrava uno di quei tipi che
non si tolgono giacca e cravatta neanche nella pi torrida delle estati.
Benvenuti a Nordholm. I suoi occhi azzurro chiaro squadrarono
entrambi mentre porgeva loro la mano destra. Jan si meravigli
che non si presentasse. Era una questione di educazione. Prego,
sedetevi pure.
Jan e Katy si sedettero davanti a una scrivania di quercia dipinta
di bianco, il direttore sulla sua imponente poltrona di cuoio.
Dietro di lui una libreria larga quasi cinque metri e alta quanto la
parete custodiva libri ordinati a seconda della grandezza e del colore.
Di fronte al direttore c'erano un paio di brochure accuratamente
selezionate, accanto a una lampada di design anni Settanta
e a una scultura in bronzo di un uomo chino con il globo terrestre
sulle spalle.
Proporrei, esord il direttore, di risparmiarmi le vostre frottole
e di andare direttamente al punto. Perch siete qui?.
Jan, che stava giusto per dire qualcosa, si ferm sbalordito. Riflett
per un istante. La sua unica possibilit era giocare in attacco.
Ho qualche domanda su una vostra ex allieva.
Intende l'allieva che mi ha indicato come referenza nella nostra
telefonata?
S. Laura Bjely, rispose Jan. In quel momento ebbe la sensazione
che nominare Laura fosse stato un errore. Forse era stato proprio
quello a far saltare la loro copertura.
A dire la verit, il direttore arricci le labbra, me ne ricordo
appena. La cosa migliore sarebbe rivolgersi direttamente a Laura
Bjely. In quanto ex allieva conoscer bene questo posto.
Lo farei volentieri, replic Jan. Poi fece una breve pausa. Ma
 scomparsa.
Il dottor Breitner non si scompose. Sul suo viso non si leggevano
n sorpresa n curiosit, soltanto riservatezza. In questo caso riterrei
pi opportuno comunicarlo alla polizia.
L'ho gi fatto. Jan si sporse ostentatamente in avanti. Ma poi sono
venuto a conoscenza di un episodio accaduto qui a Nordholm.
Il direttore aggrott appena la fronte. Quale episodio?
Sono passati circa vent'anni.
Ah. Non mi ricordo di alcun episodio.
Davvero non si ricorda di Laura Bjely? Capelli castani lunghi,
magra, quasi esile, un viso grazioso. Aveva quattordici anni quando
arriv qui. Un'iscrizione fuori dalla norma. Aveva lasciato la scuola
di Berlino, a novembre.
Vent'anni fa ha detto? Senta, giovanotto,  passato molto tempo.
Da allora di qui sono passati centinaia di allievi e allieve. All'epoca non ero neanche direttore. Si aspetta sul serio che io mi ricordi
di tutti?.
Jan sorrise gelido. Vede la libreria dietro di lei?
Prego?
I libri. Non sono in ordine alfabetico, ma disposti per grandezza
e colore.
Non capisco dove vuole arrivare.
 molto semplice, disse Jan. Chi ha scarsa memoria dispone i
libri in ordine alfabetico, in modo da trovare tutto subito e a colpo
sicuro. Invece chi sistema i suoi libri per grandezza e colore deve
avere un ottimo spirito di osservazione. Non ricorda solo autore e
titolo, ma anche le dimensioni, il formato e il colore del libro. Se si
trattasse di romanzi forse non salterebbe cos tanto all'occhio. Ma
la libreria alle sue spalle  piena di letteratura specializzata. Sono
libri che hanno formati, colori e titoli molto simili.
Il dottor Breitner squadr Jan in silenzio.
Sono sicuro che ricorda. In fondo parliamo pur sempre di una
persona morta dentro i confini della scuola.
Pu darsi, ammise il direttore. Ma non intendo comunque
parlarne con lei.
 evidente che lei non ha creduto alla storia delle gemelle che
volevo iscrivere qui, giusto? Perch allora ci ha voluti incontrare
lo stesso?
Non  mia consuetudine rifiutare a priori. Prima do sempre volentieri
un'occhiata.
Jan annu. Si tratta del suo buon nome, non  vero? Meglio ascoltare
prima di rischiare qualcosa. Ed  proprio questo il punto.
Il dottor Breitner inarc un sopracciglio e lo guard scettico.
Vent'anni fa qui  stato ucciso un insegnante e poco dopo una
delle vostre allieve  scomparsa. C' parecchio spazio per le speculazioni.
Si immagini: oggi torno a casa senza aver avuto risposte da
lei e sono cos arrabbiato che comincio a mettere in giro su internet
dicerie su quello che  accaduto qui. Dicerie piuttosto spiacevoli.
Dicerie che ricadrebbero su di lei, in quanto direttore della scuola.
Breitner ridusse gli occhi a due fessure. Sta cercando di ricattarmi?
Non mi interessa in che modo la prende lei. Mi serve solo qualche
risposta. Una donna  sparita e stiamo cercando di capire cosa
 successo.
Non otterr molto. Abbiamo una reputazione inappuntabile.
Temo che lei sottovaluti internet, dottor Breitner. Prenda la United
Airlines, una compagnia aerea americana. Nel 2008 un giornale
diffuse in rete una notizia falsa. Le azioni della compagnia finirono
sotto terra, calarono del 75% in pochi minuti.
Noi non siamo una compagnia aerea, replic secco il direttore.
Ma si era fatto pallido in viso.
Certo. Il paragone non regge. E poi il giornale sment la notizia
e la ritir. Di conseguenza anche le azioni si ripresero. Ma le voci
sulla sua scuola che potrei diffondere io si moltiplicherebbero istantaneamente
in rete e non sarebbe pi possibile cancellarle o controllarle.
Sono sicuro che lei non vuole rischiare nulla del genere.
Il dottor Breitner lo fiss con un'espressione impenetrabile. Improvvisamente
Jan non fu pi sicuro di aver interpretato bene la situazione.
E se il direttore avesse chiamato la polizia?
Bene, allora. Chieda pure.
Jan tir un sospiro di sollievo. Sulla sedia accanto alla sua sent
anche Katy rilassarsi. Che cosa  successo?
Se glielo dico lei non sparger la voce?
No. Neanche una parola.
Il direttore sospir. Laura Bjely era un vero e proprio terremoto.
A prima vista sembrava soltanto la tipica ragazza timida e riservata
di buona famiglia. Invece con lei non c'era verso. Si atteneva alle
regole, ma se qualcosa non le piaceva l'ignorava e basta. Come se
seguire qualsivoglia principio la facesse soffrire. Mi piaceva, ma...
be', s, in realt era un incubo. Ti ascoltava e pensavi che fosse tutto
a posto, che avesse capito, e poi faceva l'esatto contrario. In verit
non avremmo neanche dovuto ammetterla. Anche all'epoca avevamo
una lista d'attesa considerevole. Ma il direttore di allora cedette
alle preghiere dei genitori e fece uno strappo alle normali procedure.
A volte succede.
Se i genitori piazzano qualche mazzetta extra sul tavolo, giusto?.
Il dottor Breitner rimase in silenzio.
Ha conosciuto i suoi genitori?
Su richiesta del direttore di allora accompagnai la signora Bjely
a fare un giro della scuola, in modo che potesse farsi un'idea.
E che impressione ebbe di lei?
Mi sembr molto preoccupata.
Preoccupata?, chiese Jan. Era l'ultima caratteristica che avrebbe
mai associato ad Ava Bjely.
Diversamente dalla norma, la signora Bjely fece moltissime domande.
Sulla sicurezza della tenuta, sugli orari di apertura dei cancelli.
Voleva sapere se di notte gli alloggi degli allievi venivano chiusi
e se c'erano addetti alla sorveglianza dei ragazzi... tutto il possibile.
Sembrava conoscere molto bene sua figlia.
Che intende?
Come le ho detto, Laura non si curava molto delle regole. Spesso...
risultava assente.
Assente. Un grazioso eufemismo per non dire scappata o sfuggita
alla sorveglianza, pens Jan. E che mi dice della morte qui
al collegio?
Morte. Il dottor Breitner sospir e si gratt la nuca. Be', non
la chiamerei proprio cos.
Cosa intende?, chiese Jan sorpreso.
Be'. Il direttore si puntell sui braccioli e si accomod meglio
sulla poltrona. A essere precisi il collega  sparito.
Che vuol dire a essere precisi?
Le cose sono un po' pi complicate. Si schiar la gola. La notte
in cui il nostro collega spar, un allievo si allontan senza permesso
dalla zona della scuola.
Vuol dire che scapp.
Il dottor Breitner si accigli visibilmente. Vede, uno che scappa,
come dice lei,  qualcuno che si allontana senza permesso e poi
non fa ritorno. Questo presuppone un intervallo di tempo piuttosto
lungo. Benno Frhlich, cos si chiamava l'allievo, voleva solo fare
un giretto notturno. Ovviamente  gi una cosa sufficientemente
grave, ma....
Ok. Capito, lo interruppe Jan. Prima di perdere troppo tempo
a spaccare il capello in quattro, ci racconti cos' successo.
Dunque, questo Benno Frhlich ritorn nel cuore della notte,
profondamente turbato. Dovevano essere pi o meno le due
del mattino. Puzzava di sigarette e birra e cominci a blaterare di
aver trovato nel bosco il signor Nolte, il collega cui accennavo prima,
morto, con una ferita sanguinante alla testa. Qualcuno gli aveva
sfondato il cranio, continuava a ripetere. Era chiaramente sotto
choc. Uscii subito con un paio di colleghi. Benno ci condusse nel
posto di cui aveva parlato, ma non c'era niente.
Perch non avete chiamato la polizia?
Benno era ubriaco. Non ero sicuro e non volevo... poi per abbiamo
constatato che il signor Nolte non era nel suo letto. Non era
neanche a casa sua, n da nessun'altra parte. I suoi vestiti erano intonsi
nell'armadio. E anche il suo portafogli.
Benno ha giurato in tutti i modi di aver detto la verit. E quando
il signor Nolte non si  fatto vivo neanche la mattina successiva, abbiamo
chiamato la polizia. Da quel momento in poi il signor Nolte
risulta scomparso. Non  mai pi spuntato fuori.
E non c'erano tracce?
Neanche una.
Jan tacque per un istante e guard Katy.
E che connessione c' con Laura?, chiese Katy.
Con Laura Bjely, intende?. Il direttore la guard stupito. Nessuna.
Jan ripens a quello che gli aveva detto Gandalf e alla reazione
di Ava Bjely quando lui aveva accennato alla faccenda. Dev'essercene
una.
Non saprei dirle quale.
Laura e il signor Nolte si conoscevano?
Che domanda. Certo. Qui tutti gli allievi conoscono gli insegnanti,
e viceversa.
E che insegnante era il signor Nolte?
Lui era... insegnava arte e educazione fisica. E anche vela. Il dottor
Breitner guard fuori dalla finestra, dove a una certa distanza si
intravedevano un paio di barche a vela accanto al pontile del castello.
Strana combinazione, disse Jan. Ma quello che intendevo era
che tipo di insegnante era. Se aveva qualche fissazione, se era temuto
o amato dagli allievi....
Amato.... Il dottor Breitner parve riflettere per qualche istante.
Qualche istante di troppo, secondo Jan. Per quel che mi ricordo.
Jan guard il direttore con un'espressione scettica. Ma?
Ma cosa?
Senta, dottor Breitner. Qui qualcosa non torna. Lei ha detto
che il signor Nolte  sparito. Laura invece  d'accordo con Benno
Frhlich nell'affermare che  stato ucciso. E sa che altro ha detto?
No.
Ha detto che lui se l'era meritato.
Il dottor Breitner si fece pallido in viso. Apr la bocca, poi la richiuse
subito.
Perch avrebbe dovuto dire una cosa del genere se il signor
Nolte era cos amato?.
Il direttore guard di nuovo fuori verso il braccio di mare del Baltico
e le sagome bianche delle barche. Poi sospir. Prima o poi lo
verrebbe comunque a sapere. Il signor Nolte... ha molestato delle
allieve, un paio di volte.
Ha cosa?.
Il dottor Breitner evit il suo sguardo. Quello che ho detto: ha
molestato delle allieve.
Non sono sicuro di aver capito bene, disse Jan. Che intende
con molestato? Parliamo di lievi infrazioni verbali alle norme, di
palpeggiamenti o proprio di abusi?.
Alla parola abusi il volto del dottor Breitner divenne una maschera
di pietra. E tuttavia non replic.
Jan sent un brivido corrergli lungo la schiena. Era quella la connessione
con Laura? Nolte si era avvicinato troppo a lei?
All'improvviso fu preso dalla rabbia nei confronti delle barriere che il direttore
continuava a mettergli davanti. Quindi sta dicendo che
avevate un insegnante che abusava delle allieve. E non avete preso
provvedimenti?
Questo non  esatto, disse il dottor Breitner accalorandosi. Prima
di tutto all'epoca ero solo vicedirettore. E poi non lo sapevamo.
Io l'ho saputo solo quattro anni dopo, da una vecchia compagna di
universit, una psicologa. Il signor Nolte era stato in terapia da lei
prima di venire qui.
Era stato in terapia? Per le sue inclinazioni sessuali nei confronti
delle minorenni? E la sua amica gliel'ha detto nonostante il segreto
professionale?.
Le guance di Peer Breitner si coprirono di macchie rosse. Il signor
Nolte era scomparso da anni. E in fin dei conti....
...pensavate entrambi che fosse morto, Jan complet la frase.
Messa in quel modo non pareva poi cos grave. Giusto?.
Breitner annu controvoglia.
Ha per caso una foto del signor Nolte qui?.
Il direttore lo fiss per un lungo momento, poi si alz senza dire
una parola e si diresse verso la libreria, dove da un ripiano a mezza
altezza tir fuori un libro da una fila di altri volumi apparentemente
uguali. Era un annuario con il numero 95 impresso in caratteri
dorati sotto il logo di Nordholm.
Sfogli qualche pagina e poi mise il libro aperto sul tavolo, di
fronte a Jan e Katy. Su una pagina doppia c'erano circa due dozzine
di fotografie di giovani sulle barche a vela, insieme a qualche
immagine di feste serali. L'apertura annuale della stagione velistica
di marzo, disse il dottor Breitner. Qui da noi  sempre molto
festeggiata. E questo  Peter Nolte. Indic con il dito una delle
fotografie delle feste.
Jan si chin e rimase impietrito. Sent che la stessa cosa accadeva
a Katy, di fianco a lui. Nolte aveva circa trent'anni, era un tipo sportivo,
non esattamente di bell'aspetto ma in qualche modo attraente,
con un colorito pallido che per poteva dipendere anche dalla luce
del flash. La sua guancia destra era attraversata da due cicatrici
curve che correvano parallele.
Ma l'aspetto che colpiva di pi erano i suoi occhi. Fissavano direttamente
l'obiettivo, ed erano rossi.
Per un attimo Jan fu come elettrizzato. Poi riprese a ragionare.
Certo che gli occhi erano rossi. La foto era stata fatta con il flash e
Peter Nolte stava guardando direttamente l'obiettivo. Non voleva
dire nulla. O invece s?
Lo sguardo di Jan scivol sulla ragazza in piedi davanti a Peter.
Il suo viso appariva scarno e vulnerabile, ma comunque caparbio.
Quel viso aveva accompagnato per anni i suoi sogni.
Era Laura.
Jan alz lo sguardo e fiss il dottor Breitner. Sa per caso se Peter
Nolte soffrisse di albinismo?
Albinismo?. Breitner socchiuse gli occhi. Come le  venuto
in mente?
 solo un'idea.
Albinismo.... Breitner scosse la testa. Non che io sappia. Esit
per un attimo e Jan ebbe l'impressione che si fosse ricordato di
qualcosa. Ma gi un istante dopo il suo viso era tornato inespressivo.
A dire la verit, non credo. Me ne sarei accorto, giusto?.

Capitolo 32.

Berlino, 21 ottobre, 16,11.
A Laura doleva ancora la pancia. Durante la sua ultima visita Buck
l'aveva colpita con violenza allo stomaco.
Da allora giaceva rannicchiata sul materasso, sfinita, sconvolta
e profondamente abbattuta. Non riusciva a pensare che Jan fosse
stato cos vicino e non avesse sentito le sue urla. Nonostante
tutto per, c'era almeno una cosa che leniva la sua disperazione:
Jan era vivo.
Qualsiasi cosa l'uomo tatuato avesse avuto in serbo per lui non
era riuscito a realizzarla, e quella consapevolezza le donava un sollievo
immenso. Non si sarebbe mai perdonata se gli fosse accaduto
qualcosa a causa sua. Nelle ultime ore aveva tentato ripetutamente
di chiudere gli occhi senza per riuscire a dormire. Invece aveva
rievocato alla memoria i momenti trascorsi con Jan a Eze. I suoi occhi
nocciola. La macchia sul viso. Le sue labbra. Il calore bruciante
dentro di lei e la pioggia fredda sulla nuca. E quella sensazione
di intimit e di protezione che le era estranea, ma che continuava a
provare ogni volta che pensava a lui.
Mentre era immersa in quei pensieri, sent il suono della chiave
che cigolava nella serratura.
La porta si apr.
Laura torn alla realt.
Si prepar a ci che stava per succedere e si sedette.
Buck entr nella stanza e tir la corda per costringerla ad alzarsi,
finch lei non fu in piedi, con le braccia tese verso l'alto. Poi Buck
annod la corda all'occhiello vicino alla porta e ispezion la stanza
con lo sguardo.
La volta precedente aveva scoperto il tubo di scarico e l'aveva sigillato
con del materiale isolante. Adesso Laura non poteva pi sentire
nulla delle conversazioni che avvenivano in cucina, e soprattutto,
il suo aguzzino era certo che nessuno l'avrebbe sentita se avesse
di nuovo urlato chiedendo aiuto.
Evidentemente Buck era uno che imparava in fretta. E sembrava
avere ancora sufficiente rispetto di sua madre da non osare metterle
le mani addosso, a parte il pugno alla bocca dello stomaco.
Per la prima volta in vita sua Laura provava qualcosa di simile alla
gratitudine per la presenza di sua madre.
Ha parlato con lei?, chiese. Aveva la gola ruvida come carta vetrata
a causa delle urla.
Certo che ci ho parlato.
Allora?
 molto dispiaciuta che tu non ti decida ad acconsentire, disse
Buck deridendola.
Maledetto stronzo, sibil Laura tra i denti.
Buck fece un sorriso tirato, poi afferr con una mano la corda
tesa e la stratton con violenza. Laura sent le manette tagliarle la
pelle e le spalle quasi uscire dalle articolazioni. Grid per il dolore.
Cos va meglio, eh?, disse Buck.
Laura ansim mentre il dolore si placava.
Poi lo vide svitare il tappo rosso di una bottiglietta marrone. E
ora di cambiare aria.
No, pens Laura. Non la casa.
Sono contento, l potr godere del privilegio di un rapporto pi
libero con te. Lo ammetto, finch siamo stati qui mi sono sentito
un po'... inibito.
Non importa che cosa ha in mente, mia madre verr a saperlo,
anche se mi porta in quella casa.
Buck inarc le sopracciglia. Guarda guarda. Sai della casa?. Il
suo sguardo vol al tubo di scarico. Hai origliato, eh? Ma non ti
aiuter. Credi davvero che tua madre verrebbe l, dopo tutti gli anni
in cui l'hai evitata come la peste?.
Laura si morse le labbra. Come sapeva tutte quelle cose su sua
madre? E soprattutto, come faceva a sapere cose di cui lei non aveva
mai neanche sentito parlare? Mi lasci andare, disse. Se lo fa
le dar il denaro che mia madre mi ha promesso.
Una proposta davvero niente male. Buck annu in segno di approvazione
e arricci le labbra. I soldi sono un bene. Davvero. Sono
molto sensibile sull'argomento. Solo che purtroppo non sono
tutto. E sai, la mia caratteristica  sempre stata quella di voler avere
tutto. Fece scivolare lo sguardo lungo il suo corpo. Perch dovrei
accontentarmi del denaro?  cos che lei mi ha sempre comandato,
giorno dopo giorno. Fa' questo, fa' quell'altro. Dio, quanto ho gioito
quando ha avuto l'incidente. Paraplegica. Pensavo che l'avrebbe
fatta finita con il suo dispotismo. Cazzo, che ingenuo. Mi ha liquidato
con diciassette milioni. E si  tenuta il resto. Gli immobili da
soli valevano il triplo. Quando le ho proposto di partecipare all'amministrazione
mi ha riso in faccia. Se ci capissi qualcosa di puttane
forse potrei investire i miei soldi.
Laura era stordita. Non capiva cosa intendesse, ma era chiaro che
la questione andava ben oltre il denaro. Non... non posso farci
nulla se ha un problema con mia madre. Anche io ho dei problemi
con lei, voglio dire....
Non mi interessa chi pu fare cosa. A nessuno interessa e nessuno
lo ricorder. Inclin il capo. Adesso ti porto via. Mi divertir
con te per un po' e poi ti seppellir nel bosco, oppure ti murer da
qualche parte, e dir a quella stronza di mia sorella che finalmente
sei scesa a compromessi, cos mi dar il denaro.
Laura fiss Buck a bocca aperta. Sorella? Sent la terra mancarle
sotto i piedi. Buck era il fratello di sua madre? Non sapeva nemmeno
che sua madre avesse un fratello. Ecco cos'era quella storia dei
soldi e degli immobili. Era l'eredit di entrambi.
Con tutta calma Buck impregn un fazzoletto del contenuto della
bottiglietta marrone. Aveva un odore dolciastro.
Laura si tir indietro, ma era del tutto inutile. Sorridendo, Buck
le premette il fazzoletto imbevuto di cloroformio tra la bocca e il
naso. Poco prima di perdere i sensi lei percep un'ondata di panico
dilagarle nel petto e toglierle il fiato. Vedeva il suo futuro vacillare
davanti agli occhi come una fiammella sul punto di spegnersi.
Risvegliarsi in un luogo sconosciuto.
Essere abbandonata al suo destino.
Morire.

Capitolo 33.

Berlino, 21 ottobre, 17,18.
Jan socchiuse gli occhi. Il sole era alto nel cielo e i raggi penetravano
all'interno della macchina. Anche Katy strizz gli occhi e abbass
il parasole. Era seduta al volante, con lo sguardo rivolto caparbiamente
in avanti sull'A24. Mancavano ancora un centinaio di
chilometri a Berlino e il motore diesel V8 della Cherokee, fissa sui
140 chilometri orari, emetteva un ruggito uniforme.
Credi che il nostro psicopatico sia Nolte?, chiese Katy.
Jan osserv il volto dell'ex insegnante sulla fotocopia. Aveva preso
anche una foto di Benno Frhlich, insieme al suo vecchio indirizzo.
All'epoca i genitori abitavano dalle parti di Monaco. Infine
aveva annotato anche nome e numero di telefono dell'ex compagna
di universit del dottor Breitner, presso cui Nolte era stato in
terapia. Non saprei, disse Jan. A giudicare dalla forma del viso
ed eliminando i capelli, forse.
Spiegherebbe alcune cose, se fosse lui, disse Katy lanciando
un'occhiata nello specchietto retrovisore.
Giusto. Forse ha aggredito Laura nel bosco, di notte. Laura magari
si  difesa e poco dopo Benno Frhlich trova Nolte e lo prende
per morto. Allora corre a scuola, avvisa Breitner e partono le ricerche.
Nolte per non  morto. Ha paura che Laura abbia parlato,
perci se la d a gambe e a mai pi rivederci.
Poi, anni dopo, prosegu Katy, ritrova Laura e la rapisce. Ma
perch aspettare tutto questo tempo?
Perch lei era sparita. Poco dopo quella notte Laura  scappata,
 tornata a Berlino e l, stando a quello che dice Gandalf, ha vissuto
per strada. Anche se l'ha cercata, probabilmente non l'ha trovata.
Quindi dici che  stato un caso che si siano incontrati di nuovo?.
Katy guard di nuovo nello specchietto.
Sarebbe un po' troppo casuale, non trovi?
Mmm, fece Katy. E soprattutto perch rapirla e poi lasciarla
andare?
Non sappiamo se l'ha lasciata andare. Magari  andata diversamente.
Gandalf diceva che Laura non se lo ricordava.
Capisco, mormor Katy. E la tua teoria dell'albino?
Albinismo, disse Jan.
Come?
Si dice albinismo.
Katy sospir. Mio fratello  perseguitato da un assassino psicopatico,
ma ci tiene a essere politically correct in ogni circostanza. Voi
psicologi siete davvero un po' fuori di testa. Guard per l'ennesima
volta nello specchietto retrovisore, poi di nuovo avanti.
Jan rispose al suo commento con un'alzata di spalle. Breitner
avrebbe notato qualcosa se Nolte avesse sofferto di albinismo.
A meno che Nolte non fosse sempre truccato, giorno e notte.
Jan osserv pensieroso la fotocopia in bianco e nero. Nolte guardava
l'obiettivo con un'espressione seria in viso. Era rasato di fresco,
il suo colorito era omogeneo. Ma era impossibile distinguere
se fosse truccato o no. Rientrerebbe nel quadro del nostro psicopatico,
mormor, poi aggiunse ad alta voce: L'uomo che stiamo
cercando avanza pretese di possesso sugli altri, nella fattispecie su
Laura. Ha una compulsione eccessiva al controllo e al dominio. Che
sia propenso all'aggressione sessuale  una logica conseguenza. Mi
appartiene, perci posso usarlo. Ecco cosa pensa.
Ci che presumibilmente  accaduto a Laura nel bosco a questo
punto non farebbe una piega, disse Katy.
Jan annu.
Perch dicevi che il trucco rientrerebbe nel quadro?
Be', in realt  lo stesso rigido modello di controllo che usa sugli
altri, soltanto applicato a se stesso. Probabilmente ha un'idea molto
concreta di come debba essere la realt. Di come debbano essere
gli altri e di come dovrebbe essere lui. E vi si attiene. In maniera
eccessiva, fino all'ultimo dettaglio. Non pu fare altrimenti. Solo
una persona cos pu essere capace di truccarsi perfettamente giorno
dopo giorno, di evitare situazioni pericolose, di stare attenta a
non rovinare il trucco. Perch l'alternativa sarebbe insopportabile.
E si chiama disturbo compulsivo?, chiese Katy accingendosi a
superare un camion.
Credo che in realt abbia un disturbo da personalit compulsiva.
 una cosa completamente diversa. I compulsivi soffrono molto
delle loro compulsioni. Se hai un disturbo compulsivo ne diventi
praticamente schiavo e lo percepisci come un tormento. Nel caso
delle personalit compulsive, invece, ti identifichi con ci che ritieni
essere giusto. Ne sei fiero. E non riesci a capire perch gli altri
non lo siano. Chi soffre di personalit compulsiva non  uno schiavo,
ma un missionario.
Un missionario, mormor Katy distratta. Il suo sguardo indugi
di nuovo sullo specchietto retrovisore.
C' qualcosa?, chiese Jan.
Mm?
Continui a guardare lo specchietto.
Non sono sicura, disse Katy. Ma credo che il fuoristrada nero
l dietro ci stia seguendo da quando abbiamo lasciato Nordholm.
Cosa?. Jan guard lo specchietto laterale esterno alla sua destra.
Non vedo nulla. Puoi spostare lo specchietto verso l'esterno?.
Katy premette con una certa sicurezza un piccolo pulsante sul
lato interno della portiera. Jan immagin che non fosse la prima
volta che guidava l'auto di Greg e si chiese da quanto tempo andasse
avanti la storia tra i due. Lo specchietto fece un breve scatto,
poi si inclin ronzando verso l'esterno e inquadr la strada alle
loro spalle.
Jan individu subito la macchina. Un grosso SUV nero, un centinaio
di metri dietro di loro. Era molto simile al fuoristrada nel
video di Laura. Da Nordholm? Sono quasi due ore. Perch non hai
detto nulla?
L'ho realizzato soltanto mentre parlavamo.
Ok, disse Jan. Forse vediamo fantasmi tutti e due. Usciamo al
prossimo svincolo e vediamo cosa fa. Non mettere la freccia e gira
solo all'ultimo momento.
Katy annu presa dall'ansia, sollev il piede dall'acceleratore e ridusse
la velocit a cento chilometri orari.
Il suv mantenne la distanza.
Proseguirono in silenzio. Dopo due minuti un cartello preannunci
l'uscita per Herzsprung un chilometro pi avanti.
Katy prosegu senza diminuire la velocit, non mise la freccia, n
cambi corsia. Solo all'ultimo istante premette il freno e sterz bruscamente
a destra imboccando la curva per l'uscita.
La Cherokee ubbid ai comandi, le ruote stridettero. La forza
centrifuga sbalz Jan verso sinistra. Con la coda dell'occhio vide il
fuoristrada nero che li seguiva. Senza aver messo la freccia. Merda,
mormor.
Verso la fine della rampa di uscita, l'auto nera si fece cos vicina da
essere chiaramente visibile. Una Range Rover con la targa di Berlino.
Katy serr nervosamente le mani sul volante. E adesso?
A sinistra, sul ponte.
Annu e svolt sulla I18 in direzione di Fretzdorf. La Range Rover
li segu.
Che vuole da noi?
Non ne ho idea, disse Jan.
Credi che sia lui?
Spero di no, rispose. Riesci a riconoscerlo?
Se  lo stesso che era in Francia? Non sono sicura. Era buio e
pioveva da cani.
Costeggiarono Fretzdorf percorrendo un'ampia curva a destra.
Davanti a loro si stendeva un lungo rettilineo, fiancheggiato dalla
foresta su entrambi i lati. L'ago del tachimetro raggiunse i centotrenta.
Jan guard nello specchietto esterno. L'auto nera era sparita.
Incredulo, si gir a guardare oltre le sue spalle. Ci che vide gli
tolse il respiro.
La Range Rover si accingeva a superarli da sinistra avanzando in
diagonale verso di loro e avvicinandosi sempre di pi. Il sole alto
nel cielo splendeva attraverso le fronde degli alberi e la luce accecante
attraversava l'abitacolo dell'auto. Il volto del conducente era
nascosto dal cappuccio del maglione grigio chiaro. A Jan parve per
che non avesse segni neri sul viso. Per un centesimo di secondo
sper che quell'immagine si dissolvesse nell'aria, che si trattasse di
un assurdo abbaglio e che i suoi timori fossero solo una proiezione
delle sue paure.
Poi lo vide chiaramente mentre abbassava il parasole dalla parte
del passeggero. La macchina li aveva quasi affiancati e l'uomo prese
a cercare qualcosa sul sedile accanto a s.
vai ! ! !, rugg Jan. Dai gas! Corri!.
Katy trasal, la macchina scart lievemente e poi balz in avanti.
Il tachimetro raggiunse in un attimo i 180 e la Range Rover rimase
un paio di metri indietro. Ha qualcosa sul sedile accanto, disse
Jan. Non ti far affiancare!.
Che vuoi dire? Che cos'ha?
Non ne ho idea. Ma ha qualcosa in mente!.
Katy era pallida come un cadavere, le nocche delle dita bianche
e i denti serrati. Sfrecciarono lungo una curva morbida a sinistra e
superarono un cartello con l'indicazione di un paese. Rossow.
Merda, disse Katy a bassa voce. Si piazz al centro della corsia
e premette il freno. Entrarono nel paese a quasi cento all'ora. Katy
continu a frenare. Novanta, poi ottanta. Il fuoristrada non li mollava,
ma rimase un paio di metri dietro di loro.
Vuole prenderci quando usciamo dal paese, disse Jan.
Prenderci. In che senso prenderci?
Maledizione, non lo so! So soltanto che ha qualcosa in mente.
La fila di case termin e un cartello annunci l'uscita dal paese.
Di fronte a loro c'era un altro lungo rettilineo e Katy premette con
decisione l'acceleratore. Centosessanta, centottanta, duecento...
A quella velocit la strada provinciale si assottigliava fino ad assumere
le dimensioni di uno spillo. Jan sent lo stomaco contrarsi. I
ricordi si avventarono su di lui: l'incidente, il seggiolino vuoto, il
corpicino di Theo.
Di fronte a loro comparve una Mazda rossa. Sterzarono a sinistra,
la superarono e si riposizionarono davanti, come se fosse stata un
ostacolo fisso. Jan si ritrov a pensare alla violenza dell'urto. Noi
a duecento, la Mazda a cento. In totale trecento chilometri orari.
La Range Rover era letteralmente incollata al loro paraurti, ma
Katy non le dava modo di sorpassare o di affiancarli.
Cosa pensi che abbia l? Che ha in mente?, chiese di nuovo.
Non lo so, forse ha una pistola?.
Sfrecciarono dentro il paese successivo. Rgelin. Katy premette
bruscamente il freno, Jan ebbe paura che la Rover finisse loro
addosso. Ma non successe nulla. Come nel paesino precedente, il
fuoristrada mantenne le distanze. Attraversarono il villaggio sonnolento
a ottanta all'ora, poi Jan vide all'improvviso la telecamera.
Era sul lato destro della strada, su un treppiede, seminascosta dalla
portiera di un'auto.
Frena, c' un....
Balen un lampo di luce rossa. L'auto nera dietro di loro rallent
di colpo. Duecento metri pi avanti c'era un'autopattuglia. Un
agente in uniforme si sporse sulla strada sventolando una paletta
rossa luminosa.
Katy gonfi le guance, sbuff, poi fren e si accost sulla destra.
La Range Rover continu ad avvicinarsi, poi li super da sinistra
senza essere fermata. Il paraurti nero spar dietro la curva successiva
della strada principale del paese, come uno spettro maligno. Jan
immagin l'uomo che si fermava in una stradina laterale e si metteva
in agguato, con un'arma sul sedile del passeggero.
Attraverso il vetro del finestrino vide i poliziotti che si avvicinavano.
Il trucco  ancora a posto?.
Katy lo osserv rapidamente e annu. Mentre posizionava la leva
del cambio automatico sulla P, Jan vide che le tremavano le
mani. Katy abbass il vetro, l'agente con la paletta si accost al finestrino
e gett un'occhiata nell'abitacolo. Era biondo, con la pelle
immacolata e i capelli a spazzola su cui era adagiato con cura il
berretto d'ordinanza. Giovane, attraente, dinamico. Occhi grigi
e svegli. Uno che vuole fare carriera, pens Jan.
Gli occhi del poliziotto indugiarono a lungo su di lui, come se
l'agente si fosse accorto del trucco e stesse riflettendo su cosa potesse
nascondere. Poi il suo sguardo pass velocemente in rassegna
l'abitacolo.
Buongiorno, sono l'agente Snger. Controllo del traffico. Rivolse
a Katy un'occhiata di rimprovero. Andava troppo veloce,
lo sa?.
Katy lo guard contrita. Mi dispiace. La macchina non  mia.
Con questi affari enormi  difficile rendersi conto della velocit.
Il poliziotto la fiss sospettoso, come a dire che la scenetta della
donna al volante non gli era nuova. Di chi  l'auto?
Del mio compagno.
Ah. Patente e libretto, per favore.
Katy tir fuori la patente dal portafogli. Jan fu pi che sollevato
di non essere stato lui alla guida. Non portava quasi mai con s la
patente, anche se quel giorno non avrebbe fatto molta differenza.
Con o senza patente, non appena avessero controllato il suo nome
sarebbe scattato sicuramente l'arresto.
E il libretto?
Purtroppo non ce l'ho. Ce l'ha il mio compagno a Berlino.
Ah. E chi  il signore accanto a lei?.
Jan si irrigid.
Ah... non capisco, disse Katy. E rilevante?.
Pessima risposta, pens Jan stringendosi sul sedile. All'improvviso
si sentiva la cintura di sicurezza troppo stretta.
L'agente lanci a Katy uno sguardo penetrante. Se proprio vuole
saperlo, s. Non sareste i primi che tentano di portare una costosa
macchina rubata oltre il confine polacco.
Jan cap subito quale sarebbe stata la domanda successiva.
Come si chiama il suo compagno?, chiese il poliziotto spostando
lo sguardo su Jan.
Chi intende?, chiese Katy.
L'agente guard prima lei e poi di nuovo Jan. Lui si allarm, gli
pareva di nuovo che avesse notato il trucco.
Il poliziotto si schiar la gola. Intendo quello a cui appartiene la
macchina.
Greg, disse Katy. Voglio dire Gregor. Gregor Wilke. Abita a
Berlino. Gli diede l'indirizzo completo e il numero di telefono.
Lui annot tutto con cura e annu con fare militaresco. Bene,
controlliamo.
Potrebbe farmi un favore?.
Il poliziotto si accigli.
Se lo chiamate, potreste per favore non dirgli che io.... Indic
Jan con un cenno del capo.
L'espressione dell'agente non lasci intendere in alcun modo se
avesse deciso di acconsentire alla richiesta. Indugi ancora con lo
sguardo su Jan, poi si avvi verso l'auto con il blocco di appunti e
la patente di Katy.
Jan tir un sospiro di sollievo e appoggi la schiena al sedile. Aveva
un caldo insopportabile e il trucco sulla pelle gli dava la sensazione
di una massa collosa e appiccicaticcia.
C' mancato poco, disse Katy.
Non  ancora finita. Se controllano il tuo nome potrebbero imbattersi
nel mio.
Non credo. Bengtson? Non c' alcun collegamento. O c' il nome
da nubile sulla patente?. All'improvviso non ne era pi sicura.
Tu lo sai?.
Jan scosse il capo angosciato. Non ci ho mai fatto caso. Per me
il problema non si pone. Guard verso l'autopattuglia, dove l'agente
stava parlottando con il collega.
Credi che ci stia aspettando?, chiese Katy.
Il tizio sulla Range Rover? Pu essere.
Vuole ucciderci?
Non lo so. Forse.
Katy tacque per un istante. Sei riuscito a riconoscerlo?.
Jan scosse la testa. Per non aveva disegni ornamentali in faccia.
Ma  lui, giusto?
Per forza.
Significa che non erano tatuaggi, solo del trucco nero, o della
tinta.
Sta' attenta. Jan fece un cenno in direzione dell'autopattuglia.
Il poliziotto era sceso e veniva verso di loro, questa volta insieme
al collega.
Restitu a Katy la patente. Allora, signora Bengtson, abbiamo verificato
i suoi dati. Rimane l'infrazione del limite di velocit in prossimit
di un centro abitato. Al netto della soglia di tolleranza abbiamo
registrato una velocit di 79 chilometri orari, sono 29 in pi
del limite consentito.
Katy annu umilmente e pag con la sua carta di credito, mentre
il collega del poliziotto faceva segno con la paletta a una Golf gialla
e la invitava ad accostare.
Katy riavvi il motore e chiuse il finestrino. E adesso?.
Di colpo torn a farsi viva la paura.
Jan scrut davanti a loro il punto in cui la Range Rover era sparita.
Fa' inversione e torniamo un po' indietro.
Sull'autostrada?
Meglio fare un altro percorso. Poco pi indietro ho visto un
bivio.
Katy annu, ruot il volante e fece inversione. Jan teneva sott'occhio
la strada dallo specchietto retrovisore. Il poliziotto era in piedi
sul margine della corsia e li guardava, poi si fece sempre pi piccolo.
Nessuno li stava seguendo. Katy gir due volte a destra, poi a
sinistra e infine segu la K6811 che portava fuori da Rgelin in direzione
Frankendorf. Jan si volt e vide Rgelin scomparire. La strada
provinciale adesso era dritta. Ma soprattutto vuota. Niente Range
Rover, nessun altro oltre a loro.
E tuttavia Jan non si sentiva sollevato. Tutta quella storia
si era trasformata in un incubo che lo stava inghiottendo
vivo. Guard Katy
seduta al volante, cerea in volto. Tutto ok?
Pi o meno.
Svolt a destra senza mettere la freccia, gli occhi fissi sulla strada.
Grazie, disse Jan a mezza voce.
Di niente. Sei l'unico fratello minore che mi resta.
Lui deglut.
Oltrepassarono qualche albero ai lati della strada.
Credi che ci prover di nuovo?, chiese Katy.
Jan tacque. Si rifiutava di ammetterlo.
Jan?
Mm?
Lei  cos importante per te?
Non posso pi fermarmi a questo punto.
Quindi s, stabil Katy.
S. Lo .
Ma vi conoscete appena.
Non  cos per me.
Katy sospir. Lo sai che non  colpa tua se lei  scomparsa,
vero?.
Jan annu.
Come non  stata colpa tua l'incidente. O la fuga della mamma.
Jan annu nuovamente.
Passarono accanto a un lago azzurro, una macchia blu sul navigatore.
Che farai adesso?, chiese Katy.
Ho un'idea, mormor lui tirando fuori dalla tasca della giacca
il cellulare di Laura. Ma prima voglio chiamare quella psicologa.
Quale psicologa?
Quella che ha avuto in cura Nolte.

Capitolo 34.

Berlino, 21 ottobre, 17,49.
Merda. C' la segreteria, brontol Jan a mezza voce. Lasci un
messaggio con il numero di Laura e la preghiera di essere richiamato
con urgenza. Sarebbe stato troppo facile. Guard fuori dal
finestrino. Nel frattempo erano tornati sull'autostrada in direzione
di Berlino e stava cominciando a piovigginare.
E la tua idea?, chiese Katy.
Mm?
Prima hai detto che avevi un'idea.
Jan annu con aria assente. Era pi una riflessione, disse pensieroso.
Diamo per buono che questo psicopatico sia davvero affetto
da albinismo....
Pensavo che ne fossi certo.
S, sostanzialmente lo sono, disse bruscamente. Quindi, diciamo
che  albino... e anche che non ha tatuaggi, ma usa del trucco
per farsi quei disegni ornamentali in faccia. Cosa ci dice questo
di lui?
Che non vuole farsi riconoscere.
Mmm. Forse. Ma allora non sarebbe meglio truccarsi per avere
un aspetto normale? Per passare inosservato tra la folla? Io credo
che lui non voglia essere se stesso. Vuole essere qualcun altro. Lui
si dipinge. E come se si reinventasse da capo.
Quindi dici che non vuole nascondersi?
Non esattamente. Lui si nasconde. Trasformandosi in qualcun
altro.
Certo che  proprio una roba da deviati, mormor Katy.
E sono sicuro che non ha cominciato a farlo ieri. Disturbi di questo
genere si sviluppano nel corso dell'infanzia e dell'adolescenza,
prosegu Jan. E sai cosa significa?
A dir la verit, no.
Immagina uno cos a scuola! Un bambino che soffre di albinismo
d gi di per s nell'occhio, se poi  anche un disadattato? Di sicuro
era un tipo strano. Probabilmente  stato anche vittima di bullismo.
In qualsiasi scuola sia andato sar sicuramente stato notato.
Pensi che potremmo trovarlo partendo dalle scuole?, chiese
Katy scettica.
In Germania c' l'obbligo scolastico. Deve essere stato per forza
in qualche scuola.
S, ma in quale? Non possiamo mica fare il giro di tutte le scuole
del Paese.
Credo che basti concentrarsi su quelle di Berlino, disse Jan. E
ho un collega dello studio che lavora nei servizi psicologici scolastici
della citt. E l'ufficio centrale che si occupa di casi del genere.
Per un lungo momento Katy non disse nulla.
Jan la guard di sbieco. Cosa pensi?
Hai il suo numero?
Purtroppo no. Dovremo passare a trovarlo. Sarebbe meglio farlo adesso.
Katy gli lanci un'occhiata divertita. Hai guardato l'ora? Lavora
in un ufficio. Ci sono degli orari di apertura.
Jan guard l'orologio e imprec. Quasi le sei. Non aveva familiarit
con gli orari fissi. Sia nell'ambito della ricerca di mercato che
in quello della pubblicit lavorare fino a tardi era sempre stata la
normalit.
Prese il cellulare di Laura, chiam il centralino e si fece mettere
in comunicazione con l'ufficio. Rispose una voce femminile, roca
e profonda: Kttner, Servizi psicologici scolastici di Berlino, buonasera.
Buonasera, mi chiamo Floss. Vorrei parlare con Eckhard Br.
Mi dispiace,  gi uscito. Posso aiutarla io?
Uhm... non sono sicuro. S, forse s. Sto facendo una tesi di dottorato
che consiste in una ricerca sulle persone affette da albinismo,
ment. Katy lo guard di traverso e si accigli. Pu immaginare
quanto sia difficile reperire i soggetti per i test.
Santo cielo, ma come le  venuta questa idea?
Ah, non me lo chieda, disse Jan. Se potessi cambierei argomento,
ma ormai  andata cos. Il mio relatore di tesi si  fissato su
questo tema.
Signor Floss, anche se volessi aiutarla, non potrei darle gli indirizzi.
E poi al momento non ne ho nessuno. Forse potrebbe mettere
un annuncio gi nell'atrio?
E i casi pi vecchi?
Pi vecchi? Quanto pi vecchi?.
Jan riflett febbrilmente. Sotto il ponte aveva osservato l'uomo
solo per pochi istanti e i disegni in faccia celavano piuttosto bene
la sua et. Settanta, ottant'anni.
La signora scoppi a ridere. Il suono della risata fece venire in
mente a Jan il bancone di un bar e migliaia di sigarette. Davanti agli
occhi gli si form l'immagine di una donna tra i cinquanta e i sessanta.
In questo caso sta chiedendo alla persona sbagliata. Io sono
qui solo da sei anni. E i documenti di quell'epoca sono stati distrutti
da parecchio.
Non c' nessuno nel vostro team che potrebbe magari ricordare
qualcosa?
Dice qualcuno con una memoria da elefante? Che si ricordi di
casi di trenta o quarant'anni fa?.
Jan sospir. Non sopportava pi l'ironia di quella voce. Capisco.
 ancora pi improbabile, ammise.
Se avesse chiamato tre anni fa le avrei passato il nostro direttore,
la dottoressa Maria Hlscher. Ma nel frattempo  andata in pensione.
Di colpo Jan si riscosse. L'ex direttore? Potrebbe darmi il suo
numero di telefono?.
Di nuovo quella risata roca. Non le servirebbe a molto. Tutto a
un tratto la voce si fece seria. La dottoressa Hlscher adesso  in
una casa di riposo. Soffre di demenza.
E come si chiama la casa di riposo?.
Dall'altra parte della linea ci fu solo silenzio. Jan si arrabbi immediatamente
con se stesso per essere stato cos diretto. Se solo avesse
avuto un po' pi di accortezza!
Quando la donna, contro ogni aspettativa, gli disse il nome della
casa di riposo, Jan si sent colpire da un pugno allo stomaco. La
ringrazi meccanicamente, poi riappese e chiuse gli occhi.
Ti prego no.
Ti prego, no, pens, ti prego.
 incredibile quanto sai mentire bene, sent dire a Katy. La sua
voce suon lontana chilometri. Sotto le ruote della Cherokee l'asfalto
sibilava e lo spostamento d'aria pareva un vento che gli soffiava
direttamente nel cervello. Continu a tenere gli occhi chiusi e
il cellulare nella mano inerte.
Tutto a posto?, chiese Katy preoccupata. Hai un indirizzo?
S, disse Jan piano.
Allora? Non farti tirare fuori tutto con le pinze.
La dottoressa Maria Hlscher  nella stessa casa di riposo di pap.
La residenza Blankenburg.

Capitolo 35.

Berlino, 21 ottobre, 19,18.
Laura aveva ancora la mente annebbiata dal cloroformio. E il mal
di testa. Il luogo in cui si trovava era angusto in modo insopportabile
e lei giaceva rannicchiata su un fianco, con mani e piedi legati.
L'oscurit la circondava come un brutto sogno. Vibrava tutto e a
ogni scossone la sua testa sbatteva contro il metallo scabro e nudo.
All'improvviso della ghiaia scricchiol sotto le ruote. Era come se
le pietre le sfregassero contro il cranio.
Un ultimo scricchiolio e poi la macchina si ferm. Buck scaric
qualcosa facendo un gran fracasso. Laura sent le portiere sbattere.
Poi il bagagliaio si apr.
Istintivamente lei chiuse gli occhi. Era sveglia, ma non voleva che
lui lo sapesse. Buck. Suo zio. Il pensiero le faceva venire la nausea.
Prima non sapeva chi fosse. Ma aveva capito fin dall'inizio cosa
fosse. Vivendo per strada aveva imparato a riconoscere quell'aspetto.
La pelle flaccida, le unghie giallastre e spezzate, i denti marci, le
venuzze scoppiate negli occhi. Alcol, orgoglio ferito e una robusta
dose di cinismo. Si era svegliata troppe volte nel suo stesso vomito
per non riconoscervi anche qualcosa di se stessa. Qualcosa che apparteneva
al passato.
O almeno cos sperava.
Due braccia l'afferrarono. Le ascelle odoravano di sudore. Pi
che sollevarla dal bagagliaio l'uomo la trascin fuori.
Laura scivol per terra e fin con la faccia nella ghiaia. O era pietrisco?
Le piccole pietre aguzze le si conficcarono nella pelle del viso.
In lei divamp un misto di dolore e di rabbia indomabile. Avrebbe
voluto poter tirare calci e pugni.
Per un attimo rimase tutto tranquillo.
Laura sapeva che lui era l e la guardava dall'alto, deliziato nel vederla
giacere rannicchiata e indifesa ai suoi piedi. Poi la iss su una
qualche specie di sostegno con la schiena in avanti.
Non appena fu stesa l sopra, sent un'estremit del sostegno sollevarsi.
I suoi piedi nudi toccarono una superficie metallica e gelida.
Ansimando, lui le pass un filo intorno al torace, al ventre e
alle cosce e le spost i piedi nudi con la mano fredda e sudaticcia.
Quando l'ebbe assicurata per bene, afferr l'estremit del sostegno,
la sollev e la trascin avanti barcollando. Una carriola, pens
lei. Mi ha legata a una carriola per sacchi. Apr gli occhi con
cautela.
Davanti a lei si ergeva un edificio imponente, un vecchio palazzo
a due piani con il tetto di tegole arancioni, qualche abbaino e una
facciata grigia e sporca. All'entrata c'era un pesante portone di legno,
un mostro di quercia marrone scuro, o forse noce, che incuteva
timore, con un paio di gradini davanti.
Dietro di lei una cornacchia gracchi e si lev in volo da un albero
battendo le ali. Buck gir la carriola, trascin Laura all'indietro
su per i gradini, apr la porta e la spinse nell'ingresso. Il portone
si richiuse con un rumore sordo e Laura sent il cuore stringersi.
Buck la lasci ferma all'ingresso e si inoltr nella casa. Laura sent
un mazzo di chiavi tintinnare alle sue spalle, poi Buck abbass una
maniglia, ma senza successo. Brontol irritato e prov altre chiavi.
Ma nessuna pareva andare bene.
Ma che cazzo. Si avvicin, e Laura riabbass immediatamente
le palpebre. Lui afferr bruscamente i manici della carriola, le
fece fare un quarto di giro e poi la iss su un gradino. Poi su un
altro, e su un altro ancora. Un'altra scala. Laura apr gli occhi e
vide una sala d'ingresso rivestita di marmo macchiato. Due scalinate
a forma di mezzaluna salivano curve su entrambi i lati e sfociavano
in un matroneo. Sotto c'era una porta chiusa, al piano
superiore invece si apriva un corridoio che conduceva all'interno
dell'edificio.
A ogni gradino il fondo della carriola sbatteva dolorosamente contro
la schiena di Laura.
L'ansimare di Buck si mischiava al cigolio delle ruote sul marmo.
Arrivati in cima Buck si ferm per un attimo, riprese fiato e poi ricominci
a spingerla in avanti nel corridoio.
L non c'era marmo, solo il pavimento nudo, coperto di polvere
e di frammenti di cemento, come se quel primo piano fosse rimasto
bloccato in una fase avanzata di costruzione. Sulla destra c'era
un montacarichi verniciato di grigio. Poi su entrambi i lati del corridoio
partiva una fila di stanze numerate.
Buck si ferm quasi alla fine del corridoio, prima dell'ultima porta
sulla destra. Questa volta la chiave funzion.
Laura fu trasportata al centro di una stanza spoglia. Buck tagli
le corde che l'assicuravano alla carriola e la lasci l legata. Mentre
usciva senza una parola dalla stanza, con la coda dell'occhio Laura
lo vide ripiegare la lama di un coltellino svizzero. Il coltello di
Gandalf.
Perlustr la stanza con lo sguardo. Una finestra murata, una lampadina
sul soffitto. Nient'altro. Neanche un materasso.
Cinque minuti dopo Buck ritorn con un termoventilatore, carta
igienica, acqua, il trapano e altri arnesi.
Laura non si cur pi di nascondergli di essere tornata cosciente.
Gli occhi di Buck scintillarono quando se ne accorse.
Guarda un po'. Di nuovo sveglia, eh?.
Laura sapeva cosa stava per succedere. Il crepitare del trapano,
gli occhielli al soffitto e alla parete, le manette e la corda.
E adesso, su!.
Le sue mani scattarono verso l'alto. La corda scorreva negli occhielli
e la sollevava senza alcuna piet, finch non si ritrov in punta
di piedi. Gemeva e oscillava,
Da quanto sei sveglia?, chiese Buck.
Lei non rispose. Che senso avrebbe avuto rispondere?
Lo schiaffo la raggiunse sullo zigomo destro con una forza tale
da farle girare la testa di lato. Poi lui la colp da sinistra e lei grid
di dolore.
Finalmente, brontol lui. Qui non c' nessuno a controllarmi.
E nessuno che ti senta gridare. La guard, in attesa di una
reazione.
Lei non aveva nessuna intenzione di rispondere.
Buck strofin il pugno destro sulla mano sinistra e la colp allo
stomaco, cos forte da farla rannicchiare. Le manette le tagliarono
i polsi.
Sai qual  la cosa pi assurda?. Tutto a un tratto prese a sghignazzare.
Che devi ringraziare lei per questo. Proprio la donna da
cui hai ereditato il tuo brutto carattere. La squadr da capo a piedi.
L'unica cosa che hai di tuo padre sono i capelli scuri. Per il resto
sei la sua copia. La copia di una grandissima stronza.
Buck tir con entrambe le mani la maglia di Laura, ma non riusc
a strapparla e si infuri ancora di pi. Prese il trapano, lo avvi
e lo punt verso di lei. Prima tra i seni, poi abbass l'apparecchio e
si ferm tra le sue gambe. La punta lucente roteava a un centimetro
dal suo inguine.
Laura si ritrasse, cerc un punto d'appoggio pi saldo con le dita
dei piedi e tent disperatamente di tenersi in equilibrio per evitare
di oscillare avanti e indietro.
Devo trapanarti?, chiese Buck. Ne ho trapanate parecchie
di fiche. Per un bel po' non ho fatto altro. A volte tre o quattro
per notte. Una volta ad Amsterdam ho affittato tutto il bordello.
E costato un patrimonio. Ma ne  valsa la pena. Tutte solo per
me. Scoppi in una risata amara. Gi. E oggi invece mi ritrovo
a mangiare la merda. Con tua madre seduta sopra quei soldi
del cazzo. Poteva anche darmi qualcosa. E invece no. Si comporta
come se non esistessi. E poi viene da me con la sua morale di
merda. Ci manca solo che tiri fuori la croce di nostra madre e la
riappenda al muro.
Spost il trapano vicinissimo al suo viso. E visto che i tempi d'oro
sono andati, mi resti solo tu. Almeno cos avr la sensazione che
sia lei a pagare.
Le sollev bruscamente la maglia e le pass la stoffa sopra la testa.
Ora attraverso il cotone Laura intravedeva solo delle sagome.
Lui le accost all'orecchio il telaio del trapano e selezion la velocit
pi bassa. Il meccanismo scricchiolava come se stesse macinando
delle ossa.
Poi il rumore si affievol gradatamente.
Il motore si ferm.
L'istante successivo Laura sent la punta di acciaio freddo sul capezzolo
sinistro. Anche se non riusciva a vedere, aveva l'immagine
ben chiara davanti agli occhi: una punta contorta e squadrata che
le penetrava nel seno formando una profonda cavit che arrivava
fino alle costole, sopra il cuore.
Ho il dito sul tasto di accensione, sussurr lui. Quanto vorrei
che lei mi vedesse adesso. E che provasse esattamente quello
che provi tu.
Laura aveva l'impressione che Buck non stesse parlando con lei.
Parlava a se stesso.
Laura rabbrivid. Dentro di lei regnava uno spaventoso misto di
paura, rabbia, immensa spossatezza ed elevatissimo stato di allerta.
Le lacrime le colavano dagli occhi.
Poi Buck allontan di colpo il trapano.
In cambio la colp. All'inizio ancora un po' trattenuto, poi sempre
pi sfrenato. Sulla pancia nuda. Sul seno. Sul viso coperto dalla
stoffa. Alla bocca dello stomaco. Le lacrime colavano copiose sul
viso di Laura e sulla maglia.
E adesso dov'?, ringhi lui. Dov' tutta la tua arroganza da
Bjely, eh?.
Laura serr le labbra tremanti e si prepar al colpo successivo.
Lui rimase in attesa per qualche istante, come se volesse tormentarla
con l'incertezza.
Poi di colpo lasci andare la corda a cui lei era appesa. Laura barcoll
e cadde.
Torner, bisbigli lui. E ogni volta che torner ti toglier un
altro po' della tua arroganza.
Laura sent il legno della porta sbattere sugli stipiti, poi la chiave
che girava nella serratura e infine fu sola.
Con le mani tremanti si tir gi la maglia dalla testa e si asciug
il viso umido. Le lacrime salate le bruciavano sulla pelle. Socchiuse
le palpebre irritate davanti alla luce della lampadina.

Capitolo 36.

Berlino, 21 ottobre, 21,23.
Per prima cosa Jan e Katy avevano lasciato la Cherokee davanti
alla porta di casa di Greg. Era stata Katy a insistere, perch sapeva
che la sera Greg ne aveva bisogno. Poi avevano preso il tram fino
alla stazione di Blankenburg.
Il cielo si era contratto e al tramonto la temperatura era calata cos
tanto che Jan tremava mentre percorrevano la strada della stazione.
Ma era lui, pens, non il freddo.
La prospettiva di vedere suo padre lo atterriva. Sapeva di dover
tenere a freno i propri sentimenti per sopravvivere a quell'incontro.
Se avesse avuto un qualsiasi neurolettico in tasca, avrebbe seriamente
riflettuto se prenderlo, per cercare di attutire le sue sensazioni.
Eccoci, disse Katy. Un grosso cartello segnava l'ingresso della
residenza Blankenburg. La scritta era immersa nella luce abbagliante
di quattro riflettori alogeni.
Sei sicura che abbiamo bisogno di lui?, chiese Jan.
Katy annu. Sapeva come si sentiva Jan, lo intuiva dai suoi movimenti,
che si erano fatti improvvisamente rigidi e legnosi. Nessuno
ci farebbe avvicinare a una paziente affetta da demenza alle
nove e mezza di sera, non siamo nemmeno suoi parenti. Con pap
invece  diverso.
Magari il suo aiuto non ci serve. Diciamo semplicemente che vogliamo
andare a fargli visita, entriamo, e con un po' di fortuna troveremo
Maria Hlscher da qualche parte.
E tu pensi che abbia senso tutto questo? In fin dei conti soffre
di demenza.
Vale la pena fare un tentativo. La memoria a lungo termine nei
pazienti dementi spesso funziona benissimo. Magari non si ricorder
dov' la porta del bagno della sua camera o se ha chiuso l'acqua.
Ma probabilmente ricorda ancora bene cose accadute molto
tempo fa.
Imboccarono il sentiero che portava all'edificio principale della
residenza Blankenburg. Dal cielo notturno cominciavano a cadere
le prime gocce di pioggia.
La casa di riposo era un vasto edificio di quattro piani con grandi
finestroni di vetro. Era stato costruito sei anni prima da un fondo
di investimento immobiliare e sorgeva accanto al Golf Resort
Berlin-Pankow. Nell'ala sinistra c'erano piccoli appartamenti per i
residenti pi attivi, come Karl Floss, il padre di Jan. Nell'ala destra
invece soggiornavano i pazienti non autosufficienti, tra cui sicuramente
anche Maria Hlscher. Architettonicamente le due parti della
casa di riposo erano separate, anche se il personale di servizio era
unico per entrambe. Nelle sue visite precedenti Katy aveva notato
delle porte di raccordo tra un'ala e l'altra.
Entrarono nell'atrio e si diressero verso la reception, un bancone
tondo dietro il quale sedeva una signora altrettanto tonda e con
i capelli cortissimi.
Buonasera. Katy le rivolse un cenno.
Buonasera, signora Bengtson. Cos tardi oggi?
Non si preoccupi, sorrise Katy. Conosco le regole. E per mio
padre le nove e mezza non  tardi.
La signora restitu a Katy il sorriso, come se fosse il suo riflesso
in uno specchio.
Jan si chiese quanto spesso Katy andasse l. Subito la sua coscienza
sporca si agit. Era una sensazione che aveva giurato di non provare
mai pi quando si trattava di suo padre. Senza rendersene conto,
affrett il passo.
Mentre saliva le scale riflett di nuovo su come trovare il pi in
fretta possibile la stanza di Maria Hlscher. Non era il caso di chiedere
a un'infermiera. Forse a un altro paziente?
A destra, disse Katy alle sue spalle, quando raggiunsero il secondo
piano. Dal corridoio sulla sinistra si sentiva l'audio attutito
di vari programmi televisivi. Il pavimento in laminato assomigliava
a un parquet di faggio. Le lampade a parete gettavano una luce
strana sulla tappezzeria.
Sulla destra c'erano gli ascensori, dietro i quali si apriva la porta
che conduceva nell'altra ala. Jan aveva poggiato la mano sulla maniglia
di plastica, grande e rotonda, e stava tentando di aprire la porta,
quando risuon un lieve ping. L'acciaio verniciato e opaco della
prima cabina ascensore scivol di lato, simile a un sipario alimentato
a elettricit. Dietro c'era suo padre.
Jan lo fiss.
Suo padre ricambi lo sguardo con occhi stanchi e irrequieti, che
si distinguevano da quelli di Jan solo per l'et pi avanzata e per
le occhiaie scure. Al contrario di un tempo, non era perfettamente
rasato, i capelli radi erano un po' troppo lunghi e le guance scavate
e rugose. Ritrovarselo di fronte a quel modo parve a Jan una scena
grottesca. D'altra parte era tipico di suo padre spuntare fuori cos,
nel momento in cui avevi meno voglia di vederlo.
Che diavolo ci fai qui?, chiese Karl Floss. La sua voce era flebile
e nasale, come se fosse raffreddato. Spost lo sguardo di lato
e si accorse di Katy.
Ciao, pap, disse lei. Il suo tentativo di suonare disinvolta fall
miseramente. Stiamo cercando una persona.
Ho chiesto a Jan.
Stiamo cercando una persona, ripet lui.
Suo padre indugi sul suo viso con gli occhi socchiusi, come se
stesse cercando qualcosa. Ti sei tolto quella roba per la polizia?.
Jan ebbe bisogno di qualche istante per capire cosa intendesse.
Poi annu. Hanno chiamato anche te, quindi?
Katy non te l'ha detto?
S. L'ha fatto. Se ne era dimenticato.
Vorresti spiegarmi per favore che cosa sta succedendo?
Pap, per favore, si inser Katy. Non litighiamo. Non qui.
Io non litigo.
Risuon un nuovo ping e le porte dell'ascensore cominciarono a
richiudersi. Jan vide suo padre sollevare il bastone da passeggio e
infilarlo in mezzo alla fessura. I suoi movimenti erano precisi e sicuri,
ma il lungo bastone rivel il tremolio della sua mano. La porta
dell'ascensore sbatt contro il legno, si blocc per un attimo e
poi si riapr.
Karl Floss brontol a bassa voce e usc dalla cabina. Chi state
cercando, se non siete qui per me?
Ce la sbrighiamo da soli, grazie, disse Jan togliendo la mano
dalla maniglia della porta.
Non era un'offerta di aiuto, solo una domanda.
Jan ritir indietro la mano e fiss suo padre. Dici sul serio? O 
solo una delle tue provocazioni?
Sei un ingrato, sentenzi il padre di Jan.
Jan sbuff. Basta cos, pens ruotando la maniglia. La porta per
era chiusa a chiave.
Per un istante gli sembr di vedere un'ombra di soddisfazione
sulle labbra di suo padre.
Pap, disse Katy.
Dimmi, bambina.
Cerchiamo una certa dottoressa Maria Hlscher. Sappiamo che
 ricoverata qui, ma non sappiamo dove. E dobbiamo assolutamente
parlarle. Puoi aiutarci?.
Karl Floss guard Jan con aria provocatoria e indic Katy con la
mano libera. Vedi,  cos che si fa. Se si ha bisogno dell'aiuto di
qualcuno glielo si chiede con cortesia.
Pap, lo fren Katy. Tu la conosci?
Certo che la conosco. Maria  una psicologa. E soffre di demenza.
Una curiosa combinazione. Chiacchiera sempre dei suoi vecchi
casi. In teoria non potrebbe, ma come si fa a vietarglielo?  proprio
andata. Si riesce a malapena a farla stare zitta un attimo.
Dobbiamo parlare con lei, pap.  importantissimo.
Gli occhi nocciola di Karl Floss si spostarono pi volte da Katy
a Jan, poi lui annu, come se avesse preso una decisione. Aspettate
qui.
Chiam l'ascensore e spar dietro la porta, che si richiuse con un
leggero ronzio.
Pochi minuti dopo Karl Floss riemerse nuovamente dall'ascensore,
accompagnato dal solito ping. Sogghign astuto e mostr loro
una chiave. Ecco qua.
Grazie, disse Jan perplesso tendendo la mano verso la chiave.
Suo padre ritir la mano di scatto. Ovviamente vengo con voi.
 escluso, protest Jan.
Karl Floss sospir. Adesso stammi bene a sentire, ragazzo. Anche
io sono finito fuori pista e adesso sono qui e....
Posso ricordarti che sei voluto venire qui di tua spontanea volont?,
lo interruppe Jan agitato.
...e mi annoio a morte. Bene, magari non mi rimangono molte
energie. Il mio cuore  parecchio malandato e chiss quanto regger
ancora, ma cosa faresti tu se tuo figlio non ti fosse venuto a trovare
neanche una singola dannata volta? Poi spunta fuori la polizia
a chiedere informazioni su di lui e dice: Signor Floss, stiamo cercando
suo figlio per omicidio. Non per evasione fiscale o truffa o
qualsiasi altro genere di frode. No. Per omicidio! E infine te lo ritrovi
davanti, tuo figlio, nel bel mezzo della notte, che vuole parlare
con una psicologa demente matta da legare. Nessuna spiegazione,
niente di niente. Che cosa faresti tu, eh?
Non siamo nel bel mezzo della notte, disse Jan.
Ah! E questa allora non  una chiave.
Dammi la chiave e basta, ok? Non voglio che tu finisca coinvolto
in questa storia.
Sciocchezze, sbuff suo padre. Io ci sono gi dentro. Sono tuo
padre, che ti piaccia oppure no. E se adesso non vuoi avermi tra i
piedi, va bene. Ma devi prima spiegarmi qui e subito il perch di
tutta questa segretezza.
Anche con tutta la buona volont del mondo, ora non abbiamo
tempo.
Karl Floss sorrise come un vecchio lupo astuto e sollev in alto la
chiave, tenendola con la punta delle dita.
Jan prese un profondo respiro. E va bene, cedette.
Karl Floss li guid su per le scale fino al terzo piano. Una volta l,
apr la porta di destra, lanci un'occhiata al corridoio per precauzione
e fece segno a Jan e a Katy di seguirlo. Lo spartano sistema di
illuminazione notturna inondava il pavimento in PVC di una luce al
neon grigioverde. Il sottofondo sonoro era lo stesso dell'altra ala,
solo che l i televisori erano a volume pi alto. Da una delle porte
arrivava un gemito tormentoso e uniforme, che non pareva neanche
di questo mondo. Continuava a ripetersi, sempre alla stessa distanza.
Sulla porta della camera c'era scritto in caratteri piccoli: Stanza
313, Borken, Walter. Jan sent un brivido corrergli lungo la schiena.
Il dolore e la pena si percepivano cos chiaramente da lasciar
immaginare che Walter Borken non desiderasse altro che morire.
E invece era l, a gemere come una macchina senz'anima, e senza
nessuno che lo liberasse dalle sue pene.
Il padre di Jan indic una delle porte di fronte. Stanza 315,
Hlscher, Maria. Il suo titolo accademico non aveva pi alcuna importanza.
Karl Floss si port l'indice alle labbra. La mano che aveva alzato
tremava.
Sta gi dormendo?, chiese Katy a bassa voce.
Suo padre scosse energicamente la testa. Non dobbiamo entrare
troppo di sorpresa, a volte si agita. Buss alla porta. Rest qualche
istante in attesa. Poi buss di nuovo. Infine apr.
Una corrente d'aria colp Jan in viso. Maria Hlscher doveva aver
lasciato la finestra aperta. Ma non riusciva a vedere niente. Nella
camera era buio pesto, a parte una lanterna tremolante poggiata
sul tavolino davanti al balcone. Proprio l accanto c'era una sagoma
scura seduta su una poltrona e avvolta in una coperta. La candela
creava un angolino di luce soffusa e vacillante.
Maria? Sono io. Karl Floss, vengo da qui accanto.
Karl? Sei tu?. La sua voce era sorprendentemente alta e chiara,
a tradire la sua et era soltanto il fondo gracchiante tipico degli
anziani. Entra e chiudi la porta, altrimenti Sebastian scapper
di nuovo.
Sebastian? Jan lanci a suo padre un'occhiata interrogativa.
Suo figlio, sussurr lui. A quattro anni  scappato fuori di casa
ed  stato investito da una macchina. Pensa che sia morto.
Con chi stai bisbigliando?
Ho delle visite, Maria.
Basta bambini, si lament l'anziana signora. Sempre bambini,
per tutta la mia vita.
Niente bambini Maria. Adulti, disse Karl Floss. Poi entr nella
stanza, fece cenno a Katy e Jan di seguirlo e richiuse in fretta la porta.
Nonostante la finestra aperta c'era un forte odore di detergente.
Maria, non dovresti accendere candele, disse dolcemente Karl
Floss.
Maria Hlscher aggrott la fronte. La lanterna rendeva il suo
viso un'ombra tremolante nell'oscurit. Qui nessuno pu dirmi
cosa fare, spieg lei testarda. Non si pu mai fare nulla. Mi
tolgono tutto. Persino il mio odore. Non senti ovunque la puzza
di quell'affare? Al diavolo. Non si riesce pi a respirare. Chi hai
portato, Karl?.
Jan si spost alla luce della candela. Buonasera, signora Hlscher.
Sono Jan Floss e questa  mia sorella, Kathrin Bengtson.
Floss?. L'anziana signora guard prima Jan e poi suo padre.
L'ho gi sentito questo nome. Karl, hai portato tu queste persone?.
Karl Floss annu. S, Maria. Katy  mia figlia e Jan  mio figlio.
Che sciocchezza, Karl! Non abbiamo figlie. E nostro figlio 
morto.
Maria, sono io, Karl Floss, ho una stanza qui accanto. Siamo in
una casa di riposo, spieg lui paziente. Si avvicin alla sedia e pos
la propria mano tremante sulla sua, con una naturalezza che Jan
trov irritante. Quello era suo padre? L'ambizioso capo dell'agenzia?
L'uomo che si era sempre nascosto dietro il suo lavoro?
Anche il marito di Maria si chiamava Karl, disse il padre di Jan,
come se questo spiegasse tutto. Maria Hlscher si chin leggermente
in avanti e con la mano libera accarezz le guance di suo padre,
con aria assente e insieme amorevole. Lui la lasci fare e le rivolse
un sorriso incerto. Ma dal suo sguardo Jan ebbe l'impressione che
stesse letteralmente assorbendo quel contatto fisico, come se la mano
di Maria Hlscher potesse guarire le ferite. Il momento era cos
intimo che colp Jan con una violenza tale da mozzargli il respiro.
Dove diavolo era quest'uomo quando ero bambino?, si chiese.
Credo che loro abbiano una domanda per te, Maria. Karl Floss
si volt verso Jan e Katy. Non volete sedervi?.
Jan si schiar la gola. Non fu in grado di rispondere ma afferr una
delle tre sedie e si sedette accanto al tavolo insieme a Katy e a suo
padre, che prese una coperta dal letto e se la avvolse intorno. Dalla
finestra aperta si sentiva lo scrosciare della pioggia. La fiamma della
candela si fece piccola nell'aria fredda e umida.
Jan si schiar di nuovo la voce. Posso chiamarla Maria, signora
Hlscher?
Dottoressa Hlscher, prego. Certo. Tutti gli amici di mio marito
possono chiamarmi Maria. Sorrise amichevolmente.
Ah, bene. Dunque, Maria, lei  stata direttrice dell'Ufficio servizi
psicologici di Berlino, vero?.
Maria Hlscher aggrott la fronte. Che domanda. Certo. Suo figlio
ha qualche problema? Posso fare qualcosa per lei? Me ne occuper
domattina, non appena arrivo in ufficio.
Jan sorrise. Maria Hlscher pensava di essere ancora al lavoro:
era perfetto. Sto cercando qualcuno. Una persona un po' particolare.
Lei potrebbe averla incontrata quando frequentava la scuola.
Oh, ho incontrato tante persone. Davvero tante. E tantissimi casi
senza speranza. Casi difficili.
Il caso che mi interessa  piuttosto fuori dal comune. Il nome
Peter Nolte le dice niente?.
Maria Hlscher fiss a lungo la fiamma della candela, poi scosse
la testa.
Bene. Ma non vuol dire ancora nulla, pens Jan. O forse si
ricorda del caso di un ragazzo albino? Uno studente con la pelle
molto chiara?.
L'anziana psicologa lo guard con un'espressione seria, poi rivolse
di nuovo gli occhi alla fiamma. Il suo sguardo era assente e lei si ostinava
a tacere. Poi scosse di nuovo il capo. Non riesco a ricordare.
Ne  proprio sicura?
Jan,  una domanda senza senso, si intromise suo padre. Non
vedi in che condizioni  Maria?
Sciocchezze, Karl, brontol irritata Maria Hlscher. La mia
memoria funziona meglio della tua.  solo che qualche volta devo...
cercare.
Potrebbe anche non essersi accorta che il ragazzo soffrisse di albinismo.
Magari era truccato, tent di forzarla Jan. Un ragazzo
sempre truccato, che cercava sempre di nascondersi. Ipercontrollato,
compulsivo, forse si tingeva anche i capelli....
Improvvisamente gli occhi di Maria Hlscher si illuminarono.
Oh, s. C'era qualcuno. Mi ricordo. Aspetti....
Centro! Jan sent un formicolio dietro la nuca. Si chin elettrizzato
in avanti, pendeva dalle labbra della psicologa.
Non era un caso, sa. A volte capita. Intuiamo che c' qualcosa
che non va o qualcuno che ha bisogno di aiuto. Ma non possiamo
farci niente. Perch non succede niente di grave. E quindi n i genitori
n la scuola ci avvisano ufficialmente. Come in quel caso.
Tacque per un momento e Jan temette che si fosse persa nei ricordi
o che li stesse mescolando al presente.
All'epoca mi telefon una collega pi giovane, si chiamava...
aspetti... no, non mi viene in mente. Dunque, mi chiam perch
durante una gita c'era stato un incidente nell'ostello dove soggiornava
la classe. Lei si era svegliata nel bel mezzo della notte. I letti
erano tutti vuoti e si sentivano un gran fracasso e risate provenire
dalla doccia. And subito a controllare. Trov l'intera classe in
cerchio intorno a un ragazzo. Mentre era sotto la doccia era caduto e
si era slogato una caviglia, o forse se l'era rotta. I compagni di classe
l'avevano sorpreso sotto la doccia, probabilmente si stava masturbando... ma la cosa davvero stupefacente era che il ragazzo era
bianco come la morte. La collega disse pi o meno cos. Si era gi
accorta che lui si truccava, ma non sapeva perch. Ma, vedendolo
sotto la doccia, un misero mucchietto d'ossa, nudo, con la pelle
tutta bianca....
Pelle bianca. Truccato. Il cuore di Jan acceler i battiti. E poi la
doccia. Forse una compulsione a lavarsi. Frustrazione sessuale. Tutto
sembrava coincidere. Stava per chiedere a Maria se ricordava
quando era accaduto l'episodio, ma si ferm in tempo. Una domanda
del genere l'avrebbe scombussolata. Non doveva cambiare
argomento. E poi cosa  successo? Ha preso qualche iniziativa?.
Maria Hlscher annu con aria assente. Il ragazzo non voleva
parlare. Perci chiamai i suoi genitori. Dissero che era tutto a posto.
Allora passai a casa sua. Sorrise furbescamente. Non mi lascio
liquidare con tanta facilit.
Jan si trattenne dal chiedere il nome dei genitori. Sapeva che la
pi piccola interruzione, come la ricerca di un nome nella memoria,
poteva bloccare il flusso dei ricordi. Non c'era nulla di pi sensibile
alle distrazioni della mente dei pazienti affetti da demenza.
Il padre del ragazzo aveva un negozio. Di ferramenta, credo.
Ed era un alcolizzato, si capiva subito. La madre era diversa. Molto
curata, per cos dire. Preoccupatissima del proprio aspetto. Ridacchi,
poi torn subito seria. Dopo ho saputo che il padre della
donna possedeva un negozio di profumi. Era davvero strana a vedersi.
Tutta carina e profumata in mezzo all'intonaco scrostato. La
casa cadeva a pezzi. La famiglia non se la passava bene. Be', non mi
ha lasciato vedere il ragazzo. Non sono mai riuscita a incontrarlo.
Se non l'ha mai visto, chiese Katy, perch se ne ricorda ancora
cos bene?.
Maria Hlscher trasal al suono della voce di Katy. La guard e
socchiuse gli occhi per metterla a fuoco meglio. Jan imprec dentro
di s per l'interruzione, ma si trattenne dal rimproverare Katy.
Qualsiasi commento da parte sua avrebbe solo peggiorato le cose.
 per..., la voce di Maria si ridusse a un flebile sussurro, ...gli occhi rossi.
Jan si irrigid Un brivido gelido gli corse gi lungo la schiena, anche
se sapeva che quello che aveva appena detto l'anziana signora
non poteva essere vero. Occhi rossi?, chiese. E come lo sa?.
La psicologa ridacchi. Lei  proprio un furbacchione! Non so
dove Karl l'abbia trovata, ma lei  davvero un furbacchione! Vede,
non sono mai riuscita a togliermi dalla testa quella storia. Ha presente?
Quando ti sembra di avere una specie di fantasma che si aggira
nella testa? Tornai l un'altra volta, in quella casa, parecchio
tempo dopo.  stato... aspetti. Maria Hlscher aggrott la fronte,
poi fece un cenno di diniego. Ah, non mi ricordo pi quando. Comunque
vidi la casa e mi ricordai. Suonai il campanello e mi apr un
giovanotto. Sembrava del tutto normale, magro, capelli castani...
soltanto i suoi occhi erano strani, chiari, chiarissimi. E sembrava che
si fosse incipriato il viso. Chiesi dei suoi genitori. Lui disse che erano
morti. Allora pensai, be', che forse era la cosa migliore che potesse
capitargli. Solo che il modo in cui lo disse era cos... curioso....
Aveva ucciso i suoi genitori? Era questo che intendeva?
Jan sent l'aria fredda e umida insinuarglisi letteralmente sotto i
vestiti. Rabbrivid. Le sue mani erano gelide. Lo scrosciare della
pioggia era aumentato e gli ricord quella notte nella Francia del
Sud, quando Laura era sparita.
E c' un'altra cosa, prosegu Maria Hlscher. In casa c'era
qualcun altro, una donna. Una ragazza, credo. Lo chiamava, voleva
sapere chi era alla porta. Diceva che se era sua madre doveva mandarla
al diavolo, perch le aveva gi fatto male a sufficienza. Disse
pi o meno cos.
Maria Hlscher annu, come se volesse attestare il fatto che i suoi
ricordi erano esatti. Me lo ricordo ancora bene perch la sua risposta
fu molto fredda. Le grid che non doveva preoccuparsi. Sua
madre non le avrebbe mai pi causato problemi. Mi guard per
tutto il tempo con quegli occhi. Maria Hlscher si irrigid, come se
sentisse ancora quello sguardo su di lei. E poi diventarono rossi,
gli occhi. Cos, all'improvviso, solo per un attimo. Lo giuro. Rossi!
Quello sguardo non me lo scorder mai. Forse pensate che io sia
pazza... ma  cos....
Maria Hlscher ammutol. Il mondo si ferm per un istante. Nella
stanza nessuno osava neppure respirare. L'unico rumore era quello
della pioggia.
Io le credo, disse Jan a bassa voce. Continui a raccontare.
Continuo... s. Sospir. Lui mi disse di sparire. Che non aveva
bisogno di me. Io... ebbi l'impressione che se non me ne fossi
andata subito lui avrebbe potuto diventare pericoloso. E perci ho
fatto in modo di scamparla.
Di nuovo un sospiro. Il suo corpo magro, avvolto nella coperta,
fu scosso da un brivido. Sulla sua testa i capelli grigi formavano
un'aureola scompigliata che catturava la luce gialla della candela.
Per un bel po' Maria rimase ferma a fissare la fiammella tremolante.
Karl?, chiese poi bruscamente. Chi ha dato il permesso di mettere
una candela qui?.
Tutto a un tratto il filo si era spezzato. Karl Floss voleva dire qualcosa,
ma Jan gli intim di tacere con un cenno eloquente. Maria?
Si ricorda il nome della famiglia? O quello del ragazzo?.
Nessuna reazione.
Magari il nome della via dove abitavano? O quando  successo?.
Di nuovo nulla.
Come una fonte inaridita.
Poi il suo viso si illumin di colpo. Maria alz trionfante il dito
indice. Era qualcosa con la O, me lo ricordo.
Forse Nolte, disse Jan. Peter Nolte.
No, no. Non era un nome cos comune. Oppure s?. Maria
Hlscher si gratt la testa. Ma s! Io e Annie!.
Come?
Io e Annie. Di Woody Allen. Aveva appena vinto un Oscar. E
anche Diane Keaton. Adoro Diane Keaton. Ho visto quel film tre
volte.
Non  della fine degli anni Settanta?
Non lo so. Karl? Tu che dici? Non siamo andati insieme a vederlo?.
All'improvviso trasal. Karl, sta piovendo, senti? Sebastian  ancora
fuori. Potresti andare?.

Quando ebbe finito si sent meglio. Il suo travaglio interiore era
diminuito. Le linee erano tornate a essere nette.
Prese il telefono e compose il numero della linea fissa di Laura,
era la diciassettesima volta in quella giornata.
Non rispose nessuno.
Perch non era ancora tornata nell'appartamento? Perch si nascondeva
da lui? Aveva persino staccato le fotografie all'ingresso,
in modo che non dovesse pi sopportare la loro vista.
Quel giorno inoltre aveva appurato che non era da Jan. Anche
Jan la stava cercando. Era per quello che lei si nascondeva? Aveva
paura di Jan?
No. Sapeva di volerlo credere. Ma non era cos. Gi in Francia l'aveva
vista struggersi per lui. Avrebbe dovuto capirlo subito. E dopo
gli aveva taciuto il suo nome e aveva lottato per quel codardo!
Fino a quel momento il suo obiettivo principale era stato liberarsi
di Jan. Ma adesso, ora che Laura pareva essere stata inghiottita dalla
terra, la sensazione di averla persa era violenta come non mai. Rimpiangeva
di averla lasciata andare. Quello che stava accadendo era
contro natura. I pianeti devono girare intorno al loro sole. Per quale
motivo Laura non era rimasta nella propria orbita? Come se fosse
stata un fuoco fatuo e non un pianeta. La colpa era di Jan. Quel
codardo era come un asteroide in rotta di collisione! Ed era diretto
irrevocabilmente verso Laura. Cos come lei si dirigeva verso di lui.
Gravitazione. Era tutta una questione di forze di attrazione.
Laura doveva tornare nella propria orbita. Per sempre! E per recuperare
Laura gli serviva Jan. La forza di attrazione avrebbe fatto
il resto.
Adesso sapeva cosa doveva fare. Ma prima di tutto doveva ridurre
il caos.
Troppi pianeti intorno al sole non andavano bene.
Si perdeva la visione d'insieme. Non si capiva pi chi si stava muovendo
e dove.
Era in piedi davanti alla galleria e si volt a sinistra, verso la porta l
accanto. Quando inser la chiave, i perni della serratura scattarono.
Lo accolsero il calore e un leggero odore di feci. Disgustoso! Ma
quel giorno non doveva badarci.
Dalla parete di fondo della stanza proveniva un raschiare lieve.
Pelle nuda sul cemento.
Ciao, principessa, sussurr.
Nulla. Nessuna risposta.
Dopo la disavventura di quattro giorni prima, lei non era pi stata
in grado di parlare. Come se insieme a un po' di sangue anche la
ragione le fosse scivolata via. Forse avrebbe fatto meglio a lasciarla
morire invece di girare di nuovo i piccoli rubinetti dei tubi. Ma per
qualche ragione non gli era sembrato giusto.
Come se ne stava l, accucciata! L, davanti alla branda, sempre
con la stessa espressione in viso, sempre con la coperta addosso,
anche se l dentro faceva fin troppo caldo, e sempre a serrare le
gambe a quel modo, e tutto il resto, cos che lui non potesse vederle
il pube e il seno. Si ritrov automaticamente a pensare a Laura.
All'improvviso la parola principessa suon vuota, come se gli fosse
sfuggita di bocca inavvertitamente. Quella non era una principessa.
Non finch c'era Laura.
Laura era una principessa.
Quella donna non lo era. Quella donna era un pianeta di troppo.
Sai perch la gravitazione  cos importante?, le chiese.
Silenzio. Nessuna risposta.
Senza gravitazione il caos prende il sopravvento. Gente come
mio padre. Gente come Jan Floss. O come i dottori. Tutte le forze
possibili e immaginabili che decidono del tuo destino. Giusto e
sbagliato non esistono pi. Non ci sono pi orbite chiare. I falsi vivono
e i giusti soccombono.
Ancora nessuna reazione.
Potresti almeno annuire.
Lei annu.
Ma non lo capisci, vero?.
Lei scosse la testa, dopo qualche istante di esitazione.
Immagina un medico. Un primario. Questo primario  un pezzo
di merda, arrogante e presuntuoso. Un asteroide. Tu te ne stai
nella tua orbita. Qualcuno ti ha messo l. Ed  giusto cos. Prestabilito.
Stai percorrendo in circolo la tua orbita. E arriva il primario.
Sai che  stato pagato per ucciderti durante la prossima operazione.
I soldi sono stati gi versati e lui ora  in rotta di collisione. Se
ti colpisce ti annienter. Non desidereresti che io facessi una visita
a quell'asteroide di merda?.
Andrei a casa sua e mi nasconderei nel suo garage. Poi, intorno
alle due di notte, la porta del garage si muove come pilotata da uno
spirito. Un telecomando. Due fari rotondi. Viene a portare in garage
la sua Porsche di merda supercostosa e superumorosa. Mi nascondo
dietro l'altra macchina, una Benz.
La porta del garage si richiude, le luci al neon si accendono e il
dottore scende. Pensaci, lui  l'asteroide che ti uccider. Sta facendo
rotta verso di te. Come in Armageddon. Ti viene addosso come
in un film di Hollywood.
Mi alzo in piedi per farmi vedere e porto un dito alle labbra. Lui
ansima e basta, non riesce neanche a gridare. In due passi sono da
lui e gli punto un coltello alla gola. Chi... chi  lei?, balbetta. Io
sorrido e basta. Che cosa vuole? Vuole dei soldi? Io... il mio portafogli
.... Non voglio i soldi, lo interrompo. Voglio che annulli
l'operazione e non la uccida.
E in quello stesso istante capisco che  un discorso inutile. L'asteroide
vola, continua a volare e non accenna a fermarsi. Devo prendere
una decisione. Sono Bruce Willis. Sono atterrato sull'asteroide
di merda. Cosa devo fare? Cosa ti aspetteresti da me?.
Lei non rispose. Rimase accucciata l, a guardarlo con gli occhi fissi
e allo stesso tempo vuoti. I giorni trascorsi in quella prigione l'avevano
infiacchita, come tutte le altre prima di lei. E tuttavia non c'era
un modo migliore per donarle il colorito del viso che le si addiceva.
Te lo dico io cosa vorresti. Fallo, penseresti. Ricaccia indietro
nello spazio quel maledetto affare. Magari non lo diresti ad alta voce,
ma lo penseresti. E io lo farei. Per te! Non mi saresti grato?.
Vide che lei esitava, era possibile?
Alla fine lei annu.
E faresti bene a farlo, sussurr lui. Talvolta bisogna fare cose
sbagliate, perch  giusto cos. Perch solo cos  possibile la giustizia.
A volte nell'universo rimane troppo poco spazio per la giustizia.
Lei annu di nuovo, apatica.
Allora capirai anche che ho bisogno di spazio. Per le due bambine.
Vide che di nuovo non capiva.
Solo quando scorse la lama affilata cominci a gridare.
La tir a s a cuor leggero. Sapeva che era giusto.
Ridurre i pianeti. Riguadagnare la visione d'insieme.
Ma era giusto davvero?
O invece stava per perdere il controllo, per colpa di un merdoso
asteroide?
Controllo non voleva dire anche essere in grado di tollerare qualcosa?
Essere in grado di aspettare?
Forse c'erano altre possibilit. Forse era meglio conservarla. Mancavano
dieci giorni a Halloween. Forse per quel momento le cose
sarebbero cambiate.
Troppi forse, pens.
E Froggy quello dei forse.
Io sono Fjodor.
La fiss, quel piccolo sfortunato mucchietto d'ossa. Poteva sempre
diventare una principessa.
Senza dire una parola si gir e si affrett a lasciare la stanza. Una
sola delle bambine pu bastare, pens. Anche cos il numero dei
pianeti si riduceva.

Capitolo 38.

Berlino, 21 ottobre, 22,38.
Insieme a suo padre e a Katy, Jan usc dal portone principale della
casa di riposo. La pioggia batteva selvaggia sulla tettoia. Nell'angolo
sinistro un consistente rivolo d'acqua scendeva gi dal tetto
per poi infrangersi sul selciato.
Karl Floss porse a suo figlio un ombrello grigio scuro.
Grazie, mormor Jan.
Mi devi ancora qualche spiegazione, disse suo padre. I suoi occhi
si erano fatti piccoli e aveva l'aspetto di qualcuno che necessitava
di riposo ormai da ore.
Anche tu mi devi qualche spiegazione, ma so che non ne ricever.
Di che spiegazioni parli?.
Jan lo guard incredulo. Dici sul serio?. Improvvisamente la
conversazione con Maria Hlscher spar dai suoi ricordi. Mi metti
alla porta e vendi l'azienda senza neanche discuterne con me. E
poi mi chiedi anche di che spiegazioni parlo?.
Karl Floss scosse il capo sdegnato. Ti ho fatto un favore. Davvero
non capisco queste insulse chiacchiere da ingrato.
Un favore?
Come altro vuoi chiamarlo? Sapevo che non avevi mai voluto lavorare
in quel campo. Mai. La pubblicit! L'hai sempre considerata
spazzatura. Non volevo importi una cosa del genere. Per questo
ho annullato l'accordo con Eisner, a malincuore.
Annullato?, ripet Jan.
Avrebbe pagato di pi se tu fossi rimasto all'agenzia. Ma io ho
stabilito che avresti dovuto andartene.
Jan si sentiva come se gli avessero appena tolto la terra da sotto i
piedi. Perch non me l'hai chiesto prima di decidere, maledizione?
Chiedere, chiedere, brontol suo padre. Lo so come sei fatto.
Ah, s? Lo pensi davvero? Io stesso non so se ho mai avuto davvero
qualcosa contro la pubblicit.
S, era cos.
Ero contrario a lavorare nella tua azienda. Con te come capo.
Con le tue pretese. Io.... Jan sent la mano di Katy sulla sua schiena
e si interruppe.
Suo padre lo fissava a bocca aperta, profondamente ferito. Io
l'ho fatto per te.
Fantastico, replic Jan. Alz le mani in un gesto che esprimeva
confusione e smarrimento e poi le lasci ricadere lungo i fianchi.
Rimasero tutti in silenzio.
Jan non si era mai sentito cos solo, e allo stesso tempo sapeva che
suo padre era sincero. Aveva davvero creduto di fare la cosa giusta.
Siamo come pezzi di un puzzle scollegati tra loro, pens. Come
sarebbero andate le cose se ci fosse stato Theo? Se sua madre fosse
rimasta?
Suo padre sospir. Sembr quasi un ringhio. Se ho sbagliato,
mi dispiace.
Jan annu. Sapeva che erano delle scuse, ma non riusciva a sentirle
nel profondo.
Credo che dovremmo andare a casa, disse Katy sottovoce.
A casa. E dove, perla precisione?, pens Jan. Forse da Greg?.
Il pensiero gli sembr grottesco, ma era la cosa giusta da fare. S.
Dovremmo, disse. Drizz le spalle e guard Katy salutare il padre.
Lui non riusc ad abbracciarlo, apr l'ombrello, annu rapido
e si incammin.
Buona fortuna, gli grid dietro suo padre.
Jan si volt e lo vide l, in piedi, un uomo anziano con un bastone
da passeggio e lo sguardo perso, dietro una cortina di pioggia.
Grazie, gli grid. Per prima, con Maria Hlscher.
Suo padre alz la mano e gli rivolse un cenno rapido e compassato.
Katy si agganci al suo braccio e scivol sotto l'ombrello.
Poco dopo, in treno, Jan e Katy erano ancora in silenzio. L'acqua
gocciolava dall'ombrello formando una pozza sul pavimento.
Katy teneva in mano il suo smartphone e digitava qualcosa. Io
e Annie, di Woody Allen, disse infine. Era il 1977. Abbass il
telefono. Era da Katy non ritornare sulla discussione tra Jan e suo
padre. E lui le era immensamente grato per questo.
1977. Jan fece un paio di conti. La conversazione con Maria
Hlscher torn immediatamente al centro dei suoi pensieri, con la stessa
velocit con cui poco prima era passata in secondo piano. Nella
foto dell'annuario di Nordholm del 1993 Peter Nolte era sui
trent'anni. Oggi deve avere appena passato la cinquantina e allora,
nel 1977, ne aveva circa venti. Coincide tutto.
E tu credi davvero che sia riuscito a nascondere il suo albinismo
al collegio?
Ripensando al racconto di Maria Hlscher, direi di s. Lo faceva
gi dall'infanzia. Anche a scuola. Quella volta, nella doccia, essere
scoperto ha sicuramente comportato delle gravissime conseguenze
per lui. Sar diventato ancora pi scrupoloso. Sono sicuro che abbia
tenuto sotto controllo ogni piccolo particolare.
Ma un maniaco del controllo di questo genere avrebbe dovuto
attirare l'attenzione.
Forse domani telefoner di nuovo al direttore Breitner.
Pensi che vorr ancora parlarti dopo la conversazione di oggi?
Dipende dalle parole che sceglier di usare, disse Jan. Tent
di sorridere, ma il risultato fu pi che altro una smorfia. Ma c'
un'altra cosa che mi interessa. Continuo a chiedermi come abbia
fatto quel tipo a trovarci.  stato nel mio appartamento. E va bene,
il mio indirizzo non  un segreto. Se conosce il mio nome pu aver
fatto delle ricerche per scoprire dove abito. Poi spunta fuori sotto
il ponte. Forse perch era uno dei posti preferiti di Laura. E visto
che tra di loro c' un qualche legame, forse lo conosceva. Magari 
stato proprio lui a scattare le foto. Ma come diavolo ha fatto a rintracciarci
a Nordholm? Ci ha seguiti da Berlino?
Me ne sarei accorta, disse Katy. Guardo spesso nello specchietto
retrovisore e sono sicura che all'andata non c'era.
Allora deve averglielo detto qualcuno di Nordholm.
Aspetta per, disse Katy. Quel tizio ha una targa di Berlino.
E da Berlino a Nordholm sono tre ore. Qualcosa non torna. Arrivato
a Nordholm non ci avrebbe trovati, ce ne eravamo andati gi
da un pezzo.
A meno che, riflett Jan, il direttore non l'abbia chiamato. Era
l'unico a sapere in anticipo che saremmo venuti.
Ma tu non ti sei presentato con il tuo vero nome. Questo vuol
dire....
Che sapeva gi chi ero, Jan complet il pensiero. E infatti era
cos. Breitner sembrava sapere fin dall'inizio che qualcosa riguardo
al mio nome non tornava....
Katy tacque angosciata. Credi..., chiese dopo un po'. Credi
che Breitner sia coinvolto in qualche modo?.
Jan annu torvo. Qualcosa non mi  chiara. Ma non capisco cosa,
maledizione. Ripensando a come ha fatto ostruzionismo sulla vicenda
di Nolte, potevo anche immaginare che dietro ci fosse qualcosa
di pi del buon nome della sua scuola.
Pensi che abbia mentito e che i due siano ancora in contatto?
Questo almeno spiegherebbe qualcosa.
Merda, mormor Katy. E impallid. Jan sapeva bene cosa le passava
per la testa. Aveva paura. E aveva ragione. Se Breitner era davvero
invischiato in quella storia, allora anche Katy era in pericolo.
Ma perch l'aveva portata con s?
Quando Jan e Katy scesero dal treno stava ancora piovendo. I
lampioni e i fari delle macchine proiettavano piccole isole luccicanti
sull'asfalto. Entrambi continuavano a voltarsi, in preda alla sensazione
di essere seguiti. Jan non riusciva a evitare di pensare a Laura.
Dove diavolo si stava nascondendo?
Davanti al portone di Greg, Katy tir fuori una chiave dai jeans e
apr. Entrando nell'appartamento, Jan sent sciogliersi un po' della
tensione. L almeno erano al sicuro. Improvvisamente si sent pesante
come piombo, e in pi non mangiava da un'eternit. Pensi
che Greg abbia ancora qualcosa da mangiare e una lattina di birra
in frigo?.
Katy gli rivolse un sorriso stanco. Se stai pensando a una pizza
pronta, con Greg caschi male. Per la birra invece pu essere. Ma
cos' questo odore?
Non ne ho idea. Jan si diresse verso la cucina. Nella sua mente
sentiva gi la birra scorrergli nella gola. Apr la porta della cucina
e si blocc, come se avesse sbattuto contro un muro. Un fetore terrificante
emerse dall'oscurit e lo colp. D'istinto si port la mano
davanti alla bocca e al naso, cerc a tentoni l'interruttore della luce,
lo trov e lo premette.
La lampada sul soffitto si accese.
Jan si ritrasse inorridito.
Dietro di lui Katy url.
Su una sedia al centro della cucina c'era Greg. Il suo corpo era
fissato alla sedia con la pellicola per alimenti. Solo la testa non ne
era avvolta. Aveva il viso segnato da piccole bruciature. Il lato del
viso dove una volta c'era l'orecchio destro era carbonizzato e sulla
pelle intorno alla ferita rossa e nera si erano formate delle vesciche.
Nella bocca spalancata aveva della pellicola alimentare appallottolata
e gli occhi erano opachi e privi di espressione.

Capitolo 39.

Berlino, 21 ottobre, 22,46.
Laura ud dei passi in lontananza. Al contrario della sua prigione
precedente, in quella sentiva i rumori con chiarezza. La porta di legno
pareva robusta, ma non era insonorizzata. La tromba delle scale
di marmo e il corridoio formavano una sorta di imbuto che catturava
e amplificava qualsiasi suono. Come i passi di Buck su per i gradini.
Laura si alz in piedi. Non voleva incespicare di fronte a lui quando
avrebbe tirato la corda. Almeno voleva incontrarlo con la schiena
dritta. Serr la mascella. Stava gi stringendo i denti, in attesa di
altro dolore e umiliazione. La pelle le bruciava ancora per i colpi ricevuti.
E se questa volta avesse avuto in mente qualcosa di peggio?
Aveva pensato febbrilmente a un modo per sfuggire a Buck.
Era abbastanza forte per afferrare la corda a cui era appesa, tirarsi
su e stringere i piedi intorno al suo collo? Aveva le gambe libere
e se fosse riuscita a stringergli la gola poteva provare a strangolarlo.
Ma poi?
Anche se fosse riuscita a sopraffarlo, che avrebbe fatto? Sarebbe
comunque rimasta appesa alla corda, con le braccia tese verso l'alto.
Come avrebbe potuto prendere le chiavi delle manette?
I passi rimbombavano lungo il corridoio, avvicinandosi inesorabilmente.
Quanti metri ancora?
Forse sei? Oppure otto?
Fermo!. Nel corridoio risuon una voce tagliente.
I passi si arrestarono di colpo.
Che succedeva?
Girati!, ordin la voce. Il cuore di Laura fece un balzo. Non
era la voce di Buck.
Per un momento che parve infinito regn il silenzio. Laura immagin
Buck in mezzo al corridoio che si irrigidiva e si voltava lentamente.
Tu?. Il tono era incredulo, come se l'uomo a cui apparteneva
quella voce tagliente conoscesse Buck. Laura voleva rendere nota
la propria presenza e chiedere aiuto quando sent di nuovo la voce.
Questa volta il tono non era secco, ma freddo, sottile e penetrante.
Che diavolo ci fai qui, Buck Stelzer?.
Il grido d'aiuto di Laura le mor in gola. Lo stomaco si contrasse.
Conosceva quella voce. Era l'uomo con gli occhi rossi, il tatuato.
Inizi a tremare.
Potrei chiederle la stessa cosa, gracchi Buck. Pareva essersi ripreso
dallo spavento iniziale. Che cosa ci fa lei qui?.
Nel corridoio si sentivano di nuovo dei passi.
Questa  casa mia, disse Buck. Il tono della sua voce era aggressivo
e allo stesso tempo preoccupato. Continuava ad arretrare nel
corridoio. Mi faccia il piacere di sparire.
Dimmi cosa stai facendo qui, disse l'uomo tatuato.
Chiunque lei sia, si faccia i suoi affari di merda, disse Buck.
E tu la conosci bene la merda, vero Buck? Ci sguazzi dentro da
sempre. Da tutta una vita. Prima con i soldi e poi senza.
Laura trattenne il respiro. L'uomo tatuato sembrava conoscere
Buck da un bel pezzo. Che senso aveva?
Maledizione, ma chi  lei?. Buck era proprio di fronte alla porta
di Laura.
Metti via quell'affare e smettila di darmi del lei, disse il tatuato.
 ridicolo.
Sta' lontano da me. E sparisci da casa mia.
Ah. Casa tua? Credi che ti basti agitare un po' quel coltellino tascabile
perch io ti lasci andare? Credi di essere ancora intoccabile
come allora?
Chi diavolo sei?
Sono il tuo incubo che ritorna, Buck Stelzer. Devi guardare oltre
le linee sul mio viso. Tra queste strisce nere c' ancora una parte
di me. O forse potrei aiutarti sbottonandomi la camicia. Forse ti
ricorderesti.
Per un momento cal il silenzio. A Laura parve di sentire il fruscio
dei vestiti.
Tu?, ansim Buck incredulo. Sei proprio tu?. Quindi anche
Buck lo conosceva. Ma come?
Tutto a un tratto Buck scoppi in una risata sonora e beffarda.
Sembrava piuttosto sollevato, come se ogni paura l'avesse definitivamente
abbandonato. Hai ragione, ora s che ricordo. Ricordo
ancora perfettamente l'immagine di te sotto la doccia, te ne stavi
l con il cazzo in mano e il nome di mia sorella sulle labbra. Cavolo,
eri pi bianco delle piastrelle del bagno. E adesso hai il coraggio
di venire qui a spaventarmi?. Buck rise di nuovo. Freak allora,
freak per sempre, eh?
Ti senti forte?, chiese a bassa voce l'uomo tatuato. Invincibile?
Proprio come allora?
Invincibile. Proprio come allora, gli fece il verso Buck. Io non
sono mai stato invincibile. Ma per uno come te, Froggy, ero comunque
abbastanza!.
Laura si irrigid. Cosa aveva detto Buck?
Froggy?
Froggy non c' pi, sussurr il tatuato.
No, pens Laura. Non pu essere. Non quel nome. Il suo
cuore perse un battito.
 impossibile.
Ma c'era solo una persona a cui lei era in grado di associare il soprannome
Froggy. Si chiese come avesse fatto a non accorgersene,
come avesse fatto a non riconoscerlo dalla voce e dalla postura
quando l'aveva avuto di fronte, seduta su quella maledetta sedia
sulla quale lui l'aveva legata dopo averla rapita.
Le torn alla mente la strana sensazione che aveva provato insieme
alla paura. La sensazione che qualcosa si agitasse dentro di lei,
che qualcosa le fosse familiare.
E tuttavia non l'aveva riconosciuto.
Com' possibile che Froggy non ci sia pi, se  qui davanti a me,
lo schern Buck. Tu sei e rimani Froggy. Fino alla fine della tua vita
di merda, capito? Froggy allora, Froggy per....
Il rumore di un colpo sordo fece trasalire Laura. La porta trem.
Per un momento il silenzio fu totale. Poi sent un gemito.
E un altro colpo.
E un altro.
Ogni volta la porta vibrava e a ogni colpo seguiva un lamento.
Un corpo scivol gi lungo la superficie della porta.
Sent vicinissima la voce dell'uomo tatuato che sussurrava colma
di odio: Froggy non c' pi. Adesso ci sono solo io. E io posso fare
tutto ci che voglio.
Poi un ultimo colpo attutito e un suono che sembrava quello di
un coltello che affondava in un sacco di farina.
Tutto!.
Sent i passi allontanarsi gi per le scale di marmo, poi il suono
compiaciuto di una porta che sbatteva.
Laura fiss il lago rosso che filtrava all'interno della stanza dalla
fessura sotto la porta, scuro come un'ombra che veniva verso di lei
per trascinarla nell'abisso. Le salirono le lacrime agli occhi. Tutte
le sue membra tremavano. Il suo corpo si ribellava. La sua mente si
rifiutava di credere a ci che aveva appena sentito.
Buck era morto.
Ma ormai per lei era irrilevante. Non provava n sollievo n sgomento.
Riusciva a pensare solo a un nome: Froggy.

Capitolo 40.

Berlino, 21 ottobre, 23,07.
Jan rimase in stato di choc per quella che gli sembr un'eternit.
In realt dur poco pi di mezzo minuto.
Poi si volt, prese Katy per un braccio e la spinse via dalla cucina
in camera da letto, dove la fece sedere sul materasso.
Lei aveva il viso grigio come la cenere e il mento che le tremava.
Jan le mise delicatamente la coperta del letto intorno alle spalle. La
coperta di Greg.
I pensieri di Jan si accavallavano l'uno sull'altro. Perch Greg?
Cosa voleva da lui?
All'improvviso si sent la coscienza sporca. Non aveva mai messo
da parte i suoi pregiudizi su Greg, neanche per un attimo aveva
pensato che per Katy lui potesse essere qualcosa di pi che una
semplice distrazione dalle frustrazioni del matrimonio.
...  morto?, chiese Katy.
Jan annu. S, disse a bassa voce stringendola a s.
Sei sicuro? Non hai controllato....
Non c' bisogno di controllare Katy. E morto.
Silenzio.
Jan si aspettava che lei scoppiasse in lacrime. Ma non lo fece. Perch
l'ha fatto?, balbett Katy. Perch Greg?
Sta dando la caccia a me, disse Jan.
Ma come sapeva di Greg?
Greg era con noi in Francia.
No, voglio dire, come sapeva dove abitava?
In qualche modo deve averci seguito. Forse lo sapeva gi da
prima.
Katy non disse nulla, continuava a torcersi le dita. Il suono delle
mani che sfregavano l'una sull'altra fendeva il silenzio. Nell'aria
c'era ancora odore di carne bruciata.
Se  te che vuole e ci ha seguiti fin qui, perch poi ha aspettato
che ce ne andassimo e ha ucciso Greg?
Non lo so, disse Jan.
Di nuovo silenzio.
Mani che si sfregavano.
Pensieri che turbinavano.
Cosa gli ha fatto?, la voce di Katy tremava.
Credo... sembra che l'abbia....
Torturato?, sussurr Katy. La parola risuon alta nel silenzio.
S. Jan deglut. Era un'immagine terribile.
Ma cosa avrebbe mai potuto dirgli Greg? Dove eravamo? Neanche
lo sapeva.
Jan fissava il vuoto. Era proprio quella la questione. Cosa poteva
sapere Greg che fosse utile a quel mostro? Di sicuro sapeva parecchio
su Katy, pens. Ma su di me?.
All'improvviso sent Katy irrigidirsi accanto a lui. Con la mano
sinistra lei si aggrapp al suo avambraccio. Mio Dio, sussurr.
Cosa?.
Katy indic il piccolo comodino accanto al letto. La foto.
Quale foto?, chiese Jan. Sul comodino c'era soltanto una massiccia
sveglia quadrata.
Era una fototessera, l'avevo infilata nella cornice della sveglia.
Katy, una foto di chi?
Di Nele e Anna.
Jan ebbe la sensazione che gli fosse appena piombato addosso un
treno merci. Il suo cuore cominci a galoppare. All'improvviso il
quadro gli fu chiaro.
Tutto quello che fa questo psicopatico ha a che fare con me,
pens.  stato nel mio appartamento e voleva uccidermi. Mi ha
sorpreso sotto il ponte e poi mi ha rintracciato a casa di Greg. Ogni
volta sono riuscito a sfuggirgli. E qualcun altro ha pagato.
Anna e Nele.
Sent il petto contrarsi. Come aveva potuto essere cos ingenuo?
Era solo una questione di tempo prima che gli venisse in mente di
farlo uscire allo scoperto usando la sua famiglia.
Ti prego, dimmi che non  vero, sussurr Katy.
Jan balz in piedi, tir fuori il cellulare di Laura dalla tasca della
giacca e compose il 110. Premette il telefono all'orecchio e sent
una vena pulsargli nella tempia.
Tuu.
Katy rest seduta, come paralizzata, a fissare l'angolo della sveglia
dove non c'era pi la foto.
Tuuu.
Non lascer che accada, ansim Jan con voce roca. Non-lascer-che-accada!.

Capitolo 41.

Berlino, 21 ottobre, 23,24.
Quando Jan interruppe la comunicazione trov Katy in piedi davanti
a lui. Si era alzata senza che lui se ne accorgesse. Aveva le dita
avvinghiate intorno al suo cellulare. A casa non risponde nessuno,
disse lui con voce roca.
Hai provato al cellulare di Sren?
Tutti e due i numeri.
Rimasero a guardarsi.
Katy aveva le lacrime agli occhi. La sera lui abbassa sempre la
suoneria. Ogni tanto ci vuole silenzio, dice sempre.
Jan si limit ad annuire.
Devo andare, disse Katy con voce rotta.
Le chiavi della macchina di Greg erano nell'ingresso. Uscirono di
corsa sul marciapiede. Jan premette il pulsante dell'apertura automatica.
Circa trenta metri pi avanti, sul lato sinistro della strada,
lampeggi una luce arancione.
Guido io. Katy tese la mano per avere le chiavi.
Jan not le sue dita tremanti.  fuori discussione.
Sono le mie figlie, protest Katy.
E le mie nipoti. Jan avvi il motore. E poi sei in stato di choc.
Era la prima volta che guidava la Cherokee e fu sorpreso di quanto
fosse robusta e allo stesso tempo veloce. Guidava raramente e fu
felice che ci fosse il cambio automatico.
Dritto e a destra, disse Katy.
Jan gir il volante e segu le indicazioni di sua sorella.
Sarebbe stato in grado di trovare la strada anche da solo, ma non era certo di
quale fosse il percorso pi breve.
Accanto a lui Katy componeva senza sosta il numero di Sren.
Jan le lanci un'occhiata preoccupata. Tra cinque minuti siamo
l, cerc di tranquillizzarla. Ma la sua voce aveva un tono stridulo che tradiva la sua incertezza. Dentro di lui si agitava un profondo
senso di colpa.
Non ce la faccio, gemette Katy stringendo i pugni e conficcandosi
le unghie nei palmi delle mani.
Le case scivolavano via. Jan attravers con il rosso due incroci
dove non c'era nessuno. Al semaforo rosso successivo fu costretto
a fermarsi. C'erano troppe auto che attraversavano la strada e anche
un autobus. Non appena la strada fu di nuovo libera diede gas.
Credi che la polizia sar gi l?.
Jan riflett. Erano passati otto minuti da quando avevano chiamato
il numero delle emergenze. Speriamo. Non aggiunse altro.
Cerc di concentrarsi sul traffico.
Tre minuti dopo svoltarono su Fontanestrae. C'erano lampioni
su entrambi i lati, cerchi di luce gialla nella notte. Casette con giardino
sotto il cielo scuro. Non si vedevano luci blu da nessuna parte.
La casa di Katy e Sren Bengtson era alla fine della strada, un edificio
degli anni Cinquanta ristrutturato recentemente, dipinto di intonaco
giallo e con un alto tetto a punta. Le camere delle bambine
erano subito sotto le tegole grigie.
La casa era completamente al buio.
Jan spense i fari e percorse gli ultimi metri nell'oscurit. Scesero
dall'auto.
Rivolse a Katy uno sguardo di avvertimento e si port l'indice alle
labbra. Richiusero piano le portiere della Cherokee. Arrivati al
cancello del giardino Jan fu colto dal panico. All'improvviso davanti
agli occhi gli si ripresent l'immagine di Gandalf e di come l'albino
l'aveva ucciso quasi con leggerezza, per non parlare della brutalit
che aveva mostrato su Greg. Si sentiva nudo. Non aveva armi
n altro con cui minacciare lo psicopatico.
Il vialetto che conduceva alla porta d'ingresso divenne lunghissimo
ed enorme. Il prato non veniva falciato da un po' e anche i cespugli
e le rose avevano bisogno di essere potati.
Katy gli tocc la mano e lo tir indietro. Che cosa facciamo adesso?,
sussurr.
Suoniamo.
Katy spalanc gli occhi. E se lui ....
Lo sguardo di Jan si pos sul cassone della sabbia che Sren e Katy
avevano installato per le gemelle. Dentro c'era una pala giocattolo
da bambini, arrugginita e con il manico di legno. L'afferr con
rabbiosa decisione. Al tatto il legno era sottile e fradicio.
Ma dove diavolo  la polizia?, sussurr Katy. Davanti alla sua
bocca si formarono delle nuvolette di vapore. Il suo sguardo si spostava
da una finestra buia all'altra.
Suoniamo, bisbigli Jan. Con la mano spinse Katy sulla destra,
accanto alla porta. Lui si mise a sinistra, strinse la pala con entrambe
le mani, la sollev sopra la testa con lo spigolo aguzzo rivolto
verso il basso e annu rivolto a Katy.
Lei premette il pulsante del campanello.
Jan trattenne il respiro. Il ronzio elettrico gli aveva teso i nervi come
corde di violino.
Niente.
Respira, pens Jan. Aveva caldo, nonostante l'aria fredda e umida.
Preg che il manico di legno non si rompesse, se si fosse reso
necessario colpire. Ancora, bisbigli.
Katy suon di nuovo.
Nell'ingresso si accese una luce. La porta a vetri opaca lasci intravedere
una figura, una sagoma confusa che si faceva sempre pi
grande.
Katy si allontan dalla porta, Jan si prepar a colpire. Avrebbe voluto
avere un'ascia al posto della pala.
Qualcosa scricchiol. La catenella che veniva sciolta. La porta
si apr e dal rettangolo di luce emerse un uomo. Che diavolo....
Sren Bengtson rimase impietrito di fronte a Jan con la pala alzata.
Jan abbass le braccia sollevato.
Alle spalle di Sren comparve una donna bionda, tra i venti e i
trent'anni, avvolta in un accappatoio che Jan aveva gi visto indosso
a sua sorella.
Dove sono le bambine?, chiese Jan con voce roca.
Gli occhi di Sren si muovevano avanti e indietro tra lui, la pala
e Katy. Siete impazziti?, chiese pallido come un lenzuolo. Che
volete?
Dove sono Nele e Anna?, ripet Katy.
Senti, disse Sren rientrando in casa. Se vuoi portartele via va
bene. Ma non cos! Per favore, non cos!.
Non me ne frega niente con chi te la stai spassando. Non  una
novit. Ma cazzo, voglio sapere dove sono le nostre bambine.
Mamma?.
Jan guard alle spalle di Sren e riconobbe Nele che scendeva le
scale in pigiama. Dietro di lei apparve Anna, con la faccia assonnata.
Anna, Nele!. Katy si precipit oltre Sren e la bionda, corse su
per le scale, tir a s le figlie e cominci a singhiozzare.
Jan sent il cuore farsi pi leggero.
Alle sue spalle ud il suono di una sirena della polizia.
In quell'istante si rese conto di dover sparire da l. Subito.
Lanci uno sguardo di disprezzo a Sren, visibilmente sconvolto,
si gir e corse alla macchina, con la pala ancora in mano. Mentre
svoltava, vide comparire una vivace luce blu lampeggiante. Una
volante imbocc la stradina ad alta velocit e gli sfrecci accanto.
Jan gir l'angolo e tir un sospiro di sollievo.
In quell'istante il telefono di Laura nella tasca della sua giacca
squill. Con una mano tir fuori il cellulare, tentando di non perdere
di vista la strada, e premette il pulsante verde con il pollice.
Pronto?
Il signor Floss? Sono Ava Bjely. Devo parlarle. Subito.
Con me? Perch?
Le importa ancora di mia figlia?.
Jan deglut. S.
Allora non faccia domande stupide. Venga qui subito.
Jan riattacc e in lui si fece strada una brutta sensazione. Come faceva
Ava Bjely a sapere che lui era raggiungibile al telefono di Laura?
Poi si ricord di averle detto che l'aveva trovato. Si meravigli
tuttavia che lei avesse il numero.

Capitolo 42.

Berlino, 21 ottobre, 23,49.
Jan ruot il volante e la Cherokee oltrepass la soglia del cancello aperto. I fari puntarono per un attimo verso l'alto e illuminarono
la villa. Nel giardino era buio pesto. Spinse il pedale del freno,
la macchina fece un lieve sobbalzo e qualche sassolino schizz di
lato. Si ferm poco oltre il cancello.
Spense il motore e rest seduto immobile e in silenzio. Il cuore gli
martellava sordo nel petto e le mani gli tremavano. Dopo un minuto
la luce dell'abitacolo si spense. Nell'oscurit rivide davanti a s
Greg. I suoi occhi morti. La ferita nera al posto dell'orecchio. La
puzza di carne bruciata.
Apr la portiera e scese.
Lanci un'ultima occhiata alla pala davanti al sedile del passeggero.
Quell'affare arrugginito era ridicolo, ma era meglio di niente.
Ma con Ava Bjely probabilmente non ne avrebbe avuto bisogno.
La villa era appena visibile nel buio, a eccezione della porta aperta
e illuminata, in cui era appena comparsa la silhouette di una donna
sulla sedia a rotelle. L'ombra di Ava Bjely si allungava tra le colonne
fino a raggiungere un angolo del prato.
Mentre si avvicinava not l'inquietudine dipinta sul suo viso.
Forse ho commesso un errore, disse lei invece di salutarlo.
Jan rimase in piedi l davanti. Ava Bjely non accenn a lasciarlo
passare. A quanto pareva intendeva parlargli l, sulla soglia.
Che errore?.
Cosa ha fatto alla faccia?
Mi sono dovuto truccare, disse brusco Jan.
Ava Bjely fece una smorfia.
Che errore?, ripet Jan.
Ha fratelli o sorelle?
Una sorella. Perch?
Allora forse capir. Trattenne il fiato, come se dovesse prendere
una rincorsa. I fratelli non si scelgono. Non ci si libera mai di
loro, per tutta la vita. Come dei figli.
A Jan saltarono i nervi. Dio santo, vuole dirmi una buona volta
che sta succedendo? Cosa vuole? Perch mi ha telefonato?.
Lei tacque per un lungo istante, come se stesse lottando contro se
stessa. Laura  stata qui.
Cosa?. Jan rimase a bocca aperta. Quando?
Ieri notte. Ma non ha pi importanza. La cosa importante 
che....
Perch non mi ha detto nulla?, la interruppe Jan furioso.
Non ha pi importanza, ripet lei. Quello che importa  che
sono preoccupata.
Lei? Proprio lei?. Jan fiss Ava Bjely.
Laura  entrata in casa di nascosto. L'ultima di Dio solo sa quante
volte, e io l'ho scoperta. Le ho offerto dei soldi. Molti soldi. Perch
se ne andasse per sempre da Berlino, meglio se all'estero.
Jan era ancora in piedi a bocca aperta.
Lei ha rifiutato, prosegu Ava Bjely Testarda come un mulo
e....
Dov' adesso?, chiese Jan bruscamente.
Ava Bjely abbass lo sguardo e si guard le mani dai tendini sporgenti
che teneva intrecciate in grembo. Ho chiesto a mio fratello
di portarla via.
Portarla via?
Volevo che la convincesse a essere ragionevole. Mio fratello doveva
portarla con s e sistemarla nella vecchia casa di famiglia.
E invece?.
Ava Bjely sospir. Una nuvoletta di vapore si lev nell'aria sopra
di lei in controluce. Mio fratello non  esattamente quel che si dice
una persona piacevole.
Un brivido gelido attravers la nuca di Jan. Crede che le abbia
fatto qualcosa?
Non lo so. Ma avrebbe dovuto farsi sentire da un bel pezzo e io
non riesco a contattarlo.
Dalla nuca il gelo scese gi lungo tutto il corpo di Jan. Dov'
questa casa di famiglia?
Qui vicino, al 37 di Drosselweg. Mio padre l'aveva trasformata
in una clinica privata ma non ha mai avviato l'attivit.  morto pochi
mesi prima che fosse pronta. Gli porse una chiave. Stia attento
quando entra. Potrebbe essere pericolante.
Jan fiss la chiave, poi spost lo sguardo su Ava Bjely.
Cosa c'? Le piace ancora mia figlia oppure no?.
Jan prese la chiave, si volt senza dire una parola e torn alla macchina.
Le luci arancioni della Cherokee si accesero come spie di segnalazione
quando la sblocc. Non era in condizione di pensare.
Il suo cervello era un unico groviglio annodato. Avvi meccanicamente
l'auto e digit Berlino, Drosselweg 37 sul navigatore. Sbagli
a scrivere, sbatt con rabbia la mano sul cruscotto e inser nuovamente
l'indirizzo.
Le ruote scavarono un buco nella ghiaia, poi la macchina oltrepass
rumorosamente il cancello.
Ci vollero circa sette minuti, poi il navigatore segnal che aveva
raggiunto la meta. N sul lungo muro di cinta n all'ingresso figurava
un numero civico.
Parcheggi e raccolse la pala dal fondo dell'auto, davanti al sedile
del passeggero. Era la prima volta in vita sua che desiderava possedere
un'arma vera.
Il cancello era una copia di quello in ferro battuto della villa in
Finkenstrae. La casa era ancora pi grande della villa dei Bjely. Adiacente
all'edificio principale, sul lato sinistro, c'era un piccolo casotto
con un garage aperto. Dentro si distinguevano i contorni di un
furgone. Al di sopra del tetto, una falce di luna attraversava il cielo.
Il cancello non si apriva. Jan trov un punto del muro ricoperto
di edera, gett la pala dall'altra parte e scavalc. Il prato era umido
e con l'erba alta, le erbacce e i fiori appassiti strusciavano sui suoi
pantaloni. Il suo battito acceler. La pala gli sembrava stranamente
leggera nella mano. Davanti al portone d'ingresso si sent un nano.
La porta misurava quasi tre metri in altezza, aveva due battenti
ed era di legno scuro e massiccio.
Dovette fare pi di un tentativo per infilare la chiave nella serratura.
Dannato tremore! Era ora di smetterla!
Si era aspettato che il portone cigolasse una volta aperto, invece
pareva ben oliato e non fece alcun rumore. Nell'oscurit dell'atrio
non si distingueva granch, soltanto il pavimento e le pareti di marmo.
Su entrambi i lati due scalinate sfociavano in un matroneo. Proprio
di fronte a lui c'era un'altra porta. Ignor le scale e prov a vedere
se la porta si apriva con la stessa chiave del portone.
Ma non era chiusa a chiave. La apr lentamente, trattenendo il
fiato.
Ancora oscurit.
Cerc a tentoni un interruttore vicino alla porta, ma non lo trov.
Jan impugn la pala con entrambe le mani, la tenne di fronte a s
come uno scudo e avanz. Dopo sei o sette metri il metallo della pala
colp una seconda porta. Cerc a tentoni la serratura. La chiave
andava bene. La stanza al di l della porta era un buco nero.
Tast la parete nuda con la punta delle dita. Intonaco secco e qualche
crepa. Poi un cavo montato a parete e alla sua estremit un interruttore.
Accese la luce e socchiuse gli occhi. Si guard intorno e il suo cuore
prese a galoppare.
Era circondato da morti viventi.
In vita sua non aveva mai visto nulla di pi terrificante, cos etereo
e in qualche orribile modo persino bello. Gli si rivolt lo stomaco.
Chiuse gli occhi. Poi li riapr.
Non era un sogno.
Era reale.
La stanza di fronte a lui assomigliava a una specie di galleria. Al
centro c'era una robusta sedia di legno che sembrava avvitata al pavimento.
Jan avanz osservando le file di grandi blocchi trasparenti
in cui galleggiavano delle donne. Nude, giovani, pallide, tutte simili
l'una all'altra, come sorelle, con i capelli biondi e lunghi disposti
a ventaglio intorno alla testa, che parevano essere stati congelati in
movimento. Le donne lo fissavano con occhi vuoti e sbarrati e lui
si ritrov involontariamente a pensare a Nikki Reichert, rannicchiata
nel suo congelatore.
Si accost esitante a uno dei blocchi. Da qualche parte dietro al
cadavere della donna c'era una fonte di luce che la circondava di
un'aura luminosa. Fece scivolare la mano sulla superficie trasparente.
Resina sintetica. Liscia come uno specchio. Come se qualcuno
avesse levigato e lucidato con un lavoro minuzioso ogni piccola
imperfezione.
Il suo sguardo si sofferm sul polso della donna. In corrispondenza
di entrambe le arterie c'erano dei puntini scuri e netti, i segni
di un ago. Qualcuno le aveva dissanguate prima di incastonarle
nella resina.
Il pensiero di come erano morte quelle donne e di come nonostante
questo si sentisse attratto da loro lo inquiet profondamente.
Rimase l in piedi, come rapito. E non sent i passi alle sue spalle.

Capitolo 43.

Berlino, 22 ottobre, 00,53.
Laura si sentiva ancora stordita.
Froggy.
Il pensiero che l'uomo tatuato fosse Froggy le toglieva la terra da
sotto i piedi. Continuava a richiamare alla memoria la sua immagine:
la pelle pallida attraversata dalle strisce ornamentali nere, gli occhi,
la voce, e si chiedeva se non avesse dovuto capirlo fin dall'inizio.
Ma nella memoria non aveva immagini di Froggy da poter accostare
a quelle del tatuato. Era passato troppo tempo. L dove avrebbero
dovuto esserci i ricordi, c'era solo un buco nero.
Ogni minuto che passava si sentiva sempre pi furiosa con lui. La
rabbia era una cosa buona. Meglio della paura. E molto meglio del
terrore che l'aveva colta e che tentava di spingerla nell'abisso con
una violenza tale da cancellare tutto il resto.
Aveva sentito l'eco dei suoi passi nella casa e aveva teso l'orecchio,
sicura che nel giro di poco sarebbe tornato da lei.
Si chiese che cosa avrebbe detto. E soprattutto, cosa gli avrebbe
detto lei.
Ma pi il tempo passava, pi dubitava persino che lui fosse al corrente
della sua presenza in casa. E se non lo sapeva, riflett Laura,
che cosa ne sarebbe stato di lei?
Sua madre sarebbe venuta a cercare Buck quando non l'avesse
pi sentito? Avrebbe mandato qualcuno?
Si guard intorno nella stanza.
Aveva solo una bottiglia di plastica da un litro di acqua.
Non sarebbe durata molto. Alla sua destra c'era il secchio con un pacco
grande di carta igienica, aperto; poco lontano ronzava il termoventilatore,
acceso al livello 3, che teneva la camera abbastanza al caldo.
La corda che legava le manette all'occhiello sul soffitto e poi a
quello vicino alla porta le lasciava uno spazio d'azione appena sufficiente
per stendersi o per avvicinarsi a un metro di distanza dalle
pareti.
Le torn in mente Jan, che non molto tempo prima era stato a pochi
passi da lei. Solo adesso si rendeva pienamente conto del perch
lui fosse in pericolo e perch il tatuato lo odiasse tanto. Le salirono
le lacrime agli occhi. Quanto tempo aveva atteso un segnale
di quel genere? Adesso era arrivato e non faceva altro che renderla
profondamente infelice.
Uccider Jan, pens. Come aveva ucciso Buck. E tutte quelle
donne. Jan sarebbe morto a causa sua.
Pass in rassegna la stanza con lo sguardo, alla febbrile ricerca di
qualcosa che poteva non aver notato. In cerca di un'idea per liberarsi
di quella maledetta corda e oltrepassare quella porta.
L'aria calda del termoventilatore le accarezzava le gambe. Si avvicin
all'apparecchio e lasci che le soffiasse aria sul viso. Non
doveva rimettersi a piangere. Il sale le bruciava ancora sulla pelle.
Fiss la stufetta che roteava e i fili incandescenti all'interno dell'apparecchio.

Capitolo 44.

Berlino, 22 ottobre, 01,44.
Jan sent qualcosa di freddo tra i capelli e si svegli. Il freddo partiva
dalla testa e scendeva, avvolgendogli il viso, le palpebre chiuse,
le labbra e il mento; poi colava gi in lunghi filamenti. Il liquido
non aveva alcun sapore. Acqua, pens.
Socchiuse le palpebre, stordito, e subito l'acqua gli invase gli occhi.
D'istinto tent di strofinarseli, ma aveva le mani legate.
Prov a liberarsi dell'acqua sbattendo le palpebre. Gli rimasero
delle gocce tra le ciglia che rendevano la sua vista sfocata. Prov a
guardarsi di sbieco e fu colto da un terrore gelido. Aveva le braccia
fissate ai braccioli della sedia fino alle maniche della camicia e
anche la pancia, il torace e le gambe, avvolte dai jeans, erano legate
strette allo stesso modo. La nuca gli faceva un male infernale, come
se fosse stato colpito da un oggetto durissimo.
D'un tratto riemersero i ricordi. La casa. I cadaveri delle donne.
La sedia avvitata al pavimento.
Alz gli occhi.
A pochi metri da lui c'era l'uomo tatuato.
Era vestito completamente di bianco. Sulla sua pelle gli angoli
delle strisce ornamentali nere erano netti e precisi. Tra l'una e l'altra
spuntava la pelle bianca di un albino. Le sue labbra pallide non
erano deformate dall'odio, come nel loro precedente incontro, ma
incurvate in un sorriso quasi teso, consapevole della propria vittoria.
Nella mano destra reggeva una bottiglia di plastica piena d'acqua
e faceva circolare incessantemente il fondo di liquido che era
rimasto all'interno. Dietro di lui, nella semioscurit,
rilucevano i corpi spettrali delle donne morte.
Hai usato del trucco resistente all'acqua, constat l'albino. La
sua voce era bassa e non tradiva alcuna emozione.
Jan non rispose. Era troppo concentrato a digerire lo choc.
Volevi liberartene?
Liberarmi... di cosa?, chiese Jan con la voce roca.
Del nevo. Di che altro?.
Jan prov a scuotere la testa, ma il dolore alla nuca glielo imped.
Tent con cautela di muovere le gambe, o per lo meno di muovere
qualcosa. Inutilmente.
Anche mia madre usava sempre il trucco resistente all'acqua. Ma
quando mangiavo o mi agitavo non reggeva. Era tua madre a volere
che ti truccassi?
No. Santo cielo, il suono della sua voce! Troppo basso. Troppo
avvilito.
Jan respir e tent di calmarsi. Niente panico!
Sei uno psicologo. Gli psicologi chiamano sempre le persone per
nome, per stabilire un contatto personale. Inclin il capo. Pensi
che potrebbe aiutare?.
Jan deglut. Gli fece male alla gola. Nella sua testa i pensieri si inseguivano
l'uno con l'altro.
Mi chiamo F-j-od-or. Sembr quasi che le sue labbra disegnassero
quel nome.
Fjodor. Un nome russo, pens Jan. Era Fjodor il fratello di Ava
Bjely? Lei gli aveva detto per caso come si chiamava?
Adesso ti uccider....
Jan boccheggi. La semplicit di quell'annuncio gli aveva mozzato
il respiro. Fu preso dal panico. Concentrati! Fa' qualcosa, maledizione!
Parla con lui!.
...e tutto quello che dirai non far alcuna differenza. Eri gi morto
sotto quel ponte. A dir la verit, eri morto gi in Francia, quando
ti sei insinuato nella sua mente.
Come conosce Laura?, chiese Jan con voce ferma. Chi  lei?.
Invece di rispondere, Fjodor raccolse da terra un oggetto rotondo.
Soltanto quando tir i due manici di legno Jan riconobbe cos'era
quel filo metallico. Una garrota.
Jan era come paralizzato. Nella sua testa regnava il caos pi totale.
Mi ha sputato in faccia, lo sai? A me! Per un codardo come te!.
Le strisce ornamentali si muovevano come serpenti neri, mentre
Fjodor accumulava saliva nella bocca. Poi gli sput addosso con
violenza.
Jan chiuse gli occhi quando la saliva lo colp in viso. Tutto a un
tratto torn in s, come se gli avessero rovesciato addosso un secchio
d'acqua gelata. Dov'?, chiese. Dov' Laura?
 sparita, maledizione!, grid Fjodor. Di colpo il suo sibilo privo
di emozione era scomparso. Lo sai quanto fa male? Hai idea di
tutto quello che ho fatto per lei? Quanto ho sofferto? Come ho dovuto
trattenermi? Me la sono guadagnata. Anno dopo anno. Ogni
centimetro della sua pelle. Ogni capello della sua testa mi appartiene.
E poi arrivi tu e te la prendi senza battere ciglio?. La sua fronte
era lucida e sulla camicia fece capolino una macchia di sudore.
Non posso permetterlo.
Fjodor diede un colpo secco alla garrota e il filo di metallo trem.
I pensieri di Jan ricominciarono ad accavallarsi. Fjodor non sapeva
dov'era Laura? Ma Ava Bjely non aveva detto che suo fratello l'aveva
portata l? Quindi Laura doveva essere riuscita a fuggire. E se invece
Fjodor non era suo fratello? Se era tutto frutto di un'incredibile
coincidenza? In quel caso Laura doveva essere l, da qualche parte.
No! Coincidenze del genere non esistevano.
O invece s?
Ma chi era davvero Fjodor? Forse Peter Nolte?
Jan lo fiss cercando di distinguere i suoi lineamenti dietro le strisce
nere e confrontandoli nella sua mente con quelli della fotografia
di Peter Nolte. Cosa  successo nella foresta di Nordholm?,
chiese.
Fjodor mise gi il filo. Secondo te? Ci sei stato. Ti sei informato.
E cos hai esposto al pericolo le tue nipoti. E tirato tua sorella in
mezzo a tutta questa faccenda. E anche quel belloccio... Gregor.
Senza un orecchio non  pi cos carino, non trovi? Quante persone
sono morte a causa tua, Jan Floss?.
Con un brusco movimento Fjodor gli pass il filo intorno al collo
e tir le estremit, affondando il metallo nella sua carne.
Jan tent di risucchiare pi aria possibile: quello poteva essere il
suo ultimo respiro. La garrota gli tagliava la carne con la facilit con
cui un coltello taglia il burro.
Adesso che sei qui, lei torner. Prima o poi verr a cercarti. Aument
la pressione del filo. Jan emise un gemito e cominci a vedere
delle macchie nere davanti agli occhi. Perch... dovrebbe venire?,
riusc a dire.
Gravitazione, sussurr Fjodor. Gli occhi gli brillavano.
Jan tent di respirare e di divincolarsi, ma la pellicola che lo avvolgeva
lo teneva praticamente inchiodato alla sedia. Vedeva delle
stelle luminose in un cielo blu scuro, nel quale fluttuavano dei cadaveri,
simili a spettri.
Era giunto il suo momento.
E il silenzio di quell'attimo era indescrivibile. Non sentiva nulla,
n il respiro, n il vento, n le auto, neanche gli insetti. Solo il battito
del suo cuore.
E una chiave che girava nella serratura.
Fjodor volt di scatto la testa. Allent la presa e Jan risucchi un
po' d'aria rantolando.
La porta si spalanc.
Il cuore di Jan fece un balzo.
Sulla soglia c'era Laura, ansimante, con il viso sporco di fuliggine,
i capelli arruffati e i vestiti bruciacchiati. Intorno ai polsi aveva
delle manette e nella mano destra stringeva un coltellino svizzero
con la lama insanguinata. Un penetrante odore di bruciato soffi
all'interno della stanza.
Lo sguardo di Laura indugi su di lui, guizz inquieto in cerca
della macchia rossa sul suo viso e poi si ferm su Fjodor. Lui la fissava
come se fosse stato il diavolo in persona. Ma c'era dell'altro in
quello sguardo, qualcosa che Jan non afferrava. Non era n rabbia
n paura, sembrava pi che altro dolore.
Il petto di Laura si alzava e si abbassava rapidamente.
Apr la bocca e disse: Ciao, pap.

Capitolo 45.

Berlino, 22 ottobre, 01,58.
O forse dovrei dire Froggy?. Laura respirava affannosamente.
Parlare le riusciva difficile, la fuliggine le aveva seccato la lingua.
Ava ha detto che una volta ti chiamava cos.
Suo padre la fissava a bocca aperta.
Laura non sapeva fare altro che fissarlo a sua volta. Eccolo l, in
piedi, vestito di bianco, con la testa completamente coperta da quei
demoniaci affari neri. L'uomo tatuato le era sembrato cos imponente.
Suo padre invece pareva molto pi piccolo.
Ciao, Laura, sussurr con voce roca.
Le si drizzarono i capelli sulla nuca. Il suo istinto le urlava: Corri!.
Ma non poteva scappare. Non poteva andarsene senza Jan.
Suo padre continuava a restare immobile.
Lascialo andare, disse lei. Chiuse le dita intorno al coltellino tascabile.
Era appiccicaticcio per il sangue di Buck.
Suo padre si spost alle spalle di Jan e gli serr la garrota intorno
al collo come avvertimento. Resta dove sei.
Laura barcoll e dovette appoggiarsi con una mano allo stipite
della porta.
Come sei arrivata qui?
Mi ci ha portata Buck. Ava voleva liberarsi di me.
A suo padre serv qualche momento per afferrare la connessione.
Per fortuna l'ho ucciso. Buck ha sempre avuto un pessimo carattere,
disse. Come lo sai?
...lo sai cosa?
Chi sono.
Non riesci neanche a dirlo, eh? Sei mio padre e io non ti conosco
affatto. Per me sei sempre stato invisibile.
Lui la fissava immobile, ma le mani gli tremavano. Non hai trovato
i soldi che ti ho messo nel portafogli?
Quali soldi? Pensavo che il portafogli te lo fossi tenu.... Si interruppe
non appena realizz come erano andate le cose. Gandalf,
mormor interdetta. Doveva aver preso lui il portafogli quando le
aveva tolto i vestiti bagnati.
Ah. Il barbone se l' sgraffignato. Suo padre fece una smorfia
di disgusto. Avrei potuto arrivarci. E sarebbe stato meglio se me
lo fossi tolto dai piedi prima.
Laura si irrigid. Vuoi dire che... Gandalf  morto?.
Lui tacque.
Quindi s, gemette Laura. Il tradimento di Gandalf era gi brutto
abbastanza, ma la sua morte le apriva una ferita profonda nel
cuore. Lo sai quante volte si  preso cura di me? Quante volte mi
ha salvata?
Ti ha derubata.
E con questo? Cosa ne sai di com' l fuori? All'epoca, senza di
lui sarei morta.
Gli occhi di suo padre si accesero di rabbia. Senza rendersene conto
allent leggermente la stretta della garrota. Jan non os muoversi.
Il suo collo era segnato da una marcata linea rossa.
E dove credi che saresti senza di me?, sibil il padre di Laura.
Senza di me non esisteresti nemmeno. Tua madre non ti voleva, e
neanche tuo nonno. Volevano liberarsi di te ancora prima che nascessi.
Laura sent le gambe farsi molli. Stai mentendo, sussurr.
L'unica a volere che tu sopravvivessi era tua nonna Charlotte.
Ma non per te, solo perch era una cattolica del cazzo. In casa era
pieno di croci, ogni domenica in chiesa a inginocchiarsi... poi viene
a sapere che sua figlia  incinta e che vuole abortire. E sai cos'
successo?.
Laura scosse la testa.
 stata sopraffatta dalla carit cristiana ed  diventata violenta.
Ava  caduta gi per le scale, con te nella pancia. Ma in qualche
modo ne sei uscita indenne. Al contrario di tua madre. Ava  stata
per mesi in ospedale.
 stato un segno che tu sia sopravvissuta, lo capisci? Volevi assolutamente
venire al mondo. Non c'erano alternative. Quando Ava
si  ripresa, era troppo tardi per abortire. Ma lei non voleva capirlo!
Era su un letto di ospedale, non riusciva a muoversi, ma escogitava
piani insieme a me per disfarsi di te. O meglio, era lei quella
che aveva dei piani. Io mi limitavo a tenerle la mano, la ascoltavo
e riflettevo su cosa potevo fare per te. Ero il tuo difensore. Volevo
che vivessi. Prese un respiro profondo. Avevi dei nemici potenti.
Alla fine Ava riusc a convincere Wolfgang, tuo nonno. Tu non
l'hai mai conosciuto. Parl con il primario della clinica. Una faccenda
da medico a medico. C'erano anche dei soldi in ballo. Qualcosa
sarebbe andato storto in sala operatoria. Cose che succedono.
Nessuno avrebbe aperto bocca. Persino tua nonna l'avrebbe mandata
gi. E tu saresti stata semplicemente smaltita insieme ai rifiuti
dell'ospedale. Cosa credi che abbia fatto io allora?.
Laura non rispose, lo ascoltava e basta. Si accorse confusamente
che Jan stava lottando contro il filo metallico e che riusciva a malapena
a respirare.
Ho fatto l'unica cosa giusta. Il primario doveva sparire.
Sparire?, chiese Laura con voce soffocata. Il suo viso coperto
di fuliggine era solcato dalle lacrime.
Sparire, ripet suo padre. E per far stare buono tuo nonno ho
rivelato tutto a Charlotte. Lui non ha pi osato tentare nulla. Ava
naturalmente era disperata. Ma non era ancora finita.
Laura avrebbe voluto scappare urlando. Ma era come paralizzata;
le frasi di suo padre le echeggiavano nelle orecchie.
Ava mi ha supplicato. Mi ha offerto del denaro. A me! Voleva
che corrompessi l'aiuto primario che l'avrebbe operata.
Perch? Perch non mi voleva?, sussurr Laura.
Ho preso i soldi e l'ho tranquillizzata, prosegu imperterrito
suo padre con lo sguardo fisso davanti a s, come se fosse a mille
miglia da l. Ma poi non ho fatto nulla. Ho vegliato su di te finch
non sei nata.
Perch, maledizione. Perch non mi voleva?.
Suo padre serr le labbra fino a ridurle a una linea pallida e severa.
Non c'entravi tu, lo incalz Jan. Indic suo padre con gli occhi.
 qualcosa che ha a che fare con lui. Forse non voleva un figlio
da lui....
Il padre di Laura lo zitt con uno strattone alla garrota. Lei mi
amava, sibil Fjodor. Era una storpia. E io ho fatto tutto per lei!
Tutto!.
Laura fiss prima Jan e poi suo padre.
Ma se hai fatto tutto per lei e se volevi cos tanto che io nascessi,
perch poi non c'eri mai?.
Per un istante regn il silenzio.
Io cero. Solo che tu non mi hai mai visto. Ma ti sono sempre stato
vicino. Per tutta la tua vita.
Vuoi dire i soldi che mettevi nel vaso? Le foto che mi hai scattato
quando vivevo per strada?
Ero il tuo angelo custode.
Angelo custode?
Pensa a Nordholm. Io c'ero.
Laura si asciug le guance umide con la manica. La catenella
delle manette tintinn lievemente. Non avevo bisogno di te a
Nordholm, disse lei. Avevo gi risolto con Nolte. Non ci avrebbe
pi provato. Ok, forse l'ho colpito troppo forte, ma non avevo
alternative. Che avrei dovuto fare? Avevo solo quella pietra. Ma
avrei potuto spiegare tutto. Anche se fosse morto. Forse lo era. E
invece tu dovevi proprio venire a immischiarti, eh? E Dio solo sa
cosa ne hai fatto di lui. Per anni ho avuto paura che si fosse dato alla
macchia e che mi stesse cercando. Non so cosa gli hai fatto. Ma
qualsiasi cosa fosse, l'hai fatta per te. Non per me! Per me non hai
fatto altro che peggiorare le cose.
Ero il tuo angelo custode, insistette suo padre, come se lei non
avesse detto nulla.
Non mi serve nessun maledetto angelo custode!, grid Laura.
E soprattutto non uno che mi rapisce. Mi serviva un padre. Un padre
presente. Un padre che potessi vedere. E toccare!. Scoppi in
singhiozzi. Il suo sguardo si sofferm sulle donne pallide che galleggiavano
intorno a lei. E cosa fai qui?, sussurr. Che razza di
orribile mostro sei?
Io? Un mostro?, domand lui furioso. E tua madre, allora? Voleva
uccidere la sua stessa figlia! E i tuoi nonni? E mia madre? Mio
padre? Il primario? E Buck invece? E quell'insegnante, Nolte?.
Laura rimase a bocca aperta.
Non guardarmi in quel modo. Potrei andare avanti all'infinito.
Uccidi queste donne e... Perch lo fai?
Perch posso.
Perch... cosa?
Perch posso. Posso fare ci che voglio. Non devo rendere conto
a nessuno.
Laura rimase senza fiato. Uccidi le donne perch puoi farlo?
Solo per questo?. Suo padre tacque e abbass lo sguardo su Jan.
Jan cerc di divincolare il collo nella garrota, come se volesse dire
qualcosa, ma il padre di Laura strinse il filo e dalla sua gola non
usc altro che un gemito.
Quando Fjodor rialz lo sguardo, lo fiss in quello di Laura. Ora
che finalmente sei tornata, voglio sapere come stanno le cose con
me.
Come stanno le cose?
Ti do la possibilit di riprendere il controllo sulla tua vita.
Io avevo gi il controllo della mia vita, sussurr Laura. Finch
non sei arrivato tu.
No. Era lui ad avere il controllo. Guardati. Te ne stai l a fissarlo a bocca aperta. E rifletti su cosa potresti fare per salvarlo. Anche
tu sei stata seduta su questa sedia. E hai fatto la tua scelta. Hai scelto
lui! Ti saresti staccata la lingua a morsi piuttosto che tradirlo. E
si trattava della tua vita! Il suo nome contro la tua vita. E cosa hai
fatto? Avresti gettato via la tua vita per questo codardo.
Che cosa vuoi?
Te. I suoi occhi brillavano letteralmente mentre la guardava.
Che intendi?
Vieni qui, da me. Al mio posto. E facile! Ci vuole solo un secondo.
Un singolo colpo e sarai libera. Segagli il collo!.
Laura rimase impietrita.
Gli occhi di Jan si dilatarono. Il terrore gli deformava i lineamenti
mentre cercava il suo sguardo.
Deciditi. Suo padre era in piedi con le braccia tese, i manici della
garrota stretti tra i pugni e gli occhi fissi su di lei.
E se non lo faccio?
Se te lo dicessi, la tua non sarebbe una decisione sincera.
Il coltellino le tremava nella mano. Aveva almeno qualche chance?
Oltre ad avere le manette, si sentiva cos debole da riuscire appena
a tenersi in piedi, figuriamoci liberare Jan.
Vieni qui e fallo, sussurr lui. Ci .vorr un attimo e dopo sarai
libera.
Jan cerc di scuotere la testa e si fer il collo.
Laura fece un passo incerto in avanti, anche se avrebbe preferito
correre via. Tutto ci che voleva era andarsene. Starsene sotto
il ponte. O al mare. Onde sormontate dalla spuma. Vento caldo.
Il mormorio dell'acqua. Sentiva il coltello scivoloso tra le sue dita.
Mettilo gi, sussurr lui. Non ti serve.
Lo sguardo di Jan diceva il contrario.
Non voleva lasciare il coltello. Ma che senso aveva? Che poteva
fare contro di lui? Fece un altro passo nella sua direzione, incespic,
poi ritrov l'equilibrio.
So che puoi farlo. Potevi farlo anche a Nordholm, sibil lui. Laura
sentiva la sua voce nella testa, come se fosse la propria. Non pensare
a lui. Pensa a te stessa. Liberati. E l'unico modo per sopravvivere.
Sopravvivere. Aveva imparato a farlo per strada. E a Nordholm.
Io sono io. Gli altri sono gli altri. Prenditi quello che ti serve.
Mettilo gi.
Lei ubbid. Apr la mano. Il coltello cadde tintinnando sul pavimento.
Ora lui era vicinissimo! Alla sua sinistra e alla sua destra rilucevano
i cadaveri bianchi. Not delle minuscole venuzze negli
occhi di suo padre e una sorta di piccoli fiocchi bianchi nelle iridi
delle donne.
Tu o lui!, bisbigli suo padre.
Uno sbuffo di fumo si lev alle spalle di Laura, seguito da una folata
di aria calda.
Lei evit lo sguardo di Jan e fiss la parete dietro di lui. Mi dispiace,
sussurr.

Capitolo 46.

Berlino, 22 ottobre, 02,13.
Il terrore serr la gola di Jan al punto da fargli percepire appena la
pressione del filo metallico. Il suo cuore galoppava. I ricordi gli turbinavano
selvaggi nella mente. Ripens a Theo, a come era sempre
apparso concentrato quando, con le piccole sopracciglia aggrottate,
armeggiava con il pulsante arancione della cintura di sicurezza.
E a come si irritava quando Jan gli proibiva di giocherellarci. Sent
la violenza dell'impatto; rivide la schiena di sua madre, con la mano
stretta intorno alla maniglia della valigia, mentre attraversava il
giardino coperto di neve prima di scomparire; poi la schiena di suo
padre, che non si era mai voltato in tutta la sua vita; e infine se stesso,
legato a una sedia. Avrebbe voluto un pulsante arancione da poter
premere, un sedile eiettabile che lo portasse via da quella follia.
Ma non c'era nessun pulsante.
Laura barcoll oltre la sedia e si port dietro di lui. Nell'aria rimase
soltanto l'odore di bruciato dei suoi vestiti, simile a una nuvola
venefica.
Sent le mani di Laura che si sostituivano a quelle di suo padre intorno
ai manici della garrota.
Il calore continuava ad aumentare. Era la paura, o faceva davvero
cos caldo?
Chiuse gli occhi. Non voleva credere che lei l'avrebbe fatto. Continuava
a sperare e contemporaneamente a sentirsi un ingenuo per
questo. Avrebbe voluto ribellarsi, ma la pellicola che lo avvolgeva
non cedeva.
Avrebbe detto qualcosa, ma non aveva nulla da dire.
Non cera nulla di appropriato per quella situazione.
Come non c'era nulla che potesse migliorarla.
Era come era.
Finita.

Capitolo 47.

Berlino, 22 ottobre, 02,16.
Il filo metallico si tese e affond nel collo. Spalanc la bocca, l'aria
gli manc. E un attimo dopo la garrota si stacc dal suo collo,
gli cadde in grembo e poi fin tintinnando sul pavimento.
Alle sue spalle sent un colpo sordo, seguito da un gemito. Lo
schienale della sedia trem.
Spalanc gli occhi.
Dalla porta aperta penetravano sottili nuvole di fumo che si avventavano
su di lui. Da sotto la porta chiusa antistante si intravedevano
strisce arancioni tremolanti.
Dio mio! Era fuoco quello?
Dietro di lui sentiva qualcuno respirare pesantemente. Laura?,
gracchi.
La risposta fu un colpo alla nuca e tutto si fece buio.
Buio e silenzioso.
Solo dopo un po' al suo orecchio arriv un rumore simile al crepitare
lontano del fuoco in un camino.
Apr le palpebre a fatica. Era ancora sulla sedia, legato con la pellicola
di plastica. Alz lo sguardo verso l'ingresso. Il marmo rifletteva
l'arancione delle fiamme. L'aria tremava per il calore e il fumo
denso e pungente invadeva la galleria.
La casa era in fiamme!
Jan tent istintivamente di alzarsi, ma la pellicola lo tratteneva
sulla sedia.
Il suo sguardo volava da un capo all'altro della stanza.
C' nessuno?, grid.
Nessuna risposta.
Dov'erano Laura e suo padre?
Ai suoi piedi, vicinissimi, c'erano la garrota e il coltellino svizzero.
Tent di liberare braccia e gambe. L'adrenalina gli donava nuova
forza, ma la pellicola non cedeva.
Aiuto, url, aiuto!.
Fu subito colto da un accesso di tosse. Gli occhi gli lacrimavano
e gli mancava l'aria. Quanto ci voleva per morire di intossicazione
da fumo? Dalla porta penetravano nuvole sempre pi dense, che
assumevano forme bizzarre. In mezzo al fumo si deline una sagoma
che sembrava quella di una persona. Jan socchiuse gli occhi.
C'era una figura che barcollava nella stanza, nuda e bianca come
il gesso, come se fosse una delle donne uscite fuori dai blocchi nella
parete. Veniva verso di lui. Il cuore di Jan si ferm: doveva trattarsi
di un'allucinazione.
L'apparizione spettrale continuava ad avvicinarsi camminando
china, poi barcoll e fu scossa da un improvviso accesso di tosse.
La donna era reale!
Jan voleva urlare per chiedere aiuto, ma dalla sua gola usc solo
un sibilo: Presto! Per favore....
La donna si inginocchi davanti a lui. Con le mani tremanti raccolse
il coltellino, lo infil nella pellicola sotto il suo braccio e la lacer.
Dopo qualche resistenza la plastica cedette e il braccio destro di
Jan torn libero. Grazie, esclam lui a fatica.
La donna annu e toss, poi il coltellino le scivol dalle mani. In
preda al panico, Jan tent di stracciare la pellicola stretta intorno
al suo braccio sinistro. La donna tese la mano verso il coltello con
estrema lentezza e lo sollev come se pesasse una tonnellata. Jan
avvertiva il tempo scorrere via. Dammelo, sibil. Lei fu scossa
da un nuovo spasmo di tosse. Serr le dita intorno al manico. Jan
non ce la faceva pi ad aspettare. Afferr la lama e tir, tentando
di sottrarle il coltello. La lama gli affond nella carne e un violento
lampo di dolore gli attravers la mano. Alla fine lei lasci la presa.
Stringendo i denti, Jan infil il coltello nella pellicola e liber il
braccio sinistro. La donna si era accasciata a terra e strisciava in direzione
della porta.
Jan tagli via il resto della pellicola, si alz in piedi barcollando
e gett una rapida occhiata dietro di s. Nessuna traccia di Laura.
N di Fjodor. Prov a muoversi, ma croll immediatamente
a terra.
Si riprese a fatica e si diresse a quattro zampe verso la porta. Con
la mano destra lasciava dietro di s una serie di impronte insanguinate
e gli sembrava che i polmoni gli stessero per scoppiare. Raggiunse
la donna, che riusciva a malapena ad avanzare, la sollev in
qualche modo e la trascin con s.
Nell'ingresso il calore era insopportabile.
Spalanc la seconda porta con una spinta e l'aria infuocata gli si
fece incontro. Il marmo rifletteva lo scintillio vivace del fuoco. Sopra
di lui sent uno schianto. Con la coda dell'occhio vide precipitare
una trave in fiamme, si gett di lato, trascinando la donna con
s. Una frazione di secondo dopo la trave piomb accanto a loro
sul pavimento di marmo. Il calore lo colp al viso come un pugno.
Le scintille lo pungevano come aghi incandescenti.
Continu a trascinare la donna verso la porta d'ingresso. Si tolse
la camicia e preg con tutte le sue forze che il portone non fosse
chiuso a chiave. Con la mano avvolta nella stoffa abbass la maniglia
incandescente e la porta si apr. Una ventata di aria fresca li invest
e and ad alimentare il fuoco all'interno.
L'ossigeno don a Jan nuove energie. Afferr la donna sotto le
ascelle e la trascin in giardino, toss, inspir avidamente l'aria fresca
nei polmoni e continu a camminare barcollando e trasportando
la donna, finch, a una ventina di passi dalla casa, non crollarono
entrambi sull'erba umida.
Alle loro spalle si ud il rumore dei vetri che esplodevano.
Jan si volt e vide le fiamme divampare dalle finestre. Il garage
accanto all'edificio principale era aperto, il furgone bianco non
c'era pi. Il riverbero delle fiamme mostrava chiaramente le
tracce degli pneumatici che attraversavano il prato in linea retta, diretti
al cancello.
Jan svolse la camicia dalla mano e tent di metterla intorno alle
spalle della donna, che tossiva e respirava a fatica, rannicchiata accanto
a lui sull'erba. Lei trasal, ma lo lasci fare. Grazie, le disse
lui con voce roca.
Lei non disse nulla, si dondolava avanti e indietro.
Era prigioniera nella casa?.
La donna annu.
La pelle pallida, i capelli biondi, la sua somiglianza con le donne
incastonate nella resina... tutti elementi che parlavano da s. Da
quanto?
Marzo. La sua voce era flebile e malferma. Lui aveva gi... un
posto per me, tra le altre. Me l'ha mostrato il primo giorno.
Jan deglut. Da marzo. Pi di sei mesi. Come  riuscita a scappare?
C'era una donna, prima. Con i capelli scuri... e il viso coperto
di fuliggine.
Laura, disse Jan. Si chiama Laura. Sent come una puntura
nel petto non appena pronunci il suo nome.
Ha aperto la porta, e le catene, e mi ha chiesto che cosa.... Si
ferm per deglutire. Mi ha dato la chiave. Dovevo fare piano... poi
 entrata,  venuta da voi. Io volevo scappare, ma la porta era aperta
e avevo paura che lui mi vedesse. Mi sono nascosta e quando lui
se n' andato.... Si interruppe e scoppi in singhiozzi.
Grazie, disse di nuovo Jan a bassa voce. L'avrebbe volentieri
toccata, o anche abbracciata, ma il modo in cui aveva sobbalzato
poco prima gli suggeriva che per il momento era meglio evitare.
Si volt di nuovo verso la casa in fiamme, il garage aperto e le tracce
di pneumatici. Il fuoco non era sicuramente passato inosservato
nel vicinato. Nel giro di pochi minuti sarebbero arrivati i pompieri,
probabilmente anche la polizia. Per un istante fu sopraffatto dal
desiderio di stendersi sull'erba, aspettare la polizia, spiegare tutto
quanto e tirarsene fuori.
In fondo adesso aveva un testimone. Qualcuno che poteva dimostrare
l'esistenza di quel folle.
La donna accanto a lui singhiozz e lo distolse da quei pensieri.
Le spalle di lei erano scosse da un tremito continuo. Aveva infilato
le braccia nelle maniche e tentava di chiudere i bottoni con le dita
incerte, senza riuscirci. Jan si mise in ginocchio di fronte a lei, tese
l'estremit inferiore della camicia e l'aiut.
Lei lo lasci fare.
La vista della sua pelle pallida gli ricord inevitabilmente la galleria
e fu preso da una rabbia furiosa nei confronti di Fjodor. Tutte
quelle donne rapite, uccise e incastonate nella resina rivelavano una
crudelt che gli toglieva il fiato. Fjodor non le aveva soltanto uccise.
Aveva preso possesso di loro, persino della loro morte. A quel
pensiero si blocc. Le sue dita, che avevano continuato meccanicamente
ad abbottonare la camicia, si fermarono.
Sent un freddo gelido. Tutto a un tratto seppe che non poteva
aspettare la polizia. Non se aveva indovinato quello che Fjodor
aveva in mente di fare con Laura. La polizia non l'avrebbe ascoltato.
Avrebbero fatto domande e avrebbero perso tempo. Tempo
che Laura non aveva.
Infil la mano nella tasca dei pantaloni cercando le chiavi della
macchina di Greg e tir un sospiro di sollievo quando le tocc con
la punta delle dita.
Devo andare, disse con voce roca.
La donna lo guard stravolta, poi annu.
In lontananza si sent una sirena. Loro si prenderanno cura di
te. Si alz in piedi a fatica. Un'ultima cosa. L'uomo che le ha fatto
questo si chiama Fjodor Bjely. Abita in Finkenstrae.  in grado
di ricordarselo?
Bjely. Finkenstrae, ripet lei con tono piatto.
Lo dica alla polizia. E urgente.
Lei annu di nuovo.
Jan non era sicuro che avesse capito, ma non aveva scelta. Il tempo
correva. Si volt e si incammin verso l'entrata. L'aria
fredda soffiava sul suo torso nudo e Jan rabbrivid. Arrivato al cancello ebbe un
capogiro e dovette sorreggersi alle sbarre di ferro. Dall'altra parte
della strada vide i primi vicini spaventati, con i cappotti indossati
in fretta sopra il pigiama, che guardavano preoccupati le fiamme.
Jan si affrett lungo il muro, finch non raggiunse la Cherokee.
Si iss tremante sul sedile del conducente.
Il motore si avvi gorgogliando.
Jan accese il riscaldamento e posizion la ventola sull'aria calda. Il
taglio sulla sua mano destra si fece sentire provocandogli una fitta
di dolore, quando spost la leva del cambio automatico sulla D.
Premette l'acceleratore un po' troppo a fondo: la macchina balz
in avanti e schizz sulla strada. Riusc a girare il volante solo all'ultimo
momento. I cerchioni stridettero quando toccarono il bordo
del marciapiede. Sent la sirena multipla di un veicolo dei pompieri
che si avvicinava.
Circa trecento metri pi avanti Jan svolt a destra. Riusciva a immaginare
solo un posto in cui Fjodor si sarebbe sentito abbastanza
al sicuro per fare a Laura ci che lui temeva. E pregava che la sua
intuizione sul posto fosse giusta.

Capitolo 48.

Berlino, 22 ottobre, 02,32.
La Finkenstrae era silenziosa sotto lo spicchio sottile di luna. Il
cancello nero della villa dei Bjely era chiuso.
Jan parcheggi la Cherokee vicinissima al muro. Mentre scendeva,
il vento freddo colp il suo torso ancora nudo. Richiuse piano
la portiera. Tir fuori dal bagagliaio la cassetta del pronto soccorso
e applic velocemente una garza e un cerotto al taglio sulla mano
destra. Lo sguardo gli cadde su una coperta grigia di pile raggomitolata
accanto al copriruota. Con le forbici per le garze apr un buco
al centro, ci infil la testa e fiss la coperta intorno al torace con
una striscia di cerotto.
Poi mont sul cofano della Cherokee, da l pass sul tettuccio
e infine scavalc il muro. L'erba frusciava piano sotto le sue Converse
mentre si avvicinava alla villa. La casa si ergeva davanti a lui
simile a una fortezza. Si chiese se i Bjely avessero installato un sistema
di allarme e come avesse fatto Laura a entrare di nascosto tutte
quelle volte.
Non aveva neanche un attrezzo, per non parlare di un'arma.
Rimase in piedi a met del prato che portava alla villa, indeciso.
Ava Bjely sapeva cosa faceva suo marito? Probabilmente non ne
aveva idea, proprio come Laura. E poich era su una sedia a rotelle,
c'erano di sicuro degli angoli della villa in cui lei non era mai entrata.
Per esempio la cantina, o la soffitta.
Jan fiss la facciata scura della casa. In quel momento uno sparo
lacer il silenzio.
Poi un altro.
Jan si gett a terra. I battiti del suo cuore erano rapidi e sordi. L'odore
della terra umida gli penetrava nel naso. Scrut in direzione
della villa. L'ingresso era buio come prima. Da dove diavolo erano
arrivati gli spari? Era stato Fjodor?
Chiunque ci sia laggi, la voce di Ava Bjely risuon nel giardino,
sparisca immediatamente o gli caccio un proiettile in testa!.
Jan tir un sospiro di sollievo, anche se nello stesso istante realizz
che non poteva pi cogliere Fjodor di sorpresa. Signora Bjely!,
grid lui a mezza voce. Sono io. Jan Floss.
Silenzio.
Adesso mi alzo e vengo da lei. Non spari!. Si alz e riprese ad
avvicinarsi alla villa. La luce dell'atrio si accese. Ava Bjely lo aspettava
sulla soglia. In grembo aveva una scintillante pistola argentata.
Squadr Jan dalla testa ai piedi. Perch non usa il suo maledetto
telefono?
Dov' suo marito?.
Lei aggrott la fronte. Come diavolo faccio a saperlo? E comunque
mi interessa molto di pi sapere che cosa  successo con mia
figlia e mio fratello.
Suo fratello  morto. Il suo corpo probabilmente  rimasto nella
casa, che adesso sta bruciando fino alle fondamenta.
Gli angoli della bocca di Ava Bjely guizzarono. Ma la donna non
mostr nessun'altra reazione. E Laura?
L'ha presa suo marito.
Mio marito?. Ava Bjely impallid di colpo. Di riflesso riprese in
mano la pistola. Dio mio, no, sussurr.
 sicura di non sapere dove sia?, chiese Jan.
Lei si guardava le mani, come paralizzata.
Signora Bjely!.
Cos' successo?, chiese con tono piatto.
Non c' tempo adesso. Devo trovare suo marito. Vuole uccidere
Laura. Ava Bjely annu, come se stesse aspettando quel momento
da anni.
 sicura che non sia qui?, ripet Jan. Per esempio in cantina?
O al piano di sopra?.
Lei scosse la testa. Da quando lei se n' andato sono rimasta seduta
al buio a fissare la parete. Mi creda, l'avrei sentito, disse rassegnata.
Se n' andato. Dio solo sa dove.
Ma deve avere qualche idea su dove potrei trovarlo.
Lo sguardo di Ava Bjely era perso nella notte. La sua schiena, di
solito dritta come un fuso, adesso era curva. Sembrava che stesse
letteralmente crollando su se stessa. Cal un silenzio opprimente.
Tutto qui?. All'improvviso Jan era furioso. Si arrende cos?
Lei non ha la pi pallida idea, replic stanca Ava Bjely.
Di cosa? Che ha tentato in tutti i modi di abortire quando era
incinta di Laura? O che  diventata tetraplegica a causa di un litigio
violento con sua madre?.
Gli occhi di Ava Bjely si ridussero a due fessure. Con chi ha parlato?,
chiese con voce roca. Con mio marito?
Mi aiuti!, la incalz Jan. Se le interessa ancora qualcosa di sua
figlia, parli. Forse si ricorda di qualche dettaglio che pu aiutarmi
a trovarli.
Ava Bjely sospir e si sollev sulla sedia. Mi spinga. Forse ha ragione.
Ma l'avviso, disse Jan, ne ho abbastanza di ricevere informazioni
con il contagocce.
Mi spinga. Non sono cose di cui parlare con la porta aperta.
Poco dopo sedevano al tavolo da pranzo l'uno davanti all'altra.
Ava Bjely pos la pistola sul piano di legno. Forse dovrei cominciare
con il mio vero nome. Sono Jenny Ava Stelzer. Questa  la casa
dei miei genitori.

Capitolo 49.

Berlino, 22 ottobre, 02,38.
Laura sent un soffio d'aria sulla nuca quando la porta d'ingresso
si richiuse alle sue spalle.
Benvenuta. Lui le tolse dalle spalle la coperta rivelando i legacci
che la avvolgevano. L'odore di bruciato dei suoi vestiti le ricord
la casa incendiata e Jan, legato alla sedia e lasciato in bala delle
fiamme.
Va' avanti, bisbigli lui spingendole la schiena con due dita.
Sempre dritta, oltre le scale. Voglio presentarti qualcuno.
Laura incespic nell'atrio oblungo. Il nastro adesivo intorno alle
ginocchia le lasciava una libert di movimento appena sufficiente
a farla avanzare lentamente. Alla sua sinistra una scala di legno
a struttura libera conduceva al piano superiore. Accanto c'era un
corridoio che portava a una grossa porta a riquadri.
La vedi quella?, le sussurr lui all'orecchio. Odiava il suono
della sua voce: avrebbe voluto colpirlo, ma anche i suoi polsi erano
legati con il nastro adesivo.
La vedi o no?.
L'unica cosa che vedeva era una stanza buia al di l della porta.
Un'altra spinta da dietro, tra le costole.
Entra.
Laura si avvicin alla porta. La apr con le mani legate. Sulla sinistra
le parve di riconoscere i contorni di un vecchio televisore panciuto.
A destra, nell'angolo, disse lui.
Laura fece un paio di passi nella stanza. Nella parete di destra si
apriva una nicchia, ma non riusciva a vederne bene i contorni.
Aspetta, accendo la luce.
Per una frazione di secondo una lampadina brill, poi il filo di
tungsteno bruci con un sibilo elettrico e fu di nuovo buio. Lui
brontol. Poi si avvicin al televisore e lo accese. Dal profondo
dello schermo emerse un'immagine tremolante. Un effetto neve in
bianco e nero che scintillava nell'oscurit.
Alla luce del televisore Laura vide che si trovava di fronte a un divano
con sopra due massicci blocchi di resina.
In quello di destra c'era una donna anziana, nuda, emaciata e dissanguata.
Aveva diversi tagli sui polsi e sulle caviglie. Nel blocco sinistro
c'era un uomo obeso. La sua vista tolse il fiato a Laura.
Era nudo come la donna. Nel punto dove avrebbero dovuto esserci
i suoi genitali c'era una ferita scura. Il suo volto era cianotico
e dalla bocca sporgeva un pezzo di carne sanguinolenta.
Vorrei presentarti i miei genitori, principessa. Non preoccuparti.
Non possono farti nulla. E da un bel pezzo che decido io cosa
fanno.
Laura apr la bocca. Voleva gridare, ma dalla sua gola usc solo
un suono strozzato.
Arriver il momento, sussurr, in cui decider anche per te.

Capitolo 50.

Berlino, 22 ottobre, 02,48.
Jenny Ava Stelzer?, chiese Jan.
Mia madre, Claudia, era l'erede di una famiglia di banchieri di
Vienna. Ava Bjely si schiar la voce. Derenberg, forse ha gi sentito
il nome da qualche parte.
Jan scosse la testa.
Lei ne prese atto con un sorriso desolato e ironico. Mio padre,
il dottor Wolfgang Stelzer, veniva da una famiglia di medici. Quando
ero piccola and per tre anni negli Stati Uniti. Stava per scoppiare
la moda della chirurgia estetica. Quando torn voleva aprire
una clinica privata. Mia madre aveva i soldi necessari, compr una
vecchia casa qui vicino e mio padre cominci i lavori. La mia era
una famiglia fortunata. Soldi, buon nome, ambizioni. Io ero bionda,
carina, giovane e sana, e avevo numerose opportunit di passare
il mio tempo con dei ragazzi. Fino al 31 ottobre 1977.
I miei genitori erano partiti e mio fratello Buck voleva sfruttare
l'occasione. Organizz una festa di Halloween a casa. All'epoca non
era ancora un'abitudine cos diffusa. Si possono dire le cose peggiori
su mio fratello, ma sapeva come si fa una festa.
Il 1977, pens Jan facendo un paio di conti. E Laura  stata
concepita durante quella festa?.
Ava Bjely gli rivolse un sorriso amaro. Mi piace la sua perspicacia.
Ha incontrato suo marito a quella festa per la prima volta o vi
conoscevate gi da prima?
Entrambe le cose, in un certo senso.
Jan aggrott la fronte.
Laura  il risultato di uno stupro.
Lui deglut.
Stupro? Gli serv un momento per digerire la notizia. Improvvisamente
i pezzi del puzzle si ricomposero nella sua testa come per
magia... poi la sua mente formul un pensiero. Ma se suo marito,
riflett ad alta voce,  effettivamente il padre di Laura, allora
vorrebbe dire che lei ha sposato l'uomo che.... Ammutol. Quel
pensiero gli pareva mostruoso.
Ava Bjely fece una smorfia. Era Halloween. Lui era vestito di
bianco, si era dipinto viso e collo con dei disegni ornamentali. Sembrava
una specie di sacerdote voodoo. Era assolutamente impossibile
capire che fosse Froggy.
Froggy?
Era il suo soprannome a scuola. Gliel'aveva dato mio fratello.
Froggy era sempre stato un tipo strano. Veniva a scuola truccato,
con i capelli tinti di nero, gi dalla prima elementare. Credo che fosse
sua madre a costringerlo.
Un altro pezzo del puzzle, pens Jan. Soffriva di albinismo,
vero?.
Ava Bjely annu. Non lo sapeva nessuno.  sempre stato bravo
a nascondersi.
Prima ha detto che era sua madre a costringerlo. Ha conosciuto
i suoi genitori?.
Ava Bjely scosse la testa. Quando sono stata per la prima volta a
casa sua, i suoi genitori erano appena morti.
A casa sua?. Tutto a un tratto Jan si fece attentissimo. Vuole
dire la casa in cui lui era cresciuto?
La casa dei suoi genitori, s.
Jan sent una scossa attraversargli il corpo. Ripens a Maria
Hlscher, che qualche decennio prima probabilmente era stata in piedi
di fronte alla porta di quella casa. La casa c' ancora?.
Ava Bjely lo guard. Evidentemente lo stesso pensiero le aveva
appena attraversato la mente. Crede che abbia portato Laura l?
Dove altrimenti?, chiese Jan.
Lei non ha idea di quanti immobili possieda la mia famiglia.
Qui? A Berlino?
No, concesse Ava Bjely. La maggior parte sono a Vienna. Ma
 lui ad amministrarli.
Deve sentirsi al sicuro, disse Jan. Ha bisogno della sensazione
di avere tutto in pugno. Per quello che ha in mente di fare con
Laura ha bisogno di un ambiente che sia qualcosa di pi di una casa
qualunque.
Ava Bjely guard Jan. I suoi occhi si posarono sulla sua mano fasciata
e sulla coperta di pile, poi si fermarono sulla linea rossa e gonfia
intorno al suo collo. Alla fine annu, come se avesse preso una
decisione. Le mostrer la strada. Mi aiuti a entrare in macchina.
Jan scosse la testa. Chiamiamo la polizia. Arriveranno prima.
Ava Bjely gli rivolse un sorriso obliquo. Niente polizia.
Se non vuole chiamare la polizia, va bene. Lo far io!.
Non le servir a nulla. Ha bisogno dell'indirizzo. E quello non
lo otterr senza di me.
Jan la fiss. E in gioco la vita di sua figlia, maledizione. Lo capisce?
Solo un paio d'ore fa mi ha spedito ad aiutare Laura.
Voglio ancora che lo faccia, disse Ava Bjely. Ma senza la polizia.
Perch? Che cos'ha da nascondere?.
Ava Bjely tacque e distolse lo sguardo.
Jan strinse i pugni. Sapeva di non avere altro tempo da perdere.
Bene, disse con rabbia.

Capitolo 51.

Berlino, 22 ottobre, 02,56.
Jan spalanc la portiera della Cherokee dal lato del passeggero,
afferr Ava Bjely sotto le braccia e la sollev dalla sedia a rotelle.
Le dita di lei erano strette intorno alla pistola. Jan sent la forma
dell'arma contro il suo stomaco mentre la issava sul sedile e sper
ardentemente che avesse la sicura.
Dove?, le chiese sedendosi al volante.
Dritto, poi la seconda a destra, sulla Clayallee, disse Ava Bjely.
Jan premette l'acceleratore. La Cherokee balz in avanti rombando.
L'odore di bruciato rimasto attaccato al suo corpo riemp l'abitacolo
della macchina. Poco prima della Clayallee, Jan fren bruscamente,
gir il volante e svolt sul viale facendo stridere le ruote.
Ava Bjely continuava a stringere la pistola con lo sguardo fisso fuori,
oltre il vetro del finestrino.
Cosa successe dopo?, chiese Jan imboccando il viale.
Dopo lo stupro, intende?.
Jan annu.
Fu mio fratello a trovarmi. Ero svenuta. E lui era nei guai.
In che senso?
Aveva dato la festa senza il permesso, la villa era un porcile e la
sua stupida sorella era mezza morta in camera dei nostri genitori,
nuda e con segni di strangolamento sul collo, mentre gi al piano
terra gli ultimi ospiti spegnevano le sigarette sul parquet. Non era
esattamente la situazione ideale per chiamare d'urgenza un medico
o la polizia.
Vuole dire che non l'ha aiutata in nessun modo?.
Ava Bjely guard la strada davanti a s. Mi mise sul letto matrimoniale
e tent di svegliarmi. A un certo punto ci riusc. Io quasi
non ero in grado di muovermi per il dolore e mi sentivo la schiena
spezzata in due. Dopo salt fuori che sbattendo contro il bordo
del letto mi ero incrinata una vertebra. Gridai a Buck di chiamare i
nostri genitori. Poi lo pregai e lo minacciai. Alla fine cedette. Loro
tornarono subito da Londra. Pu immaginarsi che razza di dramma
sia stato.
Per lo stupro?
Per l'amor del cielo, no. Dello stupro non dissi nulla. Non volevo
parlarne. Meno che mai ai miei genitori. Gli raccontai che ci
aveva provato, niente di pi.
E and alla polizia?
Cosa le viene in mente? In una famiglia di medici e banchieri? I
panni sporchi si lavavano in casa. Niente ospedale, niente polizia,
niente di niente. Il personale di servizio ripul la villa, mio padre
cur le mie contusioni ed escoriazioni e mia madre and in chiesa
a pregare per me.
Pregare?. Jan si trov di fronte un semaforo rosso. Fu costretto
a frenare, si avvicin lentamente all'incrocio e poi acceler di nuovo.
Ogni singolo giorno. Cattolica fino al midollo. Mio padre andava
con altre donne e lei andava in chiesa. Era convinta che io fossi
stata ubriaca. E quindi colpevole di quello che mi era accaduto.
Fece segno con la mano di proseguire. Sempre dritto, lungo
l'Hohenzollerndamm.
E quando si  accorta di essere incinta voleva abortire.
S, volevo. Avevo anche preso un appuntamento di nascosto.
Quando mia madre lo scopr diede di matto. La gravidanza era gi
uno choc per lei. Ma abortire era un peccato mortale.
Ma l'avevano violentata, obiett Jan. A circa centocinquanta
metri da lui vide un semaforo diventare giallo e acceler fino a superare
i cento chilometri orari. Quella velocit gli fece ricoprire la
fronte di un sudore freddo.
Lei non ne voleva sapere. Io ero colpevole e basta. Alla fine perse
il controllo. Come ha detto lei prima, arrivammo alle mani durante
un litigio. Da allora mi ritrovo su quella maledetta sedia.
Jan tent di concentrarsi sulla strada. Sotto le sue mani, il volante
era umido di sudore e la ferita alla mano era un bell'impedimento
per la guida. Davanti a loro comparve un grande incrocio.
Deve girare a sinistra, sulla A100 in direzione Charlottenburg.
Jan percorse la curva ad alta velocit. Grazie a Dio, un'autostrada,
pens. Niente semafori, niente incroci. E suo marito?
Che cosa le ha raccontato?
Che ha fatto fallire tutti i suoi tentativi di abortire.
Lui ha cosa?.
Per un attimo Jan esit. Ha detto che era stato l'angelo custode
di Laura. Fin dall'inizio. Una cospirazione in piena regola. A quanto
pare arriv persino a uccidere un medico che suo padre aveva
corrotto.
Ava Bjely si lasci sfuggire un'esclamazione meravigliata e si
prese il viso tra le mani. Dio mio, se solo l'avessi capito!
Froggy si fece vivo in ospedale fin dal primo giorno. Io ero l, con la
bambina dentro la pancia e la consapevolezza che sarei stata una
storpia per tutta la vita. All'inizio lo mandavo via. Non lo volevo
l. Non tolleravo che osasse avvicinarsi al mio letto. Era come
ammettere che ero come lui: una strana. Un personaggio tragico.
Qualcuno che suscita solo compassione. La compassione era l'ultima
cosa che volevo.
Ma lui continuava a venire tutti i giorni. Alla fine, era l'unico che
si interessasse a me. L'unico di cui potevo fidarmi. O almeno, cos
credevo. Sembrava che mi avesse accettata per come ero molto prima
che lo facessi io stessa: tetraplegica, incatenata a vita a una sedia
a rotelle e incinta del figlio di uno stupratore.
Quando ha capito che era stato l'uomo che aveva sposato a violentarla?
Nell'ottobre del 1992, ad Halloween. Non a caso. Laura aveva
quattordici anni. Io e lui avevamo sempre avuto letti e piani separati.
Io mi ero abituata al fatto che lui fosse sempre a Vienna o chiss
dove e si curasse dei nostri immobili.
Quella notte torn tardi, tra le tre e le quattro, ma io ero sveglia.
Sentii la porta di casa. La porta del salotto era socchiusa. Lui non mi
not, era troppo agitato. Come se qualcosa gli fosse andato storto.
Il suo viso e tutta la testa erano coperti da quelle strisce nere. Era il
volto del mio stupratore.
All'inizio pensai: O mio Dio,  tornato. Sta accadendo di nuovo.
Non associai in alcun modo quella figura a mio marito. Finch
lui non sal le scale, con il passo di mio marito. E si fece una lunga
doccia, come solo lui era solito fare. Allora capii.
Per questo mand Laura in collegio?.
Ava Bjely annu. All'epoca Laura era appena adolescente e mi assomigliava
in maniera straordinaria, a parte i capelli biondi. E dopo
aver visto lui con quei... quei disegni... sapevo di cosa era capace.
Avevo paura per Laura.
Sapeva che cosa aveva fatto quella notte?
Posso immaginarlo.
E non ha fatto nulla per impedirlo?
Ho messo al sicuro mia figlia.
Al sicuro? Spedendola in collegio? Maledizione! Avrebbe dovuto
chiamare la polizia. Suo marito  uno psicopatico, un assassino. In
questi anni ha ucciso pi di una dozzina di donne. Esclusivamente
donne che assomigliavano a lei e a Laura. Avrebbe potuto fermarlo.
Ava Bjely sedeva rigida sul sedile del passeggero. Come lo sa?
L'ho visto con i miei occhi. Ha immerso i corpi nella resina e poi
li ha incastonati nelle pareti della casa.
Ad Ava Bjely manc il respiro.
Jan si spost sulla corsia di destra e super una macchina pi lenta.
L'espressione di orrore di Ava pareva assolutamente sincera.
Nella resina, ha detto? E poi nella parete? Dio mio. Perch...
perch lo fa?
Per desiderio di possesso. E un narcisista e un maniaco del controllo,
con un'idea del mondo tutta sua, disse Jan spostandosi di
nuovo sulla sinistra. Chi gli mette i bastoni tra le ruote viene ucciso.
E se desidera qualcuno, deve possederlo. O almeno controllarlo.
Come lei. E Laura. Voi due siete probabilmente le uniche due persone
che non riesce a uccidere, o che non vuole uccidere. In cambio
ha preso possesso di altre donne. Il fatto che le abbia incastonate
nella resina  come.... Cerc di trovare le parole mentre leggeva i
cartelli che gli sfrecciavano accanto. E come avere il controllo definitivo,
controllare la morte stessa, come se fosse Dio.
Ma se pensa che lui non sia in grado di uccidere me o Laura, allora
perch....
Non ne era in grado finora. Ma le cose gli sono sfuggite completamente
di mano. Temo che gli rimanga solo un modo per riportare
le cose sotto il suo controllo.... Si interruppe, quasi non osava pronunciare
la frase successiva. Vuole incastonare Laura nella resina.
Ava Bjely rimase impietrita, senza dire una sola parola. Digrignava
la mascella e le sue dita erano avvinghiate alla pistola.
Singole gocce di pioggia colpirono il parabrezza e Jan sent il volante
tirare per una raffica di vento. Ava indic meccanicamente
alla sua destra. L davanti.... La sua voce si spense e lei dovette
schiarirsi la gola. Poi l sotto, imbocchi il Siemendamm.
La casa  a Siemensstadt?.
Ava Bjely annu. Serrava i denti cos forte che a Jan, nonostante il
frastuono dell'auto, parve di sentirne il rumore.

Capitolo 52.

Berlino, 22 ottobre, 03,13.
Jan svolt in una stradina. A quell'ora nel circondario non c'era
anima viva. Qui?
Qui, annu Ava Bjely.
I lampioni si incurvavano sulle macchine parcheggiate, che creavano
un angusto vicolo. Ava non ebbe bisogno di aggiungere altro:
Jan cap subito qual era la casa. Sul marciapiede di fronte era parcheggiato
il furgone bianco.
Infil la Cherokee in un parcheggio libero. Spense rapidamente
le luci e il motore. Le gocce di pioggia colpivano rumorosamente
il tettuccio dell'auto.
La strada era fiancheggiata da condomini di tre o quattro piani, da
cui sporgevano i balconi tutti uguali, simili a cassetti. La casa dei genitori
di Fjodor pareva appartenere a un'altra epoca: una casa singola
unifamiliare con uno sbilenco tetto a padiglione, ricoperta di vite
selvatica. L'autunno aveva spazzato via le foglie. Rimanevano soltanto
i rami nodosi, simili a un intreccio di vene disseccate. Sotto
di esso faceva capolino la casa, tetra e con le mura
macchiate. Il rivestimento
del tetto, una volta rosso chiaro, aveva delle macchie scure,
come se la casa avesse sviluppato delle metastasi. Le imposte erano
chiuse e la recinzione del giardino scompariva sotto l'edera fitta.
Crede davvero che sia qui?, chiese Ava Bjely.
Jan annu con sicurezza e le mostr il furgone. Prima quello era
nel garage della vostra casa di famiglia. Poi indic la pistola. Se
vuole rivedere Laura deve darmi quell'affare.
Non voglio che chiami la polizia.
Mio Dio, ancora! Lui  la dentro e Dio solo sa cosa sta per fare
a Laura.
Ava si morse le labbra. Dieci milioni. Lo guard con gli occhi
ridotti a due fessure. Le do dieci milioni se gli spara.
Jan la fiss sbalordito. Lei  malata.
Non quanto lui. Dieci milioni.
Non mi interessano i suoi soldi di merda, proruppe Jan furioso.
Mi dia quella pistola, maledizione.
Ava Bjely lo squadr. Eccolo qui, disse a bassa voce. Il lupo
travestito da agnello. Gli porse l'arma. Le dita di Jan si chiusero
intorno all'impugnatura calda e ruvida. La pistola gli sembr pesante,
non aveva mai tenuto in mano niente del genere prima. Sul
metallo della canna era impressa la scritta Smith & Wesson. Accanto
al tamburo c'era una specie di levetta. Questa  la sicura?
L'unica sicura  il suo dito.
Jan annu, inspir a fondo un'ultima volta, poi usc dalla Cherokee
e gir intorno all'auto. Nel bagagliaio c'era ancora la cassetta
del pronto soccorso aperta. Infil le forbici nella tasca posteriore
dei pantaloni e vicino al triangolo di segnalazione trov una vecchia
torcia tascabile. Ringrazi mentalmente Greg e infil la Smith
& Wesson nella cintura.
La pioggia ora era pi violenta.
Mentre si allontanava, il suo sguardo sfior quello di Ava Bjely.
Sembrava molto piccola su quel sedile.
Un sentiero ricoperto di muschio conduceva dal cancello del giardino
alla porta di casa. Senza far rumore Jan gir intorno all'edificio.
Le imposte erano chiuse e sbarrate con delle tavole di legno
inchiodate. C'era una specie di rimessa accostata alla parete di destra.
Non c'era nessuna porta posteriore, n un accesso alla cantina.
E non si vedeva alcuna luce.
Appena dietro la porta d'ingresso fece lampeggiare la torcia per
un attimo. Il pomello metallico sembrava essere stato toccato da poco.
Una folata di vento tagliente lo colp sulla schiena. Sulla soglia
c'era del fogliame umido e calpestato. Prov con cautela a girare la
maniglia. Chiusa a chiave, ovviamente.
Fece un passo indietro. Sulla facciata, al di sopra del tetto della
rimessa, c'era una finestra. Al contrario delle altre non aveva le imposte
inchiodate.
Sul lato posteriore della rimessa c'era un recipiente di plastica
per l'acqua piovana, alto fino ai suoi fianchi, pieno fino all'orlo di
acqua putrida. Mise i piedi sul bordo del recipiente e si iss. Una
fitta di dolore gli attravers la mano. Serr i denti e si sporse con
cautela verso il tetto della rimessa. La plastica sottile del recipiente
non pareva molto stabile. L'acqua traboccava da ogni lato e le sue
scarpe si inzupparono immediatamente. Si aggrapp ansimando al
tetto della rimessa. Una volta in cima strisci sulla carta catramata
accostandosi alla parete dell'edificio principale.
Le imposte ormai marcite erano sbarrate dall'interno. Jan tir
fuori le forbici dalla tasca dei pantaloni, le infil nella fessura tra le
imposte e fece leva sulla traversa. Le cerniere cigolarono mentre le
imposte si aprivano.
La stanza al di l del vetro era cos buia che Jan riusciva a distinguere
il riflesso del proprio viso. Tagli un pezzo della coperta di
pile, lo avvolse intorno al manico della torcia e colp il vetro. Poi
si abbass immediatamente, tir fuori la pistola e trattenne il fiato.
Rimase in ascolto per un lungo e tormentoso momento. Non sent
nulla oltre alla pioggia e al vento.
Infil la mano nel buco del vetro, apr la finestra ed entr nel sottotetto.
Una volta all'interno scherm la luce della torcia con le dita e l'accese.
Le sue dita brillarono di luce rossa e attraverso le fessure tra
di esse filtrava un debole cono di luce. Jan vide un letto singolo,
due comodini, una minuscola scrivania, dei libri, una lampada da
tavolo e un fitto strato di polvere che ricopriva ogni cosa. Sui due
muri frontali erano appese circa una dozzina di sottili cornici nere
con delle fotografie all'interno. Tolse la mano dalla torcia per vedere
meglio. In un primo momento gli parve di riconoscere Laura.
Poi vide i capelli biondi. La ragazza dell'immagine aveva la postura
fiera e dritta di una ballerina. Era Ava Bjely, o meglio, era Ava
quando era ancora Jenny Stelzer.
Su uno dei comodini, il cono di luce della torcia illumin un blocco
oblungo di resina opaca, massiccio e poco pi grande di una scatola
da scarpe. Jan si chin e si ritrov a fissare gli occhi morti di
un gattino tigrato che sembrava fluttuare nella resina, come se fosse
stato congelato a met di un salto.
Fece un profondo respiro e non pot evitare di pensare a Laura.
Quel pensiero lo faceva stare male. Spense la torcia e il gatto spar
come un fantasma. La fioca luce notturna penetrava dalla finestra
e lasciava intravedere soltanto i contorni dei mobili.
Jan apr piano la porta della stanza e sgattaiol nel corridoio. Nella
casa regnava un silenzio di tomba. Un po' di luce soffusa penetrava
all'interno attraverso un lucernario. Una scala portava gi al
pianterreno. Le suole bagnate delle sue scarpe scricchiolavano sul
legno. Jan si ferm di colpo, si tolse le Converse e scivol gi, gradino
dopo gradino.
Ai piedi della scala si ferm. Davanti a lui c'era la porta d'ingresso.
Prov ad abbassare la maniglia. La porta si spalanc verso l'interno,
una folata di vento spinse alcune foglie oltre la soglia e le sparpagli
sopra una mezza dozzina di taniche di plastica bianca. Jan
ne sollev una. Era pi pesante di un secchio d'acqua e all'interno
galleggiava un liquido denso. Resina, pens. La canna scintillante
della Smith & Wesson trem nella sua mano.
Alla fine del corridoio c'era una porta aperta, oltre la quale si intravedeva
un vecchio televisore voluminoso. A sinistra c'erano le
scale che portavano in cantina, a destra un'altra porta: sicuramente
il bagno degli ospiti. Lentamente, con l'arma alzata, Jan si avvicin
alla scala della cantina.
Il cuore gli batteva come un tamburo.
Non osava riaccendere la torcia. I gradini della scala erano scavati
nel muro e rivestiti di piastrelle scure, e terminavano di fronte
a una porta grigia.
Jan abbass la maniglia con cautela. Le cerniere scricchiolarono
come sabbia tra i denti. Entr in cantina in punta di piedi.
Un brevissimo corridoio. Poi tre porte. A sinistra e a destra mattoni
a vista dipinti di bianco. La porta sul fondo era semiaperta. Un
raggio di luce filtrava fin quasi a raggiungere i suoi piedi e alle narici
gli arriv un penetrante odore di componenti chimici. La resina!
Un ultimo passo port Jan subito dietro la porta, dove sent
qualcuno ansimare per lo sforzo, come se stesse sollevando qualcosa
di pesante.
Tocc la porta con il piede e questa croll con uno schianto.
Jan fu abbagliato da una luce intensa.
Fjodor Bjely era in piedi nella stanza completamente rivestita di
piastrelle, a circa tre metri di distanza da Jan, e fissava la bocca
dell'arma da fuoco. I suoi vestiti bianchi erano macchiati di fuliggine.
Aveva sollevato Laura e stava per metterla in una grossa vasca
piastrellata al centro della stanza. Il modo in cui teneva Laura tra
le braccia ricordava l'immagine di due sposini. La sposa per aveva
mani e piedi legati con il nastro adesivo e indossava soltanto mutande
e reggiseno. Il viso era ancora sporco di fuliggine e lacrime. Nel
suo sguardo non c'era pi alcun segno di speranza.
Jan punt l'arma alla testa di Fjodor: Mettila gi.
Sul volto di Fjodor si disegn un sorriso deforme. Sulla guancia
destra i disegni ornamentali si erano cancellati. Il suo sguardo comunicava
turbamento e odio cieco.
Mettila gi. subito!, ripet Jan.
Fjodor non si mosse. Le sue iridi erano bianche come la neve, il
suo sguardo concentrato sulla canna tremante della pistola.
Jan lasci cadere la torcia e us la mano sinistra per tenere pi
salda la pistola.
Se spari, disse lentamente Fjodor, la lascio cadere e sbatter
la testa contro le piastrelle.
Se la posi a terra non sparer.
Silenzio.
Stallo.
Non la poser a terra, dicevano gli occhi di Fjodor.
Jan lo fiss. Percep lo sguardo di Laura su di s. Pens a Greg, a
Nikki Reichert, a Gandalf, alla donna nella casa di famiglia. Se ora
non premeva il grilletto, si sarebbe mai pi sentito al sicuro in vita
sua? La ferita intorno al collo gli bruciava. Le piastrelle erano fredde
come ghiaccio sotto i suoi piedi. Vide le labbra di Laura formare
a rallentatore e in silenzio una parola.
Spara!
Il suo dito si contrasse sul grilletto. I tendini erano tesi al massimo.
Si chiese quanto avrebbe dovuto premere ancora prima che il colpo
partisse.
Aveva gi premuto il grilletto per un terzo... ma nulla.
Alz ancora un po' la mira: adesso la canna della pistola era posizionata
esattamente tra gli occhi di Fjodor.
Arriv a met... ancora nessuno sparo.
Il tamburo dell'arma non si era neanche mosso. La pistola funzionava?
Ava Bjely aveva sparato...
Due terzi...
A che punto il tamburo cominciava a muoversi?
Va bene, ringhi Fjodor, la metto gi.
L'indice di Jan si irrigid.
Fjodor si inginocchi lentamente per deporre Laura davanti alla
vasca da bagno. Jan segu la sua testa con la canna della pistola. La
vasca era piena per un quarto di un liquido chiaro e denso. Accanto
c'erano circa una dozzina di taniche.
Laura guard Jan implorante. Spara!
Fjodor lasci scivolare Laura sul pavimento con dolcezza. Jan mir
alla sua nuca dipinta e desider che facesse un passo falso, cos
gli avrebbe piantato una pallottola in testa e lui avrebbe visto il
proprio cervello malato schizzare sul pavimento.
Allo stesso tempo temeva quell'eventualit.
Il suo dito cedette impercettibilmente.
Come se avesse intuito l'esitazione di Jan, Fjodor si gett di lato.
D'istinto Jan premette il grilletto.
Un frastuono assordante risuon tra le piastrelle. Tra le mani di
Jan la pistola si alz per effetto del rinculo. Per un attimo l'urto gli
fece vibrare braccia e spalle fino alle ossa. Schegge di ceramica bianca
schizzarono nell'aria come aghi.

Capitolo 53.

Berlino, 22 ottobre, 03,36.
Laura grid qualcosa.
Nell'istante successivo Fjodor si scagli su Jan e gli sollev la mano
che teneva la pistola. La violenza dell'aggressione spinse Jan con
la schiena contro lo stipite della porta. Fjodor pass il suo braccio
sotto quello di Jan e glielo torse con forza.
La spalla stava per uscire dall'articolazione e la mano gli bruciava
come se l'avesse posata su un cavo elettrico. Jan perse il controllo,
allent la presa e Fjodor gli prese la pistola. Jan cerc disperatamente
di afferrare l'arma con la sinistra. Le dita di Fjodor erano
strette saldamente intorno all'impugnatura, l'indice piegato sul grilletto.
La canna della pistola oscillava minacciosa rivolta al petto di
Jan. Jan reag e spinse via l'arma. I muscoli gli vibravano come se
stessero per lacerarsi. Il viso di Fjodor era a pochi centimetri dal
suo. Sudato. Ansimante. Deformato dalla rabbia. Istintivamente Jan
port la testa all'indietro e poi sbatt la fronte contro la tempia di
Fjodor. Lui barcoll, Jan liber l'altra mano, afferr la canna della
pistola e la stratton.
Nel mezzo della rissa part un colpo. Laura grid. Jan tolse le mani
dall'arma come se il metallo si fosse fatto all'improvviso bollente.
Quell'istante gli parve lunghissimo.
Attese di sentire il dolore, si chiese dove l'avesse colpito il proiettile.
Poi di colpo, come stordito, prese coscienza della realt. L'eco
dello sparo. La sua mano vuota. Fjodor che barcollava all'indietro,
sbatteva contro la parete accanto al lavandino e si accasciava lentamente
a terra, con la schiena che scivolava sulle piastrelle. I suoi
gemiti. La mano di Fjodor avvinghiata alla pistola e la corta canna
argentata rivolta verso Jan.
Resta dove sei, sibil Fjodor tra i denti.
Jan non si mosse, fissava alternativamente la Smith & Wesson e
la macchia rossa sulla camicia bianca di Fjodor. Era all'altezza dello stomaco e si allargava a vista d'occhio. L'indice che Fjodor teneva
sul grilletto era bianco come la neve.
Eccoci. Questa volta non sarebbe riuscito a deviare il tiro. Fjodor
era troppo lontano. Non c'era nulla a frapporsi tra Jan e il proiettile.
Fjodor sollev l'arma, Jan adesso poteva guardare direttamente
il buco nero della bocca da fuoco. Avrei dovuto liberarmi di te
gi in Francia, ringhi lui.
No!, grid Laura.
Lo sguardo di Fjodor vol verso di lei. Abbass l'arma di un palmo
e fece una smorfia. I disegni neri erano pasticciati e grotteschi.
Fjodor parve frantumarsi in mille pezzi. No?. I suoi occhi riflettevano
rabbia e dolore. Quando era lui ad avere la pistola hai sussurrato
spara e adesso che ce l'ho io dici no?.
Laura voleva replicare qualcosa, poi ci ripens.
Dovrei spargere il suo merdoso cervello sulla parete. Fjodor
tent di sollevarsi leggermente, ma si accasci di nuovo gemendo.
Ma a quanto pare, lanci un'occhiata alla ferita sul suo stomaco,
deve fare ancora qualcosa per me. Lo sguardo di Fjodor
si fiss in quello di Jan. Finisci il lavoro. Indic con la testa le
taniche.
Laura rimase impietrita.
Jan guard Fjodor a bocca aperta e scosse la testa.
Non voglio sentire nessun no del cazzo, ringhi Fjodor. Nessuno
pu mettermi i bastoni tra le ruote. Nessuno!. Spost la canna
dell'arma su Laura. I suoi occhi chiari brillavano febbrilmente.
Jan trattenne il fiato.
Credi di poterti rifiutare? Pensi che te lo permetter?.
Jan fiss Fjodor con occhi colmi di odio. Immergere Laura nella
resina era l'ultima cosa al mondo che avrebbe fatto.
Alla fine nessuno di voi sopravvivr... lo sai vero? Ti sei gi rassegnato
all'idea? Se l'hai fatto, buon per te: sei libero. Puoi permetterti
di agire secondo la tua morale. Fjodor abbass la voce. Ma
dove sarebbe la tua morale se ci fosse davvero in gioco la tua vita
di merda? Te lo sei gi dimenticato? Non hai guardato nei suoi occhi?
Non hai sentito le sue scuse fasulle?.
Jan serr le labbra.
Jan, ti prego!, implor Laura. Non credere a una sola parola io....
Chiudi il becco, sibil Fjodor. Lei ti ha tradito, miserabile idiota.
Alla fine ti ha tradito, fottendosene della morale. Proprio come
ha fatto con me.
Io ho tradito te?. Le lacrime solcavano il volto coperto di fuliggine
di Laura. Sono cresciuta per tutta la mia maledetta vita senza
di te. Avresti anche potuto essere morto. Ma non lo eri!, grid.
Ti ho sempre sentito. I tuoi passi, a volte la tua voce al di l della
parete... ma non ti ho mai visto. Eri un cazzo di fantasma. E io mi
sono sempre chiesta cosa avessi fatto di male, perch mio padre non
volesse neanche vedermi. Perch non volevi vedermi? Cosa c' di
cos sbagliato in me? Perch non mi volevi?.
Fjodor respirava pesantemente, la pistola ancora rivolta verso
Laura.
Perch?, grid lei.
Il colore dei tuoi capelli  sbagliato.
Le parole di Fjodor echeggiarono nella testa di Jan come uno sparo.
Era quella la ragione? Era cos assurdamente semplice?
All'improvviso aveva la sensazione che tutto gli fosse chiaro.
Il colore dei capelli?. Laura fiss suo padre incredula.
Lui  albino, disse Jan con voce grave.
Non capisco cosa....
Non si nascondeva solo da te. Si nascondeva da tutti. Capelli tinti,
trucco, creme. E allo stesso tempo era ossessionato dall'idea di
trovare qualcuno che fosse come lui, con la pelle bianca, disse Jan.
Quando Ava rimase incinta pens che anche tu....
.. .che sarei stata albina, sussurr Laura.
Lo sguardo di Fjodor parve attraversarla. Aveva la testa appoggiata
alla parte inferiore del lavandino e la mano destra con cui stringeva
l'arma poggiata sulla coscia.
Non valgo niente perch non ho il tuo stesso colore di capelli?,
chiese Laura. Soltanto perch non sono come volevi che fossi?.
La bocca di Fjodor era una linea sottile. Le palpebre gli tremavano
e si premeva la mano sinistra sulla ferita sanguinante.
Tutte quelle donne. Anche loro dovevano diventare come te?,
chiese Laura.
Silenzio di tomba.
E i tuoi genitori?
Non capiresti.
E io? Perch io? Prima fai di tutto per farmi venire al mondo.
Poi non ti fai mai vedere e mi sorvegli in segreto come un cazzo di
maniaco, perch vuoi proteggermi... e adesso vuoi uccidermi? Perch
ti ho tradito?
Sei fuori controllo.
Tu sei fuori controllo!, grid Laura. Sei un narcisista di merda.
Un pazzo che vive nel suo mondo e spinge tutti gli altri nel suo
abisso, perch da solo non resisti nel tuo antro buio e puzzolente.
Gli angoli della bocca di Fjodor guizzarono. Con le dita tremanti
arm il cane della Smith & Wesson.
Si ud un debole clic.
Laura ammutol.
Lo strato di resina sul fondo  abbastanza duro. Fjodor si volt
verso Jan. Puliscile il viso prima di metterla nella vasca.
Jan non si mosse.
 semplice, sibil Fjodor. Se ti rifiuti sparo a tutti e due. Prima
a lei e poi a te.
Un'ondata di odio riboll dentro Jan. Fjodor sorrise, beffardo.
Avresti dovuto sparare. Una volta, due, tre. Subito, senza tutta
quella merdata del mettila gi. Ma tu sei un dannato codardo.
Quando si arriva ai ferri corti e devi prendere in mano la situazione,
ti senti soffocare e ti rannicchi a tremare in un angolo. Non fare
nulla di male. Non sporcarti le mani. Non prenderti alcuna responsabilit.
Te la fai sempre sotto per via di qualcosa che  accaduto
nella tua miserabile vita?.
Jan strinse i pugni.
Comincia, o lei  morta. Cinque... quattro....
I pensieri di Jan correvano. Tempo. Gli serviva tempo. Dieci, forse
quindici minuti. Presto a Fjodor sarebbero mancate le forze.
Tre....
Il pensiero di immergere Laura nella resina con le sue mani era insopportabile.
Ma era la sua unica possibilit di guadagnare tempo.
Due....
Va bene, va bene, disse Jan precipitoso.
Puliscile quello schifo dalla faccia. Fjodor indic una pila di
asciugamani. Jan sent la sua gola inaridirsi mentre prendeva il primo
asciugamano bianco della pila. La stoffa era rigida e vecchia,
ma pulita. Con le membra pesanti come il piombo si avvicin al lavandino.
Fjodor era proprio l accanto. Bastava un calcio per fargli
cadere l'arma dalle mani. Ma Fjodor parve leggergli nel pensiero.
Si allontan dal lavandino gemendo, lasciando una striscia insanguinata
dietro di s.
Jan apr l'acqua. Il liquido schizz fuori dal rubinetto, gelido e
trasparente. La stoffa rinsecchita lo risucchi avidamente. Scrut
lo specchio sopra il lavandino in cerca di qualcosa che potesse aiutarlo,
ma vide solo la vasca, di fronte alla quale c'era Laura, legata
sul pavimento, un water a destra del lavandino e un termosifone.
Nient'altro. Neanche una finestra. L'unica apertura nella parete era
un ampio condotto di areazione.
Pi veloce, ringhi Fjodor, altrimenti ricomincio a contare
dal due.
Jan chiuse il rubinetto. Il suo cuore pompava battiti sordi e rapidi
mentre si inginocchiava davanti a Laura.
Non la toccare. Devi solo pulirle il viso.
Jan prese l'asciugamano e le tolse la fuliggine dal volto. Dagli occhi
le colavano lacrime, ma a parte questo era immobile, non sbatteva
neanche le palpebre, come per paura di interrompere il sottile
filo tra di loro.
Sssshh, disse lui.
Lei deglut.
Vent'anni. Un paio di baci ardenti a casa di suo padre. E adesso
questo. Non poteva finire cos. I loro occhi erano intrecciati gli uni
negli altri come in un abbraccio. Lui non voleva che si sciogliesse.
Voleva sprofondare in quegli occhi, in cui si mischiavano il verde
di Ava e l'azzurro pallido di suo padre.
Santo cielo! Ancora non sapeva chi fosse davvero. Sapeva solo
che non poteva rinunciare a lei. Una furia cieca si impadron di lui.

Capitolo 54.

Berlino, 22 ottobre, 03,47.
Fjodor fiss Laura, la sua bambina, che non era pi una bambina.
Dopo il parto l'ostetrica gliel'aveva messa tra le braccia, avvolta
in un lenzuolo, un piccolo fagotto che pulsava e respirava. Quando
aveva visto la sua pelle e la lanugine sulla sua testa aveva provato
una delusione profonda. Le sue mani si erano fatte rigide e contratte,
come il suo stomaco, il suo cuore, tutto quanto.
Era per questo che aveva lottato?
Il suo primo impulso fu di lasciar cadere Laura. Ma per qualche
ragione non ci riusc.
Ed era sempre stato cos, fino a oggi.
Lasciarla cadere!
Non riuscire a lasciarla cadere.
Non si era forse liberato? Aveva realizzato il suo sogno d'infanzia.
Voleva essere invisibile, pi di ogni altra cosa. E ce l'aveva fatta.
Era invisibile.
Froggy non c'era pi, cancellato, una volta per tutte. E con lui
tutti i divieti e i limiti. Poteva fare o non fare ci che voleva. Niente
confini, niente regole, niente no.
Finch non era arrivata Laura.
Lasciarla cadere!
Non riuscire a lasciarla cadere.
Come se l'avesse ripudiata e poi ripresa contro la sua stessa volont.
Si era tenuto alla larga da lei. Ma aveva continuato a riempire il
vaso e aveva vegliato su di lei, l'aveva protetta a Nordholm, l'aveva
fotografata migliaia di volte, a distanza di sicurezza, con un teleobiettivo
lungo come il suo avambraccio. Era stato a guardare mentre
lei scappava da Nordholm, si tagliava i capelli e li tingeva in quel
modo assurdo. L'aveva vista ubriacarsi, ingrassare, farsi i buchi alle
orecchie, finch il suo aspetto non aveva avuto pi nulla a che fare
con quello di sua madre. Come se fosse stato quello il suo principale
e unico obiettivo. E ogni volta che qualcuno si avvicinava troppo,
aveva fatto quello che i padri dovevano fare.
Non l'aveva mai persa di vista. Anche quando partiva per un paio
di giorni, sapeva sempre dove ritrovarla. Aveva tutto sotto controllo.
Finch lei non era sparita. Senza avvisare. Senza lasciare traccia.
L'aveva cercata per mesi, sotto ogni maledetto ponte, su ogni maledetta
panchina. Ma era come se si fosse dissolta nell'aria. Diciotto
anni fa. E poi, solo pochi giorni prima, aveva visto per caso quell'essere
soprannaturale sul ciglio di una strada.
Era stato come un dj-vu, si era sentito quasi come quella volta,
alla festa di Buck Stelzer. Jenny! Jenny, solo con i capelli neri. Si
era seduto in macchina e si era bloccato, maledizione! L'aveva seguita
fino a Eze. L'aveva immaginata seduta sulla sua sedia e aveva
pensato a che aspetto avrebbe avuto con la pelle pallida e i capelli
biondo chiaro, nuda e depilata, a come si sarebbe dissanguata
mentre lui... No! Stop.
Deglut.
Avrebbe dovuto riconoscere Laura. Ma diciotto anni erano diciotto
anni. E tutto ci che sapeva di Laura in quel periodo gliel'aveva
rivelato Greg, quel surfer boy biondo con quella carnagione bruna
di merda, dopo che gli aveva bruciato l'orecchio.
Se ne  andata per quel tizio che ha incontrato, aveva gridato.
Che tizio?
Quel... io non lo so.
Che tizio? Cosa le ha fatto?. Fjodor aveva accostato la fiamma
all'orecchio di Greg, finch lui aveva urlato: Nulla! Non le ha fatto
nulla!.
E come lo sai?
Io... da lei... lei....
Non mentire. Aveva tenuto la fiamma davanti agli occhi di Greg.
Non sto mentendo, aveva singhiozzato Greg. L'ha raccontato
a Katy.
Katy. Ah. E poi? Dov' andata?
Katy ha detto che si  disintossicata. In una qualche clinica. Voleva
raddrizzare la sua vita....
Perch?
Non lo so... Per quel tizio, credo.
E chi ?
Non lo so... Per favore! Non so nient'altro!.
Alla fine Fjodor si era convinto che non sapesse altro. L'orecchio
non aveva un bell'aspetto. E Greg non era cos duro come la sua
statura lasciava credere.
Smettere. Disintossicarsi. Raddrizzare la propria vita.
Come se fosse semplice!
Ma era giusto cos, aveva pensato poi, in fondo era pur sempre
la figlia di Jenny. E Jenny sapeva essere di ferro se le circostanze lo
richiedevano.
Pensare a cosa gli aveva fatto Laura lo rendeva furioso oltre ogni
limite. E nonostante questo era impotente.
Anche in quel momento.
Perci rimaneva un'unica soluzione: la resina.
Fjodor fissava i due oltre la canna della pistola. Quello stronzo
puliva il viso di Laura dalla fuliggine come se si trattasse di eccitanti
preliminari. Ma era ancora pi intollerabile che Laura giacesse
per sempre nella resina con il viso sporco di nero. Basta cos,
disse rauco. Sentiva che le forze lo abbandonavano. Mettila nella
vasca!.
Lo stronzo non si mosse, continuava a guardare Laura.
Fjodor serr i denti, deglut e sent il sapore del sangue. Avrebbe
voluto sparargli nel culo. Ma doveva aspettare che finisse con Laura.
SBRIGATI!, ringhi.
Finalmente! Lui la sollev, un braccio dietro le ginocchia e l'altro
sotto le scapole.
Dall'altra parte della vasca. Voglio vedere come la metti l dentro.
Il modo in cui fece il giro della vasca! Titubante e incerto. Senza
alcuna convinzione. Un rammollito senza spina dorsale. Fjodor
percorse con lo sguardo il corpo di Laura e si odi per come lei lo
mandava in confusione.
Sbatt le palpebre. La vista gli era calata. Non era un buon segno.
Jan era in piedi dietro la vasca.
Che cosa aspetti? Mettila dentro.
Senza dire una parola, Jan la sollev oltre il bordo della vasca. Poi
Laura spar dal campo visivo di Fjodor. Era dentro. Quanto avrebbe
voluto vederla. Ma alzarsi gli sarebbe costato minuti preziosi. E
c'era ancora molto da fare. Sbatt di nuovo le palpebre. I suoi occhi
scintillavano. Le taniche con sopra scritto ep. Versale nella
vasca. Tutte.
Le braccia del rammollito tremavano mentre versava la prima tanica.
Il liquido gorgogli e nell'aria si diffuse il caratteristico odore
della resina. Nella sua mente Fjodor vide Laura immersa nello
strato inferiore di resina gi indurita, mentre quella ancora liquida
formava un lago intorno a lei. Ancora.
Il rammollito esit.
Se non lo fai ti sparo allo stomaco, poi striscio fino alla vasca e
la uccido davanti ai tuoi occhi.
Non dovette aggiungere altro. Il rammollito si asciug il viso con
le maniche. Il nevo vinoso riemerse da sotto il trucco, rosso, quasi
violetto, orribile.
Poi la seconda, la terza e la quarta tanica.
Fin dove era arrivata la resina? Le scorreva gi dentro le orecchie?
Stava andando troppo veloce. Ne era consapevole. Erano anni che
perfezionava quella tecnica. La preparazione, l'immersione preliminare,
lo strato inferiore di resina, le infiltrazioni d'aria da evitare.
Ma non aveva abbastanza tempo.
Settima e ottava tanica.
Laura sembrava non opporre resistenza. Non emetteva alcun suono.
Aveva capito che era la cosa migliore per lei? O forse stava trattenendo
il respiro. Pens a Jenny. Jenny avrebbe mantenuto un orgoglioso
silenzio. Forse anche per lei era cos.
Il rammollito si asciug il sudore. La fasciatura intorno alla sua
mano destra era intrisa di sangue, la linea rossa intorno al suo collo era gonfia.
Quindicesima tanica. Sedicesima. Laura toss ed emise un suono
strozzato. La resina le penetrava nella bocca e nei polmoni.
Spingila gi, ordin Fjodor. Gli sembr che fosse qualcun altro
a dirlo, non lui.
Il rammollito aveva gli occhi lucidi. Si chin in avanti, spost tutto
il peso sulla mano sinistra e spinse. Fjodor serr inavvertitamente
i denti e tutto a un tratto desider chiudere gli occhi. Era Froggy
che si riaffacciava! Ma lui non lo lasci passare.
Laura rantol e sput ancora un paio di volte.
Il rammollito spingeva e tremava. Il suo volto era coperto di fuliggine,
sudore e lacrime.
Poi ci fu silenzio.
Fjodor sbatt le palpebre. Ascolt il proprio respiro. Affannoso.
Debole. Ora la tanica con sopra la grossa H, disse con tono
piatto.
La bocca del rammollito si era ridotta a una linea sottile. Fjodor
tent di interpretare la sua espressione, ma i suoi occhi continuavano
a non mettere a fuoco, come una telecamera danneggiata. Sentiva
il blocco massiccio crescere dentro la vasca. L'odore penetrante
dei componenti chimici impregnava ogni angolo della stanza.
Gli trasmetteva una sensazione di pace.
Tutto a un tratto ud un rumore, come uno strisciare. Un rumore
che non era previsto. Lo sguardo di Fjodor vol alla porta. Quello
che vide lo lasci impietrito.

Capitolo 55.

Berlino, 22 ottobre, 04,01.
Jan trattenne il respiro. Ava Bjely entr strisciando e ansimando,
spingendosi avanti con la sola forza delle braccia. Si ferm di colpo
non appena vide Fjodor, i disegni neri sul viso, la ferita e la pistola
stretta nella mano. Dov' Laura?.
Fjodor la guardava come se fosse stata un'apparizione.
Jan preg che Ava Bjely non fosse in grado di vedere oltre il bordo
della vasca.
Dov' Laura?, ripet lei.
Le labbra di Fjodor erano azzurro pallido e tremavano. Chiedi
a lui, disse indicando Jan.
Allora?.
Le gambe di Jan cedettero. Per un attimo dovette sostenersi a
bordo della vasca. Aveva la testa in fiamme, come per un accesso di
febbre. I suoi pensieri erano confusi e sconnessi. Cosa doveva dire?
La verit? Doveva mentire?
Dove diavolo  lei?, sbuff Ava Bjely.
Laura ... l dentro. Jan indic la vasca con un rapido cenno
del capo.
L dentro? Vuol dire che ....
Jan annu e distolse lo sguardo.
Ava Bjely parve crollare su se stessa. Non emise alcun suono. Voglio
vederla.
Tutto, ma non questo! Jan chiuse gli occhi. Non si faccia del
male, la prego.
Maledetto incapace, sibil Ava Bjely. Voglio vederla, perci
mi faccia il piacere di aiutarmi.
Jan scosse la testa.
Aiutala, disse Fjodor.
Ava Bjely si volt verso di lui. Non mi serve il tuo sostegno, lurido
maiale psicopatico.
Fjodor la ignor e alz la pistola, aiutala!.
Jan guard nella vasca. Sent stringersi il cuore. Come in trance,
si avvicin ad Ava Bjely e la sollev. Temeva ci che stava per accadere
come non aveva mai temuto nient'altro in vita sua. Sarebbe
bastata una sola parola sbagliata.
Non c' nulla qui, disse Ava Bjely.
Quattro parole sbagliate.
Silenzio di tomba.
Niente, solo una vasca con dentro della roba puzzolente.
Il cuore di Jan martellava nel suo petto.
A Fjodor serv qualche istante per recepire le parole. Cosa?
Non c' nulla. Ditemi immediatamente dov' L.... Ava Bjely si
interruppe di colpo. Solo in quel momento realizz.
Fjodor emise un urlo animalesco. Il suo dito si contrasse sul grilletto.
No!. Ava Bjely alz le braccia e si gett di lato, Jan barcoll e fece
un mezzo giro su se stesso. Ci fu un lampo nella bocca dell'arma
da fuoco. Risuon uno sparo, Ava Bjely sussult e in quello stesso
istante Jan ebbe la sensazione di un tubo di metallo che gli si conficcava
nel fianco. Tent di respirare, lasci cadere Ava, inciamp
sul suo corpo e cadde addosso a Fjodor. Un altro sparo, Jan sent
un colpo sordo alla gamba. Fjodor url di dolore quando Jan gli
precipit sopra. Lui riusc ad afferrare il suo braccio destro, spinse
da parte la pistola, gli cinse la gola con l'altra mano e strinse.
Fjodor rantolava. La sua laringe pulsava e gli occhi gli uscirono
dalle orbite. Nelle iridi non c'era traccia di rosso, erano stranamente
trasparenti e acquose. Jan proiettava la sua ombra sul viso di Fjodor.
Sotto i disegni neri, la pelle era bluastra. Fjodor gir il collo, i
tendini erano tesi fino allo stremo. La mano di Jan si impregn di
pittura nera, i muscoli gli bruciavano. Fjodor si riscosse un'ultima
volta, con un violento strattone liber la mano che impugnava l'arma
e punt la canna alla testa di Jan.
Lui allent la presa intorno al suo collo. Fjodor inspir con un
profondo rantolo. La Smith & Wesson tremava. Jan osserv l'indice
bianco sul grilletto. Vide il percussore che si alzava. Gli occhi di
Fjodor brillavano, freddi e dilatati in maniera innaturale. Il tempo
sfrecciava via. Migliaia di pensieri e sensazioni in una singola frazione
di secondo.
Dentro di s, Jan urlava. Non voleva credere a ci che vedeva.
Un'apertura nera, rotonda e tremolante, proprio davanti alla sua
pupilla. Spinse il braccio di Fjodor con tutte le sue forze, ma era
troppo tardi. Fjodor premette il grilletto fino in fondo. Il percussore
balz in avanti.
Risuon un clic metallico.
Nessuna esplosione. Nessuno sparo.
Jan abbass il braccio con cui Fjodor impugnava la pistola, ma
lui riusc a liberarsi e lo colp alla nuca con l'arma. Jan vide le stelle.
Si meravigli di non aver perso immediatamente i sensi.
Ma Fjodor ormai era quasi privo di forze. Perci lo colp una seconda volta.
Poi una terza.
Se avesse avuto un coltello, o almeno una pietra. D'improvviso gli
vennero in mente le forbici della cassetta del pronto soccorso. Port
la mano dietro di s e l'infil in tasca. Eccole.
Fu raggiunto dall'ennesimo colpo.
Vide le luci vacillare davanti agli occhi.
Tir fuori le forbici. Strinse i manici ovali nella mano.
Colp Fjodor al petto con la punta arrotondata e smussata delle forbici rivolta
in avanti. L'affond nella carne tra le costole.
La pistola cadde tintinnando sul pavimento. In un attimo il corpo
di Fjodor perse tutta la sua tensione, fece un ultimo guizzo e croll
su se stesso.
Jan lasci la presa sulle forbici.
Ansimando, rotol via dal corpo di Fjodor. Lo fiss.
Trem.
Attese.
Respir.
Jan?
S, rispose lui con voce roca.
Da dietro la vasca risuon un singhiozzo.
Arrivo. Jan voleva alzarsi, ma il dolore alla gamba e al fianco
glielo impedivano. Entrambe le ferite sanguinavano.
Strinse i denti e guard di nuovo Fjodor. Accanto a lui c'era un
coltellino svizzero che doveva essergli scivolato dalla tasca.
Jan lo raccolse, poi strisci a quattro zampe oltre Ava Bjely, che
guardava il soffitto con occhi vitrei, fino a raggiungere il lato opposto
della vasca, quello che Fjodor non aveva potuto vedere. Quello dove c'era Laura.
Quando arriv da lei le prese il viso tra le mani. Tutto ok?.
Il petto di lei si alzava e si abbassava in maniera irregolare. E... ?
S.
Lei non disse nulla. Scosse solo la testa.
Jan apr il coltellino e tagli i legacci. Sei ferita?.
Laura scosse di nuovo la testa. Jan sent il suo respiro sul volto, la
guard negli occhi. Le tremavano le labbra.
Le prese di nuovo la testa tra le mani. Le accarezz le guance. Tent
di sorridere, ma il dolore era troppo forte.
E mia madre?.
Jan scosse la testa.
Laura chiuse gli occhi per un attimo. Poi deglut. Non mi lasciare
di nuovo, ok?.
All'improvviso dall'altro lato della vasca si sent un sussurro:
Ehi... rammollito.
Jan si irrigid. Cerc il coltello e le sue dita si chiusero intorno alla
plastica rossa. Aspetta, bisbigli a Laura.
Si alz e zoppic fino al lavandino. Le palpebre di Fjodor Bjely
tremavano per lo sforzo. Avvicinati, disse con un sussurro.
Jan esit.
Guardami. Hai ancora paura?.
La voce di Fjodor era cos flebile che Jan si chin involontariamente
in avanti per sentire meglio.
Jan?. Quella era la voce di Laura, da dietro la vasca.
Sono qui. E tutto ok.
Lo sguardo di Fjodor era sempre rivolto all'interno, ma per un
attimo i suoi occhi brillarono. E mia figlia. Nonostante tutto. Capisci
cosa intendo?
No, non lo . Lei non l'ha mai voluta.
Sulle labbra sporche di nero di Fjodor si disegn un sorriso ironico.
Il mio sangue. Mia figlia. Non sarai mai al sicuro. Pensa a
quello che  successo nella casa di famiglia. Pensa a Nordholm.
La casa. Nordholm. A Jan si rizzarono i capelli sulla nuca.
Tu non la conosci....
Io la conosco. So chi .
Ma vuoi lo stesso sapere cosa  successo, vero? Se dovessi...
Avvicinati... non mi rimane molta forza....
Jan sollev minaccioso il coltello, lo punt al collo di Fjodor e avvicin
l'orecchio alle sue labbra. Le parole proruppero flebili e rapide
dalla bocca di Fjodor e si impressero sillaba per sillaba nella
memoria di Jan. A met di una frase sent qualcosa muoversi alle
sue spalle. Dita sottili e forti si posarono sulla mano con cui stringeva
il coltello, premettero la lama sul collo di Fjodor e la spinsero
in avanti. Dalla carotide sgorg un debole rivolo di sangue; un paio
di gocce colpirono Jan in faccia.
Fjodor emise un gorgoglio e un lungo sospiro, poi ammutol.
Laura teneva ancora saldamente la mano di Jan che stringeva il
coltello. Cadde in ginocchio dietro di lui.
Perdonami, disse. Ha gi avvelenato la mia vita. Non voglio
che continui a farlo.

Capitolo 56.

Berlino, 5 novembre, 09,33.
Jan apr il portone del carcere giudiziario di Moabit e fu libero.
Zoppicava ancora leggermente.
Il cielo incombeva scuro e grigio sulla citt. Sul terreno freddo e
secco turbinavano fiocchi di polvere. Nel pieno del traffico di Alt-
Moabit la neve aveva invaso la carreggiata e danzava tra i fari delle
auto.
Jan sbuff una nuvola di vapore condensato. Non era preparato
a quel brusco arrivo dell'inverno e il freddo pungente si insinuava
sotto la sua giacca a vento. Super velocemente la torretta di guardia
rotonda in mattoni rossi del carcere di Moabit e l'imponente
cancello aperto. Alle sue spalle si ergeva l'istituto penitenziario, un
edificio a forma di stella con circa 1300 celle.
Le due settimane di carcere erano state dure. Era stato fortunato
con le ferite d'arma da fuoco, gli avevano assicurato i dottori. Nessuna
lesione agli organi, niente ossa frantumate. La Smith & Wesson
era caricata a proiettili blindati, perci il primo colpo gli aveva
trapassato il fianco senza incontrare ostacoli e aveva prodotto una
piccola ferita in uscita. Anche la ferita alla gamba era meno grave
di quel che sembrava.
Gli avevano concesso una breve tregua, poi erano cominciati gli
interrogatori. Colloqui che parevano non finire mai, il tormento delle
stesse domande ripetute di continuo, l'insidiosa sensazione che
nessuno gli credesse. Ma anche a lui tutta quella storia sembrava
cos mostruosa da essere a malapena credibile.
Poi Paul Stegner, il suo avvocato difensore, aveva detto che era finita.
Il giorno dopo avrebbe potuto lasciare il carcere.
E quindi eccolo l.
Di fronte al cancello Jan vide una figura imbacuccata. Il cuore gli
batt pi forte mentre oltrepassava la soglia. Aveva agognato quel
momento, ma allo stesso tempo lo temeva. Durante il periodo che
aveva trascorso in carcere, Laura non aveva potuto fargli visita perch,
come Katy, era una testimone. Rischio di collusione, si chiamava.
Lui non aveva detto a nessuno che era stata Laura a spingere la
mano con il coltello, affondandolo nel collo di Fjodor.
Sapeva che Laura avrebbe avuto delle domande per lui. E poi c'era
anche quello che Fjodor gli aveva detto. Le ultime parole del padre
di Laura si erano insinuate come veleno nei suoi pensieri. E lui
non era ancora sicuro se si fosse trattato dell'ultima prova della follia
di Fjodor, del suo inarrestabile desiderio di tenere i fili in mano
anche dopo la propria morte, o se invece ci fosse qualcosa di vero.
Laura sembrava equipaggiata per un viaggio in Siberia. Indossava
un cappotto nero da uomo di qualche taglia troppo grande, un paio
di jeans pesanti marrone scuro, stivali robusti e una grossa sciarpa
intorno al collo. Aveva i capelli infilati sotto un berretto di lana, su
cui si posavano i fiocchi di neve.
Ehi, disse.
Jan l'abbracci.
La guancia di lei era fredda contro la sua: probabilmente lo aspettava
da parecchio. Odorava di Fahrenheit e. Jan ripens al loro ultimo
abbraccio, nella cantina rivestita di piastrelle bianche di suo
padre. Niente Fahrenheit, solo fuliggine, sudore freddo, odore di
morte e dei componenti chimici della resina sintetica.
La baci e fu pervaso da un'ondata di calore, nonostante il freddo.
Come ci riusciva, maledizione? Aveva pi di trent'anni ma adesso,
come gi in Francia, si sentiva come se fosse tornato nel cortile della
scuola, dove aveva sognato esattamente quel momento. Vent'anni,
e i suoi sentimenti non erano cambiati.
Tutto il resto per lo era.
Laura allontan le labbra dalle sue. Il suo fiato caldo si trasform
in vapore nell'aria. Guard in alto, verso il cielo. Ogni volta che
ci baciamo piove o nevica.
Meglio la neve di Berlino che la pioggia sulla Costa Azzurra.
Laura si sbotton il cappotto. Sotto aveva una giacca di tweed
marrone chiaro, della sua taglia, con una cintura esterna. Ho pensato
che avresti avuto freddo. Porse a Jan il cappotto.
Lui lo accett con gratitudine e se lo infil. Preriscaldato, osserv
sorridendo. Facciamo due passi?.
Laura annu. Era pallida e aveva gli occhi cerchiati di nero. Girarono
a sinistra e proseguirono lungo l'Alt-Moabit.
Come stai?, chiese Laura lanciando un'occhiata alla gamba, su
cui lui non caricava ancora tutto il peso.
La gamba e il fianco sono a posto. Sono stato fortunato, disse.
E sono contento di essere uscito. E tu?.
Lei alz le spalle. Le mie giornate sono pi o meno ok.
Lui fece una smorfia. Le notti evidentemente non lo erano. E come
potevano?
Svoltarono a sinistra su Rathenower Strae, in direzione del Fritz
Schloss Park.
Come  morta lei?, chiese Laura.
Senza alcun preambolo. Lui avrebbe preferito qualche chiacchiera
introduttiva. Tua madre?.
Laura annu.
Jan si schiar la voce e infil le mani fredde nelle tasche del cappotto.
Si  lanciata davanti a me. Se non ci fosse stata lei il proiettile
mi avrebbe preso in pieno.
Laura tacque.
In realt lo ha fatto per te. Voleva salvarti.
E mi ha odiata cos tanto, mormor Laura,
S e no, pens Jan.
Lui ha detto che lei voleva uccidermi. Tu sai perch?. Temeva
quella domanda.
Un camion li super rombando e sollevando la neve caduta. Jan
guadagn qualche istante di tempo. Con qualche esitazione cominci
a raccontarle ci che sapeva. Laura si limitava ad annuire. L'espressione
sul suo viso era impenetrabile, un muro con cui proteggeva
se stessa.
Se voleva davvero proteggermi, disse alla fine, voglio dire...
se sapeva che tipo di uomo era lui, perch non mi ha detto nulla?.
Jan alz le spalle. Forse lui la teneva in pugno. In qualche modo
quei due erano legati l'uno all'altra. Forse in una certa misura anche
lei era colpevole.
Credi che sapesse delle donne?.
Jan scosse la testa. Di sicuro no. Era lui ad amministrare gli immobili
e tua madre usciva a malapena di casa. La clinica nella casa
di famiglia era il suo regno. Il nascondiglio perfetto. La polizia ha
trovato nulla di rilevante l dopo l'incendio?
Soprattutto ossa. Le stanno ancora analizzando. In cantina c'erano
diverse vasche, un vecchio tavolo da sala operatoria e un carrello
elevatore elettrico. Probabilmente lo usava per trasportare i
blocchi di resina.
Quell'immagine provoc a Jan un brivido lungo la schiena.
Per non capisco perch mia madre non abbia chiamato la polizia.
Lui l'aveva quasi uccisa. Come ha potuto vivere sotto il suo
stesso tetto cos a lungo?.
Jan tacque per un momento. Sono sicuro che c' una ragione. Lei
non era il tipo di persona che agisce, o non agisce, senza motivo.
Laura annu in silenzio e parve accontentarsi della risposta.
Sulla loro destra comparve il Fritz Schloss Park e loro svoltarono
sul sentiero innevato.
Come sta Katy?, chiese Jan.
Mm?
Katy. Ha superato in qualche modo la faccenda di Greg?
Pi o meno. E tornata a casa.
Davvero?. Pensare al marito di Katy suscitava in lui sentimenti
contrastanti.
Ma ha buttato fuori Sren.
Oh. Capisco.
Ha chiesto se dopo passiamo da lei.
Jan si ferm e osserv il sentiero innevato che si inoltrava nel parco.
Fa troppo freddo. Avevo solo bisogno di sentirmi davvero fuori.
Prendiamo il tram?.
Jan annu. Si ritrov a pensare a suo padre, al loro ultimo incontro,
a come era rimasto in piedi sotto la tettoia della casa di riposo.
Sent il vecchio e familiare nodo allo stomaco e si ripromise di
telefonargli.
Laura era in piedi accanto a lui e cercava di decifrare l'espressione
sul suo volto. Che facciamo allora?
Andiamo da Katy, direi.
No, voglio dire noi... che facciamo noi....
 una domanda seria?.
Lei non disse nulla. I suoi occhi erano grigi e riflettevano il cielo
sopra di loro. Di colpo gli apparve completamente sperduta.
Scusami. La prese tra le braccia. Sono qui.
Laura si strinse contro di lui. Port la bocca al suo orecchio. A
Jan venne la pelle d'oca e si sorprese a fantasticare di sesso sfrenato.
Dimmi, sussurr lei. Cosa ti ha detto mio padre prima di....
Per un attimo la tensione all'altezza dei suoi fianchi si allent.
Rimase la pelle d'oca.
Niente, disse lui. Parole senza senso.
...
.
...
FINE.
...
.
...
Ringraziamenti.
.
Prima di tutto grazie a Melke, Janosch e Rasmus. Quando sono stato
immerso nel lavoro, con la testa piena di libri, spesso ne avete fatto voi le
spese. Vi sono profondamente grato che nonostante questo continuiate a
essere comprensivi e curiosi verso le cose che scrivo. E sono grato anche
al tuo divano da psicologa, Melke, su cui spesso faccio stendere i miei
protagonisti e le mie storie.
Grazie di cuore a te, Kathrin. Le tue revisioni mi hanno fatto arrabbiare,
interrogare e a volte anche ridere di me stesso. E hanno sempre contribuito
a migliorare il libro. Julia, grazie per l'entusiasmo che hai dimostrato
fin dal primo momento. Avere un'agente  una cosa, avere una buona
agente  un'altra. E grazie a tutti quelli della Ullstein, senza il vostro lavoro
avrei avuto una buona storia, ma non un libro capace di raggiungere
cos tante persone.
Cara Annette e caro Norik, quando vi vedo divorare le prime pagine
del libro so di aver fatto bene. E quando continuate cos fino alla fine,
ancora meglio.
E un sentito grazie a Verma, Peter, Wilfried, Henrik e a tutti gli amici e
conoscenti che mi hanno aiutato con le loro critiche e i loro feedback! Il
libro l'ho scritto io, ma tutti voi avete dato un contributo prezioso.
...
.
...
FINE.